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Più pragmatismo e meno teoria

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Sono rimasta particolarmente colpita dalle dichiarazioni del Dirigente Antonello Giannelli, presidente nazionale Anp, contenute nell’articolo a firma di Alessandro Giuliani, pubblicato il 30.05.2020 su codesta Testata, nel quale si afferma che il rientro a settembre con aule piccole ed organici fermi sarà “mission impossible”. Sono d’accordo con lui, condivido, anche se ha dimenticato di fornirci le dovute indicazioni affinchè la mission possa diventare possible.

Sono un docente che insegna da tanti anni e che, a differenza di quanto afferma il presidente di ANP, si sente di constatare che le aule non sono piccole nella loro superficie tecnica e non si sono certamente rimpicciolite con la chiusura delle scuole causa Covid. Le aule sono diventate piccole a causa dell’elevato numero di alunni con i quali si è deciso di riempirle.

A tal proposito occorre fare un piccolo passo indietro, risalire all’allora Ministro M. Stella Gelmini titolare all’Istruzione e ricordare il D.M. 81/2009 recante “Norme per la riorganizzazione e la razionalizzazione ed efficace utilizzo delle risorse umane…”

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In quel periodo furono tutti così tanto bravi a riorganizzare e razionalizzare, da innalzare il numero degli alunni per aula portandoli nella Scuola dell’infanzia e nella Scuola primaria a 26; nella Scuola secondaria di primo grado a 27 e nella Scuola secondaria di secondo grado a 30 e comunque, non meno di 27, come precisa il DPR 81/2009.

Si stabilì che questi limiti massimi, per effetto dell’art. 4 dello stesso regolamento, potessero addirittura aumentare fino al 10 % in sede di organico di fatto, portando fino a 29 il numero di bambini per sezione nella scuola dell’infanzia e nelle classi della primaria; fino a 30 in quelle di primo grado e fino a 33 nelle classi delle superiori.

Queste norme avrebbero dovuto coordinarsi con i criteri normativi previgenti tra i quali il rispetto del parametro risultante alunni/superficie: 1,80 mq/alunno nelle scuole dell’infanzia; 1,96 mq/alunno nella primaria e secondaria di primo grado e, per la secondaria di secondo grado, aule capaci di contenere non più di 26 persone (alunni ed insegnanti compresi).

Ma ahimè, il contrasto tra quanto emanato dall’allora Ministro Gelmini e le norme in vigore relative, all’edilizia scolastica, in materia di prevenzione degli incendi e, successivamente, in materia di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro fu da subito evidente; ma cosa si decise di fare? Si decise di tirare a campare!

Come se tutto ciò non fosse di già abbastanza, con la L. 111/2011 vennero stabiliti i nuovi parametri per il dimensionamento. Dall’anno scolastico 2011/2012 la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado furono aggregate in Istituti Comprensivi, portando la popolazione scolastica da 500 a 900 alunni, salvo deroghe per la montagna e, per la secondaria di secondo grado, si partì da un minimo di 500 studenti fino ad un massimo di 900 studenti elevabile a 2000 ed oltre.

Dopo 10 anni di questa poco razionale organizzazione e gestione, gli Istituti, per effetto del contenimento della spesa e di risibili investimenti, si sono rivelati dei giganti con i piedi di argilla!

Ed oggi??? A marzo è esplosa la pandemia, vengono colpiti tutti i settori, anche la scuola è stata costretta a chiudere la sua dimensione fisica ma non quella didattica-affettivo-relazionale. Tutti, nessuno escluso, abbiamo dovuto imparare tutto quello che c’era da imparare per affrontare le nuove modalità didattiche introdotte. I primi giorni sono stati terribili, poi le cose hanno cominciato ad andare meglio. I nostri studenti avevano bisogno di noi e noi di loro.

I numerosi interrogativi provenienti da più parti in ordine alle ragioni per le quali le nostre scuole, a differenza di quelle di altri Stati, non possano “riaprire”, sono rimasti senza vere risposte.

Non ha risposto, infatti, la Ministra, la quale ha soltanto affermato che sarebbe stato troppo rischioso lasciarle aperte. Non ha ancora risposto il Comitato degli Esperti della Ministra, perché non è ancora possibile fare previsioni attendibili. Non ha suggerito soluzioni nemmeno il dirigente Giannelli. Eppure non è complicato, basterebbe dichiarare il vero e cioè che allo stato attuale non esiste un numero di aule sufficiente a garantire il rispetto delle prescrizioni di sicurezza per tutti gli studenti (soprattutto il rispetto delle distanze interpersonali almeno di un metro); ciò comporterà, inevitabilmente, il frazionamento in più classi. Ecco, l’ho detto, non è complicato ma tutto ciò mette a nudo la miopia o, se si vuole, l’azzardo, delle scelte operate nel tempo, così come ho prima ricordato, in materia di dimensionamento.

Verrebbe da dire che tutto, prima o poi, ritorna!!!! L’emergenza sanitaria, per esempio, è stata gestita con strumenti emergenziali adeguati alle necessità, nonostante le note carenze strutturali e di organici dovute ai ricorrenti tagli alla spesa.

Su quella emergenza sono stati, infatti, concentrati tanti fondi da investire e, con procedure emergenziali si è provveduto anche a reclutare nuovo personale sanitario, tanto personale. Anche sulle strutture ospedaliere, da riconvertire o da costruire, sono state concentrate molte risorse economiche, così come sulle dotazioni strumentali. Non conosciamo ancora quale sarà l’evoluzione della pandemia ma sicuramente, dal punto di vista sanitario, sono stati predisposti, in maniera importante, i necessari dispositivi di contrasto e di intervento.

E la scuola??? Aspetta! Cosa, forse un miracolo? Ma anche per quelli occorre attrezzarsi!

ANP, tornando all’articolo di Giuliani, chiede di “sburocratizzare e snellire l’azione dei dirigenti scolastici, eliminando qualsiasi sovrapposizione di competenza con gli organi collegiali in materia di gestione delle risorse umane, economiche e strumentali; assicurare l’assunzione a settembre dei Dsga vincitori di concorso; e da ultimo rivedere la responsabilità penale datoriale in materia infortunistica, …”.

Nessuno, nemmeno ANP, chiede l’unica cosa veramente utile per affrontare questo disastro: la revisione del dimensionamento scolastico che, così come voluto dalle norme vigenti, determina enormi difficoltà organizzative e gestionali.

Occorre, secondo me, facendo tesoro della consapevolezza delle fragilità di sistema messe in luce dalla emergenza covid19, procedere rapidamente a RI-DIMENSIONARE gli Istituti,  a RI-DIMENSIONARE le aule, a  REPERIRE nuove strutture convertibili in scuole, ad ASSUMERE DOCENTI (tanti, ne serviranno tantissimi), per garantire il diritto allo studio a ciascuno, a REPERIRE nuovi DS, anche facendo ricorso a quelle procedure straordinarie già poste in essere in passato con la L. 107/15 ed al fine di estinguere il contenzioso che la procedura concorsuale messa in atto ha determinato.

I dirigenti che ANP deve statutariamente tutelare non penso possano limitarsi a chiedere di rivedere la responsabilità penale datoriale in materia infortunistica (richiesta improbabile da soddisfare), penso, infatti, che desiderino di poter gestire ed organizzare meglio le scuole con popolazioni scolastiche di dimensioni ragionevoli e gestibili rispetto allo stato strutturale delle scuole ospitanti.

Personalmente non penso che siano alla spasmodica ricerca della eliminazione di possibili sovrapposizioni di competenza con gli organi collegiali. I dirigenti sanno quanto noi, che collaborare fa bene e che il confronto all’interno degli organi collegiali è vitale. Solo da un sano confronto è possibile dar vita a buone idee che diventano anche buone prassi. L’immagine dell’uomo solo al comando è scaduta, finita. Il Covid ha prodotto tanto male ma ci ha anche consentito di riscoprire l’importanza della collaborazione e della partecipazione!

Pragmatismo, è questo ciò che serve!

Marilina Treglia

Preparazione concorso ordinario inglese