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Nuovo anno scolastico all’insegna di proteste e disagi

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Fra pochi giorni si riaprono i battenti delle scuole (per l’inizio delle lezioni rimandiamo al calendario stabilito dalle varie regioni, anche se poi ciascuna scuola, in autonomia, delibera la data di avvio nelle varie classi) ma la prima “campanella” stavolta non avrà un suono “festoso” (per la verità, neppure l’anno scorso, specialmente alle primarie!): lo sanno già docenti, alunni, famiglie, dirigenti scolastici. 

Classi sovraffollate, meno tempo pieno, risorse alle scuole sempre più ridotte, tagli agli organici, alle discipline, al monte ore di lezione.
Caos ampliato anche dall’aver voluto a tutti i costi far partire da quest’anno la riforma delle superiori (coinvolgendo nell’a.s. 2010/2011 le prime classi), peraltro tutt’altro che condivisa dalla maggior parte di chi opera nella scuola. Una fretta che si può spiegare solo con i tagli agli organici che ne derivano. Anche se evidentemente non sono stati ritenuti sufficienti visto che si è deciso di ridurre il monte ore di lezione anche nelle classi intermedie di tecnici e professionali (2ª, 3ª e 4ª degli istituti tecnici; 2ª e 3ª degli istituti professionali) “in barba” ai diritti dell’utenza (genitori ed alunni) che hanno scelto un determinato percorso sulla base dell’offerta formativa della scuola: vedremo come andrà a finire in considerazione del fatto che il Tar del Lazio  ha sospeso l’efficacia dei decreti di ridefinizione dell’orario complessivo annuale delle lezioni delle suddette classi e che il Cnpi – non consultato prima, come necessario, dal Miur –  nella seduta del 26 agosto ha dato parere negativo sul provvedimento.
Non va trascurato neanche il problema legato alla carenza di dirigenti: circa 1.500 istituti sono affidati “in reggenza”, ma naturalmente in primo piano c’è l’incertezza per il proprio futuro lavorativo dei tanti precari che rischiano di non essere confermati nel nuovo anno scolastico. Il taglio di ulteriori 25.000 cattedre e 15.000 posti di personale Ata , cui si aggiungono circa 12.000 soprannumerari tra i docenti di ruolo, non vengono certamente compensati dai pensionamenti e dalla nuove immissioni in ruolo (peraltro all’insegna dello squilibrio – si veda un nostro precedente articolo – come si evince dalle tabelle pubblicate dal Miur; a livello di scuola primaria, ad esempio, nessuna nomina in Campania, Puglia e Sicilia, regioni del Sud con elevati problemi occupazionali).
Sono almeno 20.000 i precari che rischiano il posto di lavoro ed è ovvio che le proteste si siano decuplicate in questi ultimi giorni, a partire dal presidio di fronte all’Usp di Palermo di tre precari che nel mese di agosto hanno iniziato lo sciopero della fame (e due di loro sono stai anche ricoverati in ospedale a causa di malori e in stato di disidratazione). In tutta Italia presidi, assemblee, scioperi della fame, tensioni.
Ma intanto il ministro Gelmini rassicura tutti: non vedo difficoltà per quanto riguarda l’apertura dell’anno scolastico”.
Disorientamento pure in molti Uffici scolastici provinciali, dove anche a causa di carenze di personale è stato difficile garantire entro la fine di agosto l’espletamento di tutte le procedure indispensabili per dare avvio al nuovo anno scolastico.
Lo scenario che si delinea nella scuola è particolarmente pesante e il personale rischia di sentirsi “abbandonato” e demotivato (ricordiamo che è stato, pure, bloccato per tre anni il contratto – come peraltro agli altri dipendenti della P.A. – e che non si sa ancora con certezza se saranno ripristinati gli scatti di anzianità facendo ricorso a una quota dei “risparmi” derivati dai tagli agli organici, che sarebbe dovuta servire per incentivare il “merito” e poi per coprire i debiti pregressi delle scuole – accumulati a causa della mancanza delle risorse economiche necessarie – ed incrementarne gli stanziamenti per le spese il funzionamento: … insomma, un pozzo senza fondo!) .
Tagli, incertezze, disagio che aumenta: e questa sarebbe la scuola di qualità? Per questa strada siamo destinati ad un regresso, ponendoci in coda rispetto agli altri Paesi europei (e non solo: si pensi al massiccio stanziamento previsto dal presidente Obama per riassumere negli Stati Uniti 160mila insegnanti) e non ci saranno “raffiche” di prove Invalsi che tengano.
E per le famiglie, a contribuire ad un inizio d’anno piuttosto “amaro”, anche il consueto aumento del costo dei libri di testo, che in una fase di difficoltà economica non è certamente quanto sperato!