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Nuova proposta classi di concorso: analisi della Flc-Cgil

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Si ricorda che tale riforma, trattandosi di un regolamento, aveva già percorso positivamente i dovuti passaggi istituzionali, ricevendo anche il via libera, con parere positivo, del Cnpi. Non si comprende la “ratio” che spinge il Miur a rivedere così profondamente la riforma delle classi di concorso, che inoltre prevedendo un lungo iter istituzionale potrebbe rivelarsi difficile e tortuoso. Un’analisi critica e costruttiva della bozza di regolamento proposta dal Miur ai sindacati viene fatta dalla Flc Cgil. 
I principali punti di criticità sollevati dalla Flc sono i seguenti:
 
1) L’impostazione di questo nuovo regolamento è notevolmente diversa da quella elaborata a partire dal 2009 e che con numerosi aggiustamenti era giunto alla versione del 14 marzo 2011 (vedi correlati). Questo significa buttare alle ortiche mesi di lavoro e il fragile equilibrio che si era in parte raggiunto.
2) Nella definizione delle classi di concorso che transitoriamente sono destinate ad alcuni insegnamenti si è tenuto conto in modo molto parziale delle atipicità attualmente previste (vedi, per esempio, A047, A050, A060). Se l’impianto fosse confermato si determinerebbe un vero e proprio stravolgimento degli attuali organici con l’aumento dei soprannumerari e il licenziamento dei docenti precari di quelle classi di concorso.
3.Nella foga degli accorpamenti si arriva ad ipotizzare alcune unioni (per esempio musica e strumento musicale) che sono in pieno contrasto con il recente regolamento sulla formazione iniziale.
4) Si interviene anche sulla scuola secondaria di primo grado, denominando in modo generico e ambiguo tali classi di concorso (es. educazione motoria nel primo ciclo).Si introducono surrettiziamente classi di concorso specifiche per il sostegno senza neppure tener conto dell’attuale divisone per aree nella secondaria di II grado e unificando scuola primaria e dell’infanzia.
5) Si prevede, all’interno di un regolamento, di demandare parte delle norme a semplici decreti ministeriali (operazione sempre bocciata dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei Conti).
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