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Piano Didattico Personalizzato: punti di forza e di debolezza

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Il Piano Didattico Personalizzato – PdP – viene redatto dagli insegnanti  all’inizio di ogni anno scolastico, entro il primo trimestre, o nel corso dell’anno, non appena la famiglia o lo studente maggiorenne consegna la diagnosi alla scuola. Secondo il punto 3.1 delle Linee Guida 2011, che riguarda proprio la documentazione dei percorsi didattici, viene indicato con chiarezza che la scuola deve predisporre i documenti utili “in tempi che non superino il primo trimestre scolastico”, ovvero in questi giorni.

Se la diagnosi non c’è, i docenti possono comunque preparare il PDP motivando la loro decisione di personalizzare la didattica.

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Nel corso dell’anno scolastico, insegnanti e famiglia possono rivedere e modificare il PDP in qualsiasi momento ce ne sia bisogno per adeguarlo alle necessità dello studente, tenendo conto dei suoi miglioramenti e identificando di volta in volta la strategia e gli strumenti che si rendono più adatti.

Il PdP, introdotto dalla legge 170/2010, è uno strumento che riporta il progetto educativo per lo studente che ha difficoltà di apprendimento, certificate o meno e prevede, misure compensative e dispensative che possano mettere lo studente o la studentessa nelle condizioni di apprendere nonostante i propri disturbi specifici di apprendimento o diversi tipi di svantaggio.

Il parere dei dirigenti

Abbiamo ascoltato il parere di due Dirigenti Scolastici sull’efficacia e il valore del PdP, Damiana Periotto, dell’Ic Gabelli di Torino e Renato Scutellà, dell’IC3 di Biella.

Il PdP, introdotto da oltre 10 anni nelle scuole italiane, ha secondo lei un suo valore attuale o andrebbe rivisto ed eventualmente – come già avviene in molte scuole – riadattato da modelli comuni?

Personalmente ritengo che il modello redatto dall’USR del Piemonte sia ottimo, dice il professor Scutellà, noi infatti come istituzione scolastica lo abbiamo leggermente modificato per renderlo un documento più agile e facilmente comprensibile, sia per le famiglie destinatarie, sia per i docenti che lo compilano; il PdP rimane un documento flessibile e dinamico che può essere, comunque, aggiornato dai docenti nel corso dell’anno con l’ausilio e i suggerimenti dei genitori.

A mio avviso, dice la professoressa Periotto, il valore dell’attualità del Pdp è racchiuso proprio nella parola “personalizzato” in quanto deve essere creato su misura per quello specifico studente in base alle sue capacità e ai bisogni che ha in quel preciso momento. Per redigere un PDP efficace ci si dovrebbe scostare dai modelli comuni, ma ogni singolo attore chiamato a redigere un PDP dovrebbe guardare il ragazzo com’è ora per apportare le giuste strategie rispetto alle singole discipline che quindi non per forza sono le stesse dell’anno precedente e di sicuro non sono le stesse del suo compagno di classe.

Come usare al meglio il PdP? Ci sono soluzioni più efficaci per tutelare il diritto allo studio?

Il PdP è uno strumento e come tale deve essere considerato. Pur nell’uniformità delle norme, considerata la complessità della nostra istituzione costituita da otto plessi (tre infanzia, tre primaria, due secondaria di primo grado), dice ancora il Dirigente Scutellà di Biella,  abbiamo la necessità di tutelare il diritto allo studio e questo lo si ottiene differenziando l’applicazione dei PdP per adattarli ad ogni singolo studente utilizzando strategie educative e metodologiche diverse che permettano di ridurre i disagi relazionali ed emotivi che possono scaturire dal disturbo. Il lavoro dei docenti in team, la sinergia con le famiglie e con le associazioni presenti sul territorio sono la soluzione migliore per garantire che ciò possa avvenire nel miglior modo possibile.

Nella sua esperienza, come affrontate quotidianamente come istituto comprensivo i bisogni educativi speciali?

Personalmente sono molto fortunato, afferma il dirigente Renato Scutellà, di Biella. All’interno della mia scuola mi avvalgo di un team, composto da docenti molto qualificati, dedicato alle questioni relative derivanti dai DSA, che tende a coinvolgere tutto il personale scolastico al fine di creare all’interno dell’istituto un clima sereno.

L’aspetto interculturale del nostro istituto, afferma Damiana Periotto dell’IC Gabelli, una scuola ad alta densità migratoria, si intreccia con l’educazione ai valori della democrazia quali il diritto alla cittadinanza e il rispetto dei diritti umani e della dignità della persona, tematiche che devono necessariamente coinvolgere anche le famiglie degli studenti. La personalizzazione, di percorsi didattici diversificati, può garantire anche agli studenti stranieri l’esercizio delle loro competenze, pur con una padronanza nulla o limitata della lingua italiana, con ricadute positive sul proprio senso di autoefficacia e motivazione.