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Omicron colpirà metà dei cittadini europei, ma in Italia tutti a scuola: per il popolo anti-DaD prima vanno chiusi stadi e palestre

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Mentre l’Oms prevede che la variante Omicron contagerà un cittadino europeo su due entro 60 giorni e nel giorno in cui l’Italia fa registrare un altro record di contagi, oltre 220mila con quasi 300 decessi, continua a tenere banco la diatriba tra chi vorrebbe la didattica in presenza e chi a distanza. I primi due giorni di scuola non hanno spazzato via i dubbi. Anzi, li hanno ampliati. Perché si conferma alto il numero di alunni, ma soprattutto di docenti e Ata, costretti a marcare visita, quasi sempre perché infetti da Covid o reputati contatti stretti che devono rimanere a casa. La Cgil aveva stimato, il primo giorno di ritorno per tutti, la mancata presenza in classe di un milione complessivo di alunni e circa 200mila insegnanti. Quello che preoccupa è che, il giorno dopo, sembra che i numeri si siano alzati. Con le scuole costrette ad allestire la DaD, previa richiesta delle famiglie con tanto di certificato di idoneità del pediatra o del medico di base, così come previsto dalle ultime Note del ministero dell’Istruzione. In attesa di conferme o (speriamo) smentite, a prendere la parola sono stati soprattutto coloro che tengono tantissimo al mantenimento delle lezioni tradizionali.

Del resto, se piscine, palestre, centri commerciali e stadi (anche se al massimo con 5mila spettatori) sono aperti, perché la scuola dovrebbe chiudere? Questa linea è stata vincente anche presso il Tar della Campania, dove il giudice ha sospeso l’ordinanza con la quale la Regione Campania ha disposto pochi giorni fa la didattica a distanza in tutte le scuole per due settimane, a seguito delle criticità legate alla pandemia da Covid-19, aprendo di fatto le scuole già da martedì 11 gennaio.

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Il legale: fa male vedere i figli fare DaD

“Non aveva senso chiudere le scuole e tenere aperti i centri commerciali e le palestre: sono d’accordo con il presidente del Consiglio dei Ministri la didattica a distanza può determinare diseguaglianze e va adottata solo in presenza di criticità reali”, ha detto il giorno dopo Giacomo Profeta, l’avvocato che con il collega Luca Rubinacci, ha convinto il giudice del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, ad accogliere il ricorso contro l’ordinanza della Regione con la quale erano state procrastinate le lezioni in presenza su tutto il territorio regionale.

“Parlo da padre, prima che da avvocato, – ha aggiunto Profeta – mi faceva veramente male vedere i miei ragazzi costretti davanti al monitor per la Dad e poi, una volta finite le lezioni, davanti alla console dei giochi”.

Secondo il legale, “la presidenza del Consiglio dei Ministri si è preoccupata di disporre stringenti norme anti contagio in accordo con il Comitato Tecnico Scientifico e, comunque, come hanno dimostrato le festività natalizie, i ragazzi possono contrarre il virus anche e soprattutto fuori dalle scuole”.

Salvini: non si distingua tra ricchi e poveri

Nel corso della giornata, sono stati diversi i politici, anche molto conosciuti, a sostenere la la tesi del legale.

“Chiudere le scuole significherebbe distinguere fra ricchi e meno ricchi”, ha tagliato corto il leader della Lega, Matteo Salvini, ospite di Porta a Porta.

Il sottosegretario Costa: non siamo incoerenti

“Credo che la scelta di riprendere le attività in presenza dopo le festività sia stata più che mai opportuna”, ha detto anche il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, nel suo intervento a Timeline su Sky TG24, sostenendo che questa “è la strada giusta”, anche perché “chiudere le scuole e lasciare aperte tutte le altre attività pomeridiane significa essere incoerenti. Dobbiamo proseguire su questa strada”.

“Le regole ci sono e ci permetteranno, ovviamente, di affrontare eventuali situazioni che si presenteranno nei prossimi giorni”, ha concluso Costa.

Letta: da Draghi un bel messaggio

Il segretario del Pd, Enrico Letta, a DiMartedì, su La 7, ha tenuto a ricordare che ieri dal premier Mario Draghi “ho visto il messaggio alle famiglie, agli studenti ai professori, a chi vive la scuola come il momento più importante della nostra società”.

“Un messaggio che dice: la nostra società vive sulla scuola, la scuola aperta, la lotta alle diseguaglianze, e la dad ha accentuato le disuguaglianze, facciamo di tutto per lasciare la scuola aperta in sicurezza. Per me – ha detto Letta – è stato un bel messaggio”.

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