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“Non chiamatelo ragazzino”, libro di Marco Pappalardo

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Esce per le Edizioni Paoline “Non chiamatelo ragazzino”, il nuovo libro di Marco Pappalardo, dedicato al giudice Rosario Livatino, ucciso a 37 anni a fucilate dalla mafia, la mattina del 21 settembre 1990 , mentre si recava, a bordo della sua Ford Fiesta, al tribunale di Agrigento per svolgere il suo lavoro di magistrato.

Più che un libro per raccontare le efferatezze della mafia, una sorta di saggio per segnalare ai ragazzi l’onestà intellettuale, la correttezza,  l’irreprensibilità di un giovane magistrato impegnato nella lotta contro chi della società vuole farne cosa propria e gestirla secondo i canoni del malaffare, arrivando perfino all’assassinio. 

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Un modo insomma, secondo quanto lo scrittore vuole segnalare, per dire che se la mafia con la sua mentalità criminogena ancora imperversa, tanto è dovuto alla connivenza di insospettabili e di un retroterra culturale assai difficile da smontare, a patto che la scuola, in primis, non sfodera tutte le sue potenzialità: più che la polizia occorre un esercito di maestri, un vecchio adagio di Bufalino che è diventato una sorta di professione di fede, solo se venisse ascoltato.

Questo perché, come sempre sagnala Pappalardo, docente di lettere, giornalista e nostro collaboratore, i giovani sono il “presente ed il futuro della nostra società ed è necessario porre dinanzi a loro, con il linguaggio adeguato, temi e storie forti”, come appunto questa che riguarda il giudice Rosario Livatino. Temi e storie forti perché dal loro studio si possa trarre un insegnamento stabile, concreto. 

Che non fu un “ragazzino” (da cui il titolo del libro) mandato allo sbaraglio dalle istituzioni contro una organizzazione assai più grande di lui, ma un uomo di giustizia il cui operato e le cui indagini fecero tremare questi torrioni occulti del crimine e della illegalità.

Viene fuori dunque dal libro di Pappalardo un modello di uomo delle Istituzioni, nonché di studente impegnato al raggiungimento di un ruolo estremamente delicato ma impegnativo, che può ancora riuscire a parlare ai giovani del nostro tempo, costretti tra Coivd e didattica a distanza, tra solitudine e incertezza per il futuro. 

Uomo dello Stato, ma anche credente, cattolico praticante e impegnato. Un uomo di fede, come Padre Puglisi, e in prima linea contro chi uccide e vessa, secondo i dettami del vangelo e la parola di Cristo. Non un eroe, spiega l’autore, ma uomo rispettoso della dignità degli altri e di coloro che sono i più deboli, i meno ascoltati, gli ultimi insomma. E per riscattarne l’onore si mette al loro fianco e a loro difesa, sfidando il potere mafioso. 

Lo scorso 21 dicembre 2020, papa Francesco ne ha riconosciuto il martirio, aprendo la strada della sua beatificazione, la cui cerimonia si svolgerà ad Agrigento il 9 maggio. Una data non casuale: in quello stesso giorno del 1993, nella Valle dei Templi, San Giovanni Paolo II pronunciò il suo forte monito contro gli uomini di mafia. Livatino sarà il primo magistrato beato nella storia della Chiesa.

Il libro, arricchito dalle illustrazioni di Roberto Lauciello, è pensato in particolare per ragazzi dai 10 ai 15 annie all’utilizzo nelle scuole, come testo per le ore di Educazione Civica, di Narrativa e per i progetti sulla Legalità, pensando magari ad appuntamenti importanti come la Giornata Nazionale della Legalità, il 23 maggio (giorno in cui si ricorda la strage di Capaci). 

Alla fine di ogni capitolo: domande ed esercizi per “allenare” i ragazzi alla legalità e alla speranza.

La Prefazione è del magistrato Sebastiano Ardita,componente del Consiglio Superiore della Magistratura.

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