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Presentato il “Quaderno Bianco”: decentramento e lotta al precariato

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Sul fronte della scuola l’Italia è ancora molto distante dalla media Ocse, ma ci sono segnali positivi che il Governo conta di valorizzare decentrando sempre più le competenze a livello locale ed eliminando la piaga del precariato. 
Il quadro è stato presentato il 21 settembre a Roma direttamente dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, e dal ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, al termine della presentazione del “Quaderno Bianco sulla scuola”. 
"Solo con una visione di lungo periodo – ha detto Prodi – possiamo chiudere con il precariato degli insegnanti e non riaprirlo”.
L’argomento è stato meglio esplicitato da Fioroni, che ha spiegato come grazie ad un lavoro condiviso fra Ministero dell’Economia e quello dell’Istruzione, “noi entro cinque anni andremo alla stabilizzazione non solo dei 150 mila precari già prevista, ma di tutti coloro che stanno dentro le graduatorie a esaurimento. 
Il Quaderno Bianco è stato elaborato da esperti e tecnici che hanno valutato la scuola – ha continuato il ministro – ed offre un contributo di certezza a chi fino a oggi era dentro queste graduatorie e magari a cinquant’anni non sapeva ancora quale sarebbe stato il suo domani. Centocinquantamila precari sono quelli che dovranno essere assunti nel periodo 2007-2009 e per chiudere le graduatorie a esaurimento, a questi se ne aggiungeranno tra i 70 e i 90 mila".
Durante la presentazione del ‘Libro bianco’ è stata affrontata anche la sempre più sensibile differenza fra le scuole del Nord e quelle del Sud: "va molto oltre rispetto a quanto io pensassi – ha confessato Prodi – Qui servono risorse addizionali, ma anche un’attenzione fortissima a guarire da alcuni difetti organizzativi che ci sono. Questo dovrà avvenire nella prima fase del programma per l’istruzione, 2007-2013, perché mi sembra il problema più evidente e anche, però, forse, il più facile su cui intervenire. Ovviamente – ha aggiunto Prodi – ridistribuire le risorse significa rendere meno rigido il modello organizzativo". 
E’ in quest’ottica, quindi, che il premier ha rilanciato la necessità di maggior autonomia scolastica. "Allo Stato centrale devono restare le competenze per obiettivi e standard di qualità, ma la gestione deve essere sempre di più a livello regionale o sub-regionale".
Il concetto di puntare sul decentramento scolastico è stato ripreso più volte anche dal ministro Fioroni: “La spesa italiana per la scuola – ha detto Fioroni durante il suo intervento – rispetto alle medie Ocse è espressione di singolarità e particolarità: per questo abbiamo pensato ad avviare un processo di razionalizzazione. Esattamente come feci anni fa lavorando sul sistema sanitario nazionale, non si tratta di un problema di budget, ma di trovare l’appropriatezza delle risorse: nella sanità vanno destinate alle singole malattie e ai malati, mentre nella scuola la priorità va data al personale e alla programmazione. Per questo occorre superare il precariato e dare maggiore dignità alla professione del docente. E per questo occorre realizzare una programmazione nazionale uniforme, ma che eviti però non solo gli sprechi ma anche i lussi: con le Regioni, i Comuni e in alcuni casi le Province dobbiamo trovare insieme proprio i meccanismi che portano agli sprechi”.
Tra i punti a favore della scuola italiana, il ministro Fioroni ha ricordato come negli ultimi anni siano aumentati dal 70 all’80% i ragazzi in possesso della licenza media, “portandoci abbastanza vicino alla media Ocse”, e come nello stesso periodo i costi per ogni studente si siano incrementati “solo del 5% contro il 40% dei Paesi Ocse”. 
Fioroni ha anche ribadito che le peculiarità del sistema scolastico italiano (l’alto numero di edifici scolastici a causa della disomogeneità del territorio, le 40 ore alle materne, il tempo pieno e prolungato, l’inserimento e l’integrazione dei diversamente abili) “sono scelte di civiltà di un’istituzione che non possono essere smantellate ma, piuttosto, rafforzate”.
La presentazione è stata del "Quaderno bianco sulla scuola" si è chiusa con alcune affermazioni del premier Prodi su un tema di attualità come l’imperversare del bullismo.
“E’ un problema ‘sociale’ che la scuola deve affrontare, ma non è solo italiano, ma è un problema che c’è in tutta Europa. Non è quindi prendendo un modello dall’estero che si possono risolvere. Questo – ha detto il premier – è un problema la cui soluzione io assolutamente ignoro. Non credo che esista una soluzione, ma è lasciata alla grandezza dell’insegnante – ha continuato Prodi -, alla sua capacità di aggregare. Ovviamente, la società deve contribuire a dargli autorità, ma dipende da un tipo di reazione dei ragazzi che è influenzata da modelli che sono assolutamente estranei alla scuola". 
"La scuola – ha concluso – farà ancora tanta fatica ad arrivare a questo capitolo e io mi auguro che almeno il problema possa essere alleviato in futuro, anche se non cancellato".

Per visionare il "Quaderno bianco sulla scuola", consulta il box "Approfondimenti".

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