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Povertà educativa? I parametri per conoscerla

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Se  73,7% degli studenti di famiglie benestanti usa internet per leggere notizie e  tra quelli svantaggiati solo il 60,4%, tuttavia la povertà educativa non è solo tecnologica. 

Infatti, secondo i dati del Miur, 6.244 dei circa 1.703.000 alunni, frequentanti all’inizio dell’anno scolastico 2016/2017 la ex scuola media, hanno abbandonato e 99.272 sono invece i ragazzi che hanno abbandonato la scuola superiore prima di diplomarsi.

Cosa è dunque successo? Una ricerca pubblicata dal Sole 24 Ore entra nei meandri della povertà educativa, cercando di spiegare che essa si misura partendo “dallo svantaggio sociale (ed economico) e ragionando in termini di comunità educante. E soprattutto, impostando il discorso in termini di divari territoriali; e per comprendere i divari territoriali servono dati più disaggregati che misurino lo svantaggio con estrema granularità, per esempio sulla base delle infrastrutture in prossimità della residenza. Dati che non sempre ci sono.

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Secondo Infodata si potrebbe iniziare dai dati riguardanti:

– diffusione delle famiglie povere (in particolare in povertà abitativa);

– il livello di istruzione dei familiari dei ragazzi;

– impatto della presenza di tanti figli sullo svantaggio sociale;

– presenza di una comunità educante (servizi extra scolastici ed extra familiari).

Da questi quattro punti derivano pure: 

– diffusione della banda larga;

– possesso di strumenti digitali per l’apprendimento, a casa e a scuola.

Oltre dunque alla condizione economica familiare e i relativi titoli di studio dei genitori, a provocare la povertà educativa c’è pure il divario digitale.

In questi mesi, riporta Il Sole 24ore riprendendo dati già noti,  sono rimasti a casa oltre 8 milioni e mezzo di bambini e ragazzi dall’asilo alle scuole superiori, ma un ragazzino su otto (il 12,3%) tra 6 e 17 anni non aveva un pc o un tablet a casa, uno su cinque nel mezzogiorno. Dall’atra parte c’è il 6,1% dei ragazzi che vive in famiglie dove è disponibile almeno un computer per componente (dato Istat 2020). Il 5,3% delle famiglie con un figlio che dichiara di non potersi permettere l’acquisto di un pc.  Inoltre, il fatto che la maggior parte delle famiglie con minori abbia una connessione internet domestica, è una media ingannevole. Nei paesi con meno di 2000 abitanti nel 2019 era connesso il 69% delle famiglie, contro l’80% delle aree metropolitane.

Ma non solo, il 6,5% di nuclei familiari con un figlio minore è oggi in povertà assoluta, mentre in quelle con 2 figli si tocca il 10,6% e in quelle con 3 o più figli il 20%. 

Poi ci sono i nuclei con un solo genitore.

In ogni caso, il 58% delle famiglie con figli che in Italia non ha un accesso domestico alla rete, dichiara come causa il costo: un dato che segnala un elemento di discriminazione tra i minori, in base alla condizione economica e sociale dei genitori. Il 41,9% dei minori italiani poi vive in una abitazione sovraffollata e il 7% affronta anche un disagio abitativo.

Il giornale economico non prospetta soluzioni, ma è evidente che la povertà educativa, con gli abbandoni e le dispersioni, più che dipendere dalla scuola e dunque dalla sua funzione, ha la sua causa principale nel sistema economico e politico della Nazione, nella sua frastagliata e incoerente distribuzione di ricchezze e di lavoro, nella evidente disparità sociale non solo tra Nord e Sud, ma anche tra periferie e centro, fra campagne e aree metropolitane.       

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