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Pensioni e quota 100, lettera aperta ai sindacati

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Gentili Organizzazioni Sindacali,

ho deciso di inviarVi questa nuova lettera per sollecitare una soluzione comune, condivisa e soprattutto equa in merito alla questione della distribuzione dei posti liberati dai pensionati “quota 100” dello scorso anno che, a causa dei ritardi nella lavorazione delle pratiche da parte dell’INPS, non sono rientrati nell’organico di diritto 2019/2020 e non sono stati pertanto disponibili né per la scorsa mobilità né per le immissioni in ruolo di fine agosto.

Già nel mese di novembre 2019, quando si iniziava a vociferare che il Ministero avesse effettiva intenzione di assegnare questi posti alle immissioni in ruolo 2019/2020 con retrodatazione giuridica delle nomine, Vi ho contattato denunciando che tale decisione sarebbe stata palesemente lesiva dei diritti dei docenti di ruolo che, già nell’ambito della scorsa mobilità, avrebbero voluto e soprattutto dovuto beneficiare di questi posti e che, anche nella futura mobilità, si sarebbero visti ridurre i posti disponibili perché, come si leggeva nelle bozze del decreto scuola, in base all’emendamento di cui all’art. 1 comma 18-quater i neoimmessi “quota 100” avrebbero scelto la sede prima della mobilità 2020/2021. Si trattava infatti di difendere i diritti legittimi, basati su regole condivise e siglate da OO.SS. e Miur in sede di contrattazione, di docenti di ruolo che si trovano nelle seguenti situazioni:

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  • Docenti immessi in ruolo ai sensi della L. 107/2015 assegnati, ancora in modo non del tutto chiaro, a sedi lontanissime da quelle dove avevano sempre operato e che giustamente hanno ancora una volta chiesto di potersi riavvicinare alla propria terra di origine;
  • Docenti dichiarati soprannumerari che hanno chiesto il rientro nella scuola di precedente titolarità o comunque in altra istituzione scolastica;
  • Docenti che, superato il vincolo quinquennale su sostegno, volevano giustamente rientrare su posto normale;
  • Docenti che per qualsiasi altro motivo avevano necessità di spostarsi.

Tutti questi docenti non hanno avuto a disposizione la maggior parte (circa i 2/3 pari a quasi 9000 posti) delle sedi lasciate libere dai pensionati “quota 100”, tra cui posti appartenenti anche a classi di concorso con scarsissime disponibilità a livello provinciale e su cui difficilmente si può contare in fase di mobilità.

Nella precedente lettera ho inoltre cercato di dimostrare come in realtà non vi fosse alcuna reale necessità di approvare l’emendamento sui posti “quota 100” e si sarebbero comunque tutelati gli interessi e le istanze di tutto il personale scolastico, precario e non: i posti “quota 100” non rientrati lo scorso anno in organico di diritto sarebbero stati conteggiati nell’organico di diritto 2020/2021, tutti i posti sarebbero stati disponibili per le operazioni di mobilità di I e II fase, il cui espletamento non crea riduzione di posti fatte salve eventuali contrazioni di organico a livello provinciale, e successivamente si sarebbe proceduto a dividere, come da contratto, il numero dei posti rimanenti al 50% tra immissioni in ruolo e III fase mobilità. In questo modo si sarebbe rispettato l’iter, concordato e condiviso da tutti i soggetti, previsto dal CCNI triennale sulla mobilità siglato lo scorso anno. D’altronde i docenti neoassunti sui posti “quota 100” non avrebbero preso effettivo servizio nelle sedi assegnate fino al 1° settembre 2020, cosa che non avrebbe modificato di fatto la situazione in termini di didattica ed offerta formativa per i nostri studenti né avrebbe ridotto l’elevato numero di supplenze riscontrato nel corrente anno scolastico, peraltro ormai al termine. Nessuno avrebbe vietato poi al Ministero, nel prossimo agosto, di retrodatare giuridicamente un numero di nomine in ruolo pari a quelle che sarebbero state fatte sui posti “quota 100”.

Nonostante la mia aperta denuncia e le numerose e-mail inviate alle OO.SS. e al Ministro e ai suoi  collaboratori, nel dicembre 2019 il decreto scuola è stato approvato, e con questo anche  l’emendamento sui posti “quota 100”. Ho dovuto quindi in primis constatare che il Ministero ha agito ancora una volta in modo totalmente parziale senza tenere in considerazione gli interessi di tutti i lavoratori e quindi in modo decisamente poco democratico: se esiste un CCNI occorrerebbe rispettarlo, se si deroga a un CCNI si dovrebbe tentare di salvaguardare tutti i lavoratori coinvolti ed avviare contestualmente un serio confronto con le sigle sindacali, cosa che non è avvenuta. Tanto meno ho potuto apprezzare una chiara e netta presa di posizione da parte di Voi OO.SS. In qualità di lavoratore esterno al mondo sindacale Vi offro la visione che io e molti colleghi abbiamo avuto dell’accaduto: se da una parte il Ministero ha agito in modo palesemente antisindacale e poco deontologico, dall’altra posso affermare che è mancata una seria mobilitazione da parte delle OO.SS., accompagnata da una richiesta pressante di modifica legislativa. Ciò sarebbe stato a mio avviso oltremodo auspicabile da parte Vostra.

Ciò premesso, occorre prendere atto che l’emendamento è diventato “in sordina” legge ufficiale dello Stato (L. 159/2019) ed è quindi ora imprescindibile. Non sono un esperto giurista, ma presumo che, anche facendo costanti pressioni sul Ministero, a fine marzo e in piena emergenza sanitaria non vi sia speranza né volontà alcuna di far ritirare l’emendamento dalla legge approvata lo scorso dicembre. Il Governo ora ha, e giustamente, altre priorità che come cittadino italiano rispetto e avallo. Ciononostante credo che vi sia ancora spazio per il confronto sindacale col Ministero: una legge, prima di avere effetti concreti sui cittadini, va infatti declinata in provvedimenti più specifici emanati dagli organi competenti, quello centrale e poi quelli periferici (Ministero, USR, Ambiti Territoriali), provvedimenti atti a fornire indicazioni precise sulle modalità operative di attuazione del provvedimento.

Di fatto non è più possibile percorrere le due strade maggiormente rispettose del CCNI mobilità ovvero: 1) riaprire la mobilità 2019/2020 permettendo ai docenti di ruolo di usufruire dei posti “quota 100” e successivamente immettere in ruolo retrodatato sui posti residuati; 2) eliminare l’emendamento e procedere secondo il normale iter, prima mobilità 2020/2021 e successivamente nominare in ruolo sui posti residuati.

A questo punto chiedo pertanto alle OO.SS. tutte di richiedere con urgenza l’apertura di un tavolo di confronto col Ministero affinché le nomine in ruolo retrodatate sui posti “quota 100” vengano effettuate solamente sul 50% della totalità dei posti (4500 circa), lasciando l’altro 50%, quello che in teoria sarebbe spettato alla mobilità 2019/2020, disponibile per i prossimi movimenti del personale di ruolo. Credo fermamente che questa modalità operativa ora sia davvero l’unica in grado di “accontentare” in qualche modo tutto il personale scolastico. I docenti di ruolo avrebbero nella prossima mobilità 4500 posti in più per potersi trasferire, i docenti precari verrebbero assunti con nomina retrodata in base al numero di posti che effettivamente sarebbero toccati loro ad agosto 2019. In più aggiungo che i neoimmessi continueranno ad avere comunque il “privilegio” di poter optare per le sedi a loro più congeniali, visto che l’emendamento sancisce che potranno scegliere la sede prima delle operazioni di mobilità 2020/2021.

Concludo informando le OO.SS. che io e altri colleghi nella mia stessa situazione abbiamo già provveduto a presentare formale ricorso per farci riconoscere il trasferimento che ci è stato negato nell’ambito della scorsa mobilità. L’emendamento approvato infatti sancisce in maniera indiretta che i posti “quota 100” ritardatari rientrano a tutti gli effetti nell’organico di diritto 2019/2020 anche se confermati dopo il 29 maggio 2019, tant’è che è possibile utilizzarli per immissioni in ruolo retrodatate; quindi in base al CCNI mobilità per il triennio 2019-2021, che rimane il riferimento normativo per la mobilità 2019/2020 e che viene derogato dall’emendamento solo in merito all’indicazione della data ultima per la comunicazione dei posti vacanti e disponibili, che era il 29 maggio 2019 (ora quindi sono disponibili anche i posti liberatisi dopo il 29 maggio), questi posti spetterebbero di diritto prima ai docenti di ruolo che hanno prodotto domanda di mobilità lo scorso anno e solo successivamente ai docenti a tempo determinato per le immissioni in ruolo.

Inoltre a livello giurisdizionale la letteratura offre un numero considerevole di sentenze, anche a livello di Cassazione, che evidenziano in modo netto come l’Amministrazione, per la copertura di posti vacanti, debba sempre privilegiare la mobilità dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato rispetto all’assunzione di nuovo personale, in linea con il principio costituzionale del “buon andamento” dell’Amministrazione (Art. 97 della Costituzione Italiana). La questione apre perciò la strada all’ennesimo contenzioso tra dipendenti e Amministrazione, dagli esiti tutt’altro che scontati, segno che qualcosa di scorretto è stato fatto e che i lavoratori pretendono che le ingiustizie vengano sanate.

Spero che troviate fondate le argomentazioni che ho descritto in questa lettera e che queste possano essere lo spunto per l’avvio di un tavolo negoziale col Ministero in merito alla distribuzione dei posti “quota 100”, evitando così l’ennesimo contenzioso.

Luigi Mandolini