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Non può esistere una scuola qualità senza la valutazione del personale

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È impensabile coordinare un liceo con 2.130 studenti, 160 docenti e 45 Ata senza un “sistema qualità”. Sempre che si vogliano fare bene le cose, oltre la superata “logica del pressappoco”.

Come è consuetudine, anche quest’anno, quindi, come scuola abbiamo assolto all’obbligo della visita ispettiva da parte di un ente certificatore esterno. Visita che è seguita, di due settimane, a quella dei responsabili della Regione Veneto per l’accreditamento regionale. Lo stesso che mi ha consentito di presentare, tra le altre proposte, anche il nuovo “Move for the future”. Perché l’accreditamento consente ad una scuola di qualificarsi come “ente accreditato per la formazione”, cioè ODF (organismo di formazione).

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Soltanto “questioni di carte”, cioè solo formali? Parla così chi non sa di che parla.

Nella “due giorni” della visita ispettiva ISO 9001.2015, “di mantenimento”, perché il “rinnovo triennale” l’abbiamo avuto lo scorso anno, bastava assistere alle sedute, alle ispezioni, ai colloqui con i responsabili di progetti, attività ed uffici per capire che ci sono contesti nei quali “la forma è sostanza”.

Qual è, sullo sfondo, la ragione di tutto ciò? Rendere sempre più evidente, trasparente, leggibile il significato del nostro “servizio pubblico”. È sufficiente, per dire la “qualità sostanziale”? Ovvio che no. Nel senso che è un passaggio necessario, ma non sufficiente. Perché poi sono le persone che fanno sempre la differenza. Qui sta il punto più delicato.

Il fatto di mascherare, troppe volte, la propria “incapacità” ad un ruolo “pubblico”, di effettivo “servizio”, nascondendosi, per gli insegnanti, dietro la mala compresa “libertà di insegnamento”, per tutto il personale non-docente, dietro una lettura rigida del mansionario e del contratto. Cose oggi importanti, fondamentali, ma da sole non più in grado di garantire l’effettiva qualità del nostro “servizio”. Ecco l’importanza della “valutazione”, anzitutto per il preside, perché non c’è e non ci può essere qualità senza valutazione.

Resta la condivisione del principio-base: il tutto è sempre più di una somma delle parti. Quello stesso principio che noi condividiamo a livello affettivo, sportivo, familiare, relazionale…, ma che vale anche per il mondo del lavoro. Per questo motivo, è sempre bene presentare, ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro, le cosiddette “soft skills”, cioè quelle “competenze morbide” che sono imprescindibili e che danno davvero il valore aggiunto in termini di occupabilità.

Il nuovo concorso dei docenti, come per i presidi e del personale Ata, parte da questi aspetti fondamentali? Basta dare un’occhiata, e si capisce subito il limite di questi concorsi. Sono fuori dal nostro tempo storico. Strumenti e modelli di un modello ancora assistenzialistico, perché si pretende di scegliere il personale prescindendo dal contesto concreto, cioè dal vissuto, cioè dalla vita delle scuole.

 

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Non ci può essere assunzione di qualità, nel mondo del lavoro, senza una verifica di merito non sulle intenzioni, ma sulla effettività di una competenza. La stessa che noi tutti pretendiamo quando andiamo da un medico o in qualsiasi altro ufficio. Questi nuovi insegnanti da assumere, in definitiva, quanto sono disponibili al miglioramento, sempre pronti a dare una mano per rendere più trasparente e coerente il nostro “servizio”?

Dicevamo del rinnovo del Sistema Qualità e dell’Accreditamento regionale: sono vitali, insostituibili, per il mio Liceo. Non solo per la possibilità, dunque, di aderire a progetti regionali ed europei, o a fare da capofila per mille iniziative, ma per consentire alla nostra “complessità” di seguire percorsi di condivisione che per noi sono essenziali, vista l’ampiezza della scuola. Tutti vincolati a forme di responsabilità di “sistema”. Cosa per nulla scontata nella nostra tradizione “pubblica”, in particolare italiana.

La nuova norma ISO 2015, pensata per il rinnovo di quest’anno, non prevede solamente il rispetto tra “il dire ed il fare”, secondo procedure evidenti, ma contempla anche quegli aspetti di contesto, ambientali ed etici, che sono essenziali, si diceva, per qualsiasi mondo del lavoro. Sono aspetti di cui, purtroppo, non si parla mai. Cioè non sempre riconosciuti, solo perché non abbiamo ancora sviluppato l’idea della effettiva “trasparenza” (uno dei fondamenti della democrazia), quindi della rendicontazione sociale, quindi della valutazione del nostro lavoro sulla base della “logica dei risultati”, pur sapendo bene la complessità del nesso tra intenzioni e processi.

Ecco qui da dove nasce il concetto di “professionalità”, non più intesa in senso individualistico, ma secondo una visione di condivisione, quindi di “sistema”.

Sapremo, questa la vera domanda che dovrebbe campeggiare in tutti i collegi docenti, corrispondere, a tale “qualità di sistema”, una “qualità di servizio” effettivo del nostro lavoro ordinario? Sta qui la bellezza, ma anche la responsabilità, del nostro lavoro con i ragazzi.

 

Gianni Zen è dirigente scolastico del liceo Brocchi di Bassano del Grappa

 

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