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Nuovo Governo, Giuliani: nessun interesse per il Ministero dell’Istruzione. Ciò la dice lunga sulla considerazione di cui gode la scuola

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Nel corso del consueto appuntamento settimanale con l’angolo del direttore a Radio Cusano Campus il direttore della Tecnica della Scuola Alessandro Giuliani ha commentato le ultime notizie di attualità a proposito di scuola.

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In vista della formazione del nuovo Governo, che avverrà in questi giorni, il direttore non ha potuto non commentare le voci che si rincorrono sul futuro Ministro dell’Istruzione. Tra i papabili nomi del futuro capo del dicastero di Viale Trastevere ci sono al momento Licia Ronzulli e Anna Maria Bernini di Forza Italia, Mario Pittoni (Lega) e Giuseppe Valditara.

Ecco il suo commento sul totonomi, a suo avviso pressoché inutile: “Che Mario Pittoni sia tra i più voluti non c’è ombra di dubbio. Parliamo di un ambito che riguarda più che il mondo della scuola quello dei social. Qui ha il suo alto gradimento. Sapere chi farà il Ministro dell’Istruzione nella lista della premier in pectore è comunque un’operazione difficile. Rispetto a tutti nomi che abbiamo letto, come Giuseppe Valditara, nome noto al mondo della scuola soprattutto anni fa, o come Paola Frassinetti, un nome dell’ultima ora, che sarebbe un ritorno anche illustre, è Letizia Moratti. Sembra che qualora il MI venisse assegnato a FI la Moratti sarebbe considerata per tale ruolo”.

Giuliani ha spostato l’attenzione sulla percezione del dicastero di Viale Trastevere, di cui sembra importare poco ai più: “Su questo tema non spenderei più di tanto tempo, abbiamo compreso che il MI è annoverato come un ministero di terza fascia. Nella prima abbiamo il Ministero dell’Economia, nella seconda abbiamo altri come quello del Lavoro; la scuola al momento fa parte di un contesto meno rilevante, che nemmeno viene considerato nei pronostici dei maggiori quotidiani. Nelle proiezioni l’istruzione rimane ai margini o addirittura esclusa”.

“Questo la dice lunga sulla considerazione di cui gode la scuola e il suo Ministero, che conta il maggior numero di dipendenti pubblici e offre un servizio a qualcosa come otto milioni di cittadini. Speriamo che i fatti ci smentiscano, ma al momento di MI si parla poco”, ha aggiunto.

La polemica sulla differenza tra gli stipendi dei presidi e dei docenti

In seguito il direttore ha detto la sua inserendosi nel dibattito a proposito della disparità tra la retribuzione dei docenti e quella dei dirigenti scolastici.

“Stiamo parlando di due realtà lavorative diverse anche se operano nello stesso contesto. Soprattutto dal duemila in poi i dirigenti hanno acquisito delle responsabilità enormi pur non avendo un portafoglio a disposizione attraverso il quale prendere delle decisioni. Hanno poi molte responsabilità penali e poi di fatto percepiscono intorno ai 70mila euro lordi. Rispetto ad altri dirigenti i sindacati lamentano una disparità rispetto ad altri dirigenti pubblici che hanno molte meno responsabilità di gestione e penali e mansioni solo burocratiche” ha detto Giuliani, cercando di non sottovalutare le mansioni impegnative dei presidi.

In ogni caso, precisa il direttore, non bisogna dimenticare la situazione retributiva dei docenti, quasi umiliante: “Dall’altra parte troviamo i docenti che al momento sono meno pagati rispetto alla media europea di trecento-quattrocento euro. Abbiamo dei precari che hanno degli stipendi meno corposi di un impiegato qualsiasi, e spesso si tratta di personale specializzato, qualificato, laureato. Questo rende il tutto meno attrattivo ed umiliante, soprattutto dopo aver fatto un percorso nel quale si è investito molto”.

Il boom di disturbi del linguaggio nella scuola italiana

Infine, il direttore della Tecnica della Scuola, ha approfondito il tema del grande numero di alunni italiani ai quali è stato diagnosticato un disturbo del linguaggio, uno su dieci: “Parliamo di età prescolare e anche successivamente. Ci ritroviamo con un numero altissimo di alunni con disturbi dell’apprendimento, è un numero che è legato anche all’eccesso di diagnosi, di ricorso alla medicalizzazione, di piccoli lievi disturbi che porta a questi numeri veramente corposi che fino a vent’anni fa sarebbero stati impensabili. Rimane il fatto che poi crescendo la maggior parte di questi bambini riesce a inserirsi nella società con ottime performance a livello di studi”.

Giuliani ha cercato di rintracciare la causa di questo fenomeno: “Tutto questo è figlio di un’eccessiva attenzione anche da parte dei docenti che gridano subito alla possibilità, soprattutto se si tratta di alunni molto piccoli, di avere una diagnosi. In parte sono numeri veri, figli anche di una società sempre più digitalizzata, con genitori che lavorano entrambi e non hanno magari attenzione e tempo da dedicare ai loro figli”.

“Lo stesso vale per i ragazzini che hanno sostegno: c’è grande attenzione ormai da parte dei docenti su queste tematiche. È diventato un ambito che conta molto non solo per gli insegnanti specializzati ma per tutto il corpo docente, che si ritrova a gestire tanti dsa, bes e sostegno”, ha concluso il nostro direttore.

Il percorso formativo per le scuole

Su questi temi il percorso formativo di 25 ore Il PEI per una scuola inclusiva – Esempi commentati di progettazione del nuovo PEI, azioni e strategie rivolto alle scuole per l’anno scolastico 2022/2023 a cura di Salvatore Impellizzeri e Katia Perdichizzi, organizzato nell’ambito del progetto Insegnare per lasciare il segno – Un modo nuovo di apprendere/insegnare.