Home Attualità Perché le scuole paritarie sono in crisi?

Perché le scuole paritarie sono in crisi?

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Pur offrendo istruzione a circa il 5% degli studenti italiani, “nell’anno scolastico 2016/2017 il numero delle scuole paritarie era pari a 3.954 (11% del totale), concentrate soprattutto nell’istruzione secondaria di secondo grado e nell’istruzione primaria (rispettivamente, 20 e 7 per cento). Il 42 per cento delle scuole paritarie (53,5 per cento degli iscritti) è localizzata al Nord, il 22 per cento al Centro (20 per cento degli iscritti) e il rimanente 34 per cento (26,5 per cento degli iscritti) al Sud e Isole. Sono gestite in parte da enti laici (48 per cento) e in parte da enti religiosi (52 per cento). Mentre l’offerta delle scuole paritarie religiose si rivolge prevalentemente ai bambini della scuola primaria (il 49,9 per cento delle scuole e il 58,7 per cento degli alunni), quelle laiche sono concentrate soprattutto nell’istruzione superiore di secondo grado (61,7 per cento delle scuole e 51,6 per cento degli iscritti)”.

Trend negativo

A riportare questi numeri La Voce.info che aggiunge: “Rispetto all’anno 2015/16 le scuole paritarie si sono ridotte di 44 unità e hanno registrato 12.830 studenti in meno (-1,1 e -3,7 per cento rispettivamente). Non cambia quindi il trend negativo osservato in passato: dal 2012/2013 al 2014/2015 si è registrata una riduzione del 2,6 per cento nelle strutture (115 scuole in meno) e del 7,4 per cento negli studenti. Le scuole paritarie che hanno subito la perdita più consistente sono quelle secondarie di primo e secondo grado (circa 4 per cento in meno dal 2012/2013 a oggi) e, fra queste, gli istituti tecnici (circa 9 per cento in meno). Lo stesso andamento si osserva nel numero degli studenti: dal 2012/2013 a oggi la diminuzione degli alunni delle scuole secondarie di secondo grado paritarie è di circa il 17 per cento. La riduzione nel numero di scuole e di iscritti è invece molto più contenuta in quelle primarie, pari rispettivamente a circa -2,5 per cento e al -7 per cento rispetto all’anno scolastico 2012/2013”.

A cosa imputare questo trend negativo? Non alle risorse finanziare messe a loro disposizione, precisa La Voce, (575 milioni, più i finanziamenti delle regioni, più la deducibilità fiscale di una parte delle rette d’iscrizione ampliata dal decreto attuativo della buona scuola), ma alla scarsa competitività a livello di istruzione.

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Scarsa competitività col pubblico

“Mentre a livello di scuola dell’infanzia e primaria non si registrano differenze marcate tra scuole statali e paritarie ve ne sono invece di notevoli nel segmento dell’istruzione secondaria”, dove fra l’altro si registra una “maggiore percentuale di studenti in ritardo rispetto al regolare percorso di studi. Un ulteriore elemento di differenziazione è costituito dalla tipologia di ente gestore”, paritarie laiche, con in prevalenza istituti tecnici, e gli enti religiosi a prevalenza licei e operanti soprattutto al Nord.

In ogni caso sembra, sottolinea La Voce, ci siano due estremi: una con famiglie facoltose che “vogliono assicurare ai propri rampolli una formazione e un network di qualità” e una “parte bassa, dove le famiglie che possono permetterselo “comprano” per i propri figli titoli di studio dai cosiddetti diplomifici”.

La scuola pubblica sarebbe preferita allora perché offre, da un lato, “attività di sostegno, percorsi specifici e anche un sempre più raro ricorso alla bocciatura”, e dall’altro la consapevolezza che la differenza di qualità tra scuole pubbliche e paritarie, anche di presunto alto livello, non è così rilevante.