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Onorevole Granato, sono una cittadina italiana non una precaria

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In risposta all’Onorevole Granato

Dopo una giornata dedicata ai miei alunni, tra varie piattaforme, due pc e un cell. “fumanti”, sono tranquilla, sul divano di casa, pronta a seguire un film, come ormai faccio d’abitudine in questi giorni di distanziamento sociale…e leggo notizie varie.
Cerco, da tempo, di tenermi distante dalle “faccende” scolastiche che non riguardino, nello specifico, i miei alunni e il mio lavoro di Docente di Canto e di Lettere.
Ho provato a spiegare, in passato, all’Onorevole Azzolina, prima che diventasse Ministro, e non solo a lei, in che grande confusione fosse caduto il sistema di reclutamento dei Docenti nei Licei musicali, soprattutto dopo aver assistito ad assegnazioni di posti di ruolo in assenza assoluta di abilitazioni specifiche e di corsi relativi, mai istituiti.
E tutto questo accadeva mentre si vietava a chi fosse in possesso di una acclarata professionalità specifica e fosse, di fatto, già operante nei Licei dalla loro stessa costituzione e, senza un reale motivo, l’accesso a procedure concorsuali (2016/2018).
Direte: “Non eravamo noi al Governo quando furono stabilite le regole”.
Infatti è così: quando, però, qualcuno vi ha fatto notare il problema avete girato le spalle e continuato. Vano tentativo, il mio…quindi, ho abbandonato “la causa” e rifuggo da ogni tipo di discussione.
Vorrei semplicemente stare tranquilla e riempire la mia vita di ciò che mi rende positiva, soprattutto in un momento così intriso di tristezza e incertezza.

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Eppure, non posso non rispondere all’Onorevole Granato che, nel tentativo di sostenere la posizione assunta dal Ministro Azzolina e dal M5S tutto, offende ostentatamente, una intera categoria di Docenti in un modo, tra l’altro, che non riesco nemmeno a descrivere per quanto sia “basso” nella sua assoluta bruttezza.
E ora mi rivolgo direttamente a lei, come a guardarla negli occhi.
Onorevole Granato, io sono una Docente e una Cittadina italiana. Mi chiami cosí, se decide di rivolgersi a me, non “precaria”. Il mio studio, il mio lavoro, il mio impegno hanno tutto meno che la caratteristica della “precarietá”.
Crede che un concorso “a crocette”, cosí come  viene definita la procedura a noi “riservata”, possa impensierirmi? Ha ragione…mi turba perché, malgrado abbia quattro Lauree e sia abituata agli “esami”, so che mettersi in gioco comporta sempre un margine di rischio e non ho la presunzione di ritenermi infallibile.
Che dire…sarà  l’ennesima sfida nei confronti di un mondo, il suo, “precario”, sicuramente, e non perché  voglia offenderla ma perché dimostra, il suo mondo, discontinuità, incapacitá di assicurare “certezze” e pronto unicamente all’attacco esacerbante e poco costruttivo, che usa spesso la parola “meritocrazia” ma che, nei fatti, non la realizza.
E sa perché sembro così sicura di questo, invece? Perché ho circa trent’anni di esperienza documentabile in attività  di “meritocrazia applicata”…esperienza di cui vado fiera, naturalmente, e che trasmetto a tutti i miei alunni malgrado, molti di essi, si rendano conto di vivere in una nazione che sostiene, nella realtà, esattamente l’opposto.
Non amo la prolissità, preferisco terminare qui e congedarmi con queste due citazioni. La prima è un ricordo di Sepulveda (forse  avrebbe  dovuto pensarci anche lei, non “usandolo” per quella bruttura già detta ed espressa proprio nel giorno della sua morte):  “L’ultima rivoluzione rimasta in sospeso è quella dell’immaginario: dobbiamo essere capaci di immaginare in quale mondo e società vogliamo vivere, e se vogliamo essere cittadini o consumatori”.
L’altra, è di Luciano Pavarotti :
“Chi sa fare la musica la fa, chi la sa fare meno la insegna, chi la sa fare ancora meno la organizza, chi la sa fare così così la critica”.
Io ho fatto tutto, nel mio campo, Onorevole…e lei?

Antonella De Chiara