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Olimpiadi di italiano. Ne parliamo con Ugo Cardinale, uno degli ideatori

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Prendono avvio lunedì a Firenze le “Giornate della lingua italiana”.
Ne parliamo con uno dei protagonisti, il professore Ugo Cardinale, già docente di linguistica generale all’Università di Trieste e dirigente scolastico del Liceo Classico Botta di Ivrea (To), oltre che autore di numero saggi sulla lingua e sul suo insegnamento (è da pochi giorni in libreria il ultimo lavoro “Sull’attualità di Tullio De Mauro”).
Cardinale è anche stato uno degli ideatori delle Olimpiadi di Italiano che presero avvio nel 2011 in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, per iniziativa della Direzione generale per gli ordinamenti.

Ci spieghi innanzitutto cosa sono queste tre giornate

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Le giornate di Firenze sono organizzate per realizzare la fase finale delle Olimpiadi di italiano, una competizione che è ormai giunta all’ottava edizione, nel corso della quale gli studenti finalisti (in tutto 84), che hanno già partecipato a due fasi online precedenti (quella d’istituto e quella regionale) e provengono dalle diverse regioni d’Italia e dalle scuole italiane all’estero, si cimentano in prove di scrittura.  Al momento dell’arrivo, nella giornata di lunedì 26 marzo saranno ospiti dell’Accademia della Crusca e assisteranno ad uno degli incontri delle Giornate della lingua italiana che fanno da coronamento all’evento, dedicate quest’anno ai settant’anni della Costituzione e alla lingua della Costituzione, apprezzata anche  da Tullio De Mauro  per la sua chiarezza e leggibilità.

Quindi gli studenti saranno anche impegnati nelle prove finali

Esattamente. Martedì 27, nel Palagio di parte guelfa,  gli studenti  avranno a disposizione  tre ore e mezza per svolgere  prove di scrittura (preparate dal gruppo di lavoro da me coordinato), che cerchiamo di studiare accattivanti , visto che si tratta di una competizione cui gli studenti si iscrivono spontaneamente, non imposta da logiche burocratiche. Si tratta di  prove comunque impegnative che consentono  di valutare capacità di sintesi, competenze logico-argomentative, originalità e creatività. Le prove saranno giudicate da una giuria che si avvale di un gruppo di correttori per permettere di arrivare nella serata a determinare i vincitori, che saranno premiati il giorno successivo (mercoledì 28 marzo) nella sala dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

Le Olimpiadi hanno insomma una lunga storia..

Proprio così. E la storia è contenuta nel libro Olimpiadi di italiano. Un osservatorio sulle competenze logico-linguistiche degli studenti delle scuole superiori, edito dal Mulino di  Bologna e curato da me insieme con Paolo Corbucci e Massimo Fagotto.
Si tratta di un libro che fa un bilancio di sette anni di questa competizione, con interventi autorevoli di Luca Serianni, Giorgio Graffi, Marina Beltramo, Teresa Nesci, Anna Maria Thornton, Carla Marello sui diversi ambiti saggiati nelle prove online (ortografia, sintassi, morfologia, lessico, punteggiatura e testualità ) e con alcuni commenti miei alle prove finali di scrittura degli ultimi tre anni.

Cogliamo l’occasione per porle una domanda che spesso ci facciamo.
Secondo lei è
  vero che i giovani hanno bagaglio linguistico sempre più povero anche a causa dell’uso massiccio delle nuove tecnologie della comunicazione ?

Non sono certo che sia diminuito il bagaglio linguistico dei giovani. Non è facile fare una generalizzazione per classi di età. Anche tra i giovani ci sono molte differenze: basti pensare alle differenze tra i protagonisti   e le vittime delle baby gang. Le nuove tecnologie di per sé sono uno strumento che trasmette informazione, che può addirittura facilitare l’accesso a un ampio patrimonio di conoscenze. Certamente la generazione sempre connessa fa un uso delle tecnologie per comunicare, per sostituire la relazione faccia a faccia con le relazioni virtuali, sottraendo tempo allo studio in solitudine, ma non c’è motivo di pensare che il suo patrimonio linguistico si sia impoverito.

Quindi non c’è neppure motivi per essere preoccupati…

Certamente il bagaglio linguistico può essere cambiato, perché la lingua cambia, sia per la presenza di oggetti nuovi che impongono neologismi, sia perché si trasforma impercettibilmente come le realtà geologiche. Oggi c’è un mondo nuovo in cui i vecchi si sentono a disagio. Oggi le nuove modalità delle fruizioni dei mass media non consentono più una narrazione collettiva condivisa. Certamente questo rende difficile quantificare l’entità del bagaglio linguistico dei giovani. Ma io non sarei pessimista. Si tratta di osservare la lingua che cambia, i nuovi interessi culturali giovanili e di guardare al cambiamento senza la bacchetta del censore, pur con la giusta attenzione alla salvaguardia del nostro idioma nei suoi usi più controllati.

In questo nuovo contesto, la scuola cosa può fare?

Credo che la scuola, anche se sottoposta alla concorrenza di molte altre agenzie educative, possa ancora fare molto (e la partecipazione a gare di lingua come le Olimpiadi ne sono solo un piccolo  esempio), se non si limita a verificare conoscenze più o meno frammentarie, ma suscita entusiasmo, passione e desiderio di imitare buoni modelli, non tanto  in fantasmagorici progetti, ma nell’attività ordinaria.