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Nuove regole per il rientro, non mancano le proteste: l’appello di 600 presidi per riprendere con due settimane di DaD

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Le decisioni assunte dal Consiglio dei Ministri relativamente al funzionamento della scuola in questa nuova fase pandemica non sembrano molto condivise né dalle forse politiche né dagli stessi operatori scolastici.

Barbara Floridia (M5S): “Scelta discriminatoria”

La critica più pesante arriva addirittura dalla sottosegretaria Barba Floridia (M5S) che nel proprio profilo FB scrive:  “La previsione contenuta nel decreto uscito dal CdM, di distinguere gli studenti in base al vaccino e mandare in DaD solo i non vaccinati, è discriminatoria”.
“È stata varcata una linea pericolosa – spiega Floridia – perché si è arrivati a distinguere tra studenti in quello che dovrebbe essere il luogo più inclusivo di tutti: la scuola. Inoltre si complica in maniera evidente l’attività dei docenti, visto che non è semplice tenere lezioni con parte degli studenti in classe ed altri collegati da casa. Infine restano sullo sfondo i problemi legati alla privacy degli studenti”.
La conclusione è decisamente pesante: “Sono delusa dal fatto che si sia giunti a questa conclusione. È una misura che non condivido e verso la quale esprimo il mio dissenso”.

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Le nuove regole decise dal Governo

A complicare la vicenda contribuisce anche un comunicato diramato nella serata del 5 gennaio al termine del Consiglio dei Ministri che – a nostro parere – non brilla per chiarezza.
Fino a un caso di positività nella stessa classe – si legge – è prevista l’auto-sorveglianza e con l’uso, in aula, delle mascherine FFP2”: forse sarebbe stato meglio scrivere “Con un caso…” perché, a rigor di logica e di matematica l’espressione “fino a un caso” dovrebbe voler dire “con zero casi o con un caso…”.
E subito dopo: “Con due casi nella stessa classe è prevista la didattica digitale integrata per coloro che hanno concluso il ciclo vaccinale primario da più di 120 giorni, che sono guariti da più di 120 giorni, che non hanno avuto la dose di richiamo. Per tutti gli altri, è prevista la prosecuzione delle attività in presenza con l’auto-sorveglianza e l’utilizzo di mascherine FFP2 in classe”. 
In altri termini dovranno ricorrere alla DDI coloro che hanno fatto la seconda dose o che sono guariti da Covid più di 4 mesi fa e che non hanno fatto il richiamo; potranno invece stare in classe, ma indossando la mascherina FFP2,  tutti gli altri (per esempio coloro che hanno fatto la terza dose o la seconda dose meno di 4 mesi).
E con tre casi positivi ci sarà la DaD per tutti.

L’appello dei dirigenti scolastici

Un nutrito gruppo di dirigenti scolastici di tutta Italia, tra cui Laura Biancato di Bassano del Grappa, Amanda Ferrario di Busto Arsizio, Emanuele Contu di Rho, Alessandra Rucci di Ancona ed Elisa Colella di Catania, sta promuovendo in rete un appello rivolto al Ministro per chiedere che si valuti la possibilità di riprendere le attività facendo però ricorso alla didattica a distanza.

Questa scelta, sostengono i dirigenti, è pressoché inevitabile in quanto in questa fase aumentano a dismisura i numeri di docenti e Ata assenti o perché non in regola con la vaccinazione obbligatoria o perché positivi al Covid.
“In un momento nel quale è necessaria almeno la minima sorveglianza delle classi (per non parlare della didattica, che risulterà in molti casi interrotta) – scrivono i dirigente – non sapremo, privi di personale, come accogliere e vigilare su bambini e ragazzi. Altrettanta preoccupazione grava sulle probabili assenze del personale ATA. Ci troveremo nell’impossibilità di aprire i piccoli plessi e garantire la sicurezza e la vigilanza”. 
E c’è anche un altro problema: “Il protocollo di gestione dei casi grava sulle aziende sanitarie, che non riescono più a garantire rapidità per i tamponi, con conseguente prolungato isolamento degli studenti e del personale”.
Concludono i firmatari del documento: “Si tratta di una situazione epocale, mai sperimentata prima, rischiosa e ad oggi già prevedibile. Non è possibile non tenerne conto. Una programmata e provvisoria sospensione delle lezioni in presenza (con l’attivazione di lezioni a distanza) per due settimane è sicuramente preferibile ad una situazione ingestibile che provocherà con certezza frammentazione, interruzione delle lezioni e scarsa efficacia formativa”.