Polimeni, La Sapienza: “Ad ottobre tutti in presenza” [VIDEO INTERVISTA]

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Rientro in presenza è la priorità. Continueremo con lo screening gratuito per i nostri studenti”.

Antonella Polimeni, prima rettrice donna dell’Università La Sapienza di Roma, durante un’intervista a La Tecnica della Scuola, parla dell’iniziativa del suo Ateneo per monitorare i contagi e garantire sicurezza ai suoi studenti. Sul trend negativo delle immatricolazioni poi ribatte: “Sapienza è in crescita, merito della nostra politica”.

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La Sapienza ha avviato un screening dei proprio studenti con tamponi molecolari, in collaborazione con il Policlinico Umberto I e il patrocinio della Regione Lazio. Come sta procedendo?

Questa è una iniziativa di Sapienza, che con il suo consiglio di amministrazione ha stanziato delle risorse dedicate all’esecuzione dei tamponi molecolari in costanza della riapertura dell’attività didattica del secondo semestre. L’iniziativa è partita il 1° marzo, poi ci siamo fermati quando il Lazio è diventata zona rossa e dal 12 aprile abbiamo ripreso. C’è stata una eccellente adesione da parte degli studenti e ci tengo a sottolineare sia stata una nostra strategia per riaprire in totale sicurezza il nostro ateneo.

Avete riscontrato casi di positività? Se sì, come avete provveduto ad isolarli?

Le percentuali di positività si sono attestate sotto l’1%, quindi sotto la media regionale. Il percorso, una volta accertata la positività, va in due direzioni: la segnalazione all’Asl competente e poi un approfondimento interno riguardo ai contatti per implementare il tracciamento. Questa iniziativa è di particolare importanza non solo per il rientro in sicurezza e tracciamento, ma anche il sostegno degli studenti delle professioni sanitarie degli ultimi anni, quindi una iniziativa degli studenti per gli studenti.

Vi siete dotati di una vostra task force per fronteggiare il virus. Quali sono state le linee guida per docenti e studenti?

La task force è stata istituita subito dopo l’inizio della pandemia, costituita da esperti scientifici, che nel nostro ateneo non mancano, dai responsabili dell’ufficio sicurezza. Le linee guida sono costantemente aggiornate, secondo l’andamento della pandemia, e sono parte di un tracciamento costante che La Sapienza farà e continuerà a fare.

Come sono andate le lezioni e gli esami online? E come avete capito se uno studente non riceveva aiuti?

Le linee guida anche sugli esami a distanza, sia per quelli scritti sia orali, sono state aggiornate anche con l’adozione del doppio schermo, quindi del doppio controllo, sia dell’ambiente circostante sia del video in diretta. Noi, tuttavia, dal 7 aprile, abbiamo riaperto in presenza tutti i corsi di studi e aule. Anche gli esami e le sedute di laurea possono essere disposte in presenza, garantendo tuttavia quelle a distanza. Auspico ovviamente che il prossimo anno accademico sia con il ritorno in presenza, sebbene sia difficile eliminare del tutto la modalità a distanza.

Secondo un trend nazionale, vi è un calo nelle immatricolazioni. E’così anche per il suo ateneo? Secondo lei è per l’aumento delle tasse universitarie? Non funziona qualcosa nell’orientamento dei liceali?

Noi, in realtà, abbiamo registrato un aumento dell’8%. Sicuramente ha inciso la politica che l’Ateneo ha attuato proprio nella tassazione, per venire incontro alle famiglie. Rispetto al tutoraggio dei ragazzi del liceo, però, bisogna fare di più. Ritengo infatti che gli Atenei debbano mettere in piedi dei potenti piani di orientamento per i ragazzi, per le matricole e per evitare gli abbandoni universitari.

La Sapienza si è affermata primo Ateneo al mondo negli studi classici e nella storia antica. Come si raggiungono questi risultati?

La tradizione di Sapienza sugli studi classici è veramente importante che nel tempo è stata fortemente implementata con una offerta formativa che è stata contaminata anche da corsi di laurea in inglese, laboratori teatrali. Tradizione e innovazione, con inserimento di discipline non classicamente umanistiche che vanno nella nella direzione dei saperi umanistici.

Com’è essere il primo rettore donna del più grande ateneo d’Europa?

La notizia che La Sapienza dopo 718 anni abbia una Rettrice donna è stata molto diffusa. La mia elezione è stata supportata dal 61% delle preferenze. Quindi, mi piace di più sottolineare l’aspetto dell’unità dell’ateneo, con un tema e un programma sposato da molti. Avere una Rettrice certamente può essere considerato uno stimolo per le nostre ragazze che pensano: “Si può fare”.

Un augurio e auspicio che rivolge ai suoi studenti e colleghi.

Bisogna essere ottimisti, guardando ad un futuro che, dopo lo stress e dramma causato della pandemia, rimetta nell’ordine giusto le priorità. Bisogna considerare questo momento di crisi come un’opportunità per ripartire meglio, non solo per l’università, ma per il nostro Paese intero, puntando alla ricerca, formazione e salute, che sono il volano del nostro Paese.

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