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Questionari su Religione: prof sospeso per due mesi, ma c’è dell’altro

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Ha assunto contorni diversi, rispetto a quelli inizialmente divulgati dai mass-media, la vicenda della sospensione per due mesi dall’attività didattica di Alberto Marani, docente di matematica e fisica del Liceo Scientifico Righi di Cesena. Inizialmente la stampa aveva ricondotto il provvedimento, assunto dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione su indicazione dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna e dell’Usp di Forlì, ad un’indagine svolta dal docente nelle proprie classi per rilevare quanti studenti (una settantina in tutto) sceglierebbero la materia alternativa alla Religione qualora l’istituto la programmasse: in particolare nel questionario ciascuno doveva indicare quale insegnamento avrebbe scelto fra Religione cattolica, Storia delle religioni e Diritti umani.
A molti è sembrata davvero esagerata la decisione assunta dal Cnpi. Ad iniziare dai Cobas. Che il 3 giugno hanno aderito al sit-in, organizzato da Davide Fabbri, aspirante sindaco di Cesena, svolto davanti al liceo romagnolo dove insegna il professor Marani. Il sindacato di base non ha però mai sostenuto che la pena inflitta al docente fosse legata esclusivamente alla somministrazione dei questionari. “Alla base della grave decisione assunta dal Consiglio della pubblica istruzione – spiega Claudia Benedetti, una delle rappresentanti Cobas dell’area romagnola che ha partecipato alla manifestazione di protesta del 3 giugno – non c’era di certo solo l’episodio dei questionari: questo è stato solo l’ultimo  contestato al docente di matematica. Prima ve ne erano stati altri, tra cui l’affissione di un volantino, stampato a scuola, nelle bacheche dell’istituto Righi, durante il bombardamento di Gaza, con sopra una foto di un bambino palestinese scalzo e sofferente. Un altro motivo del dissenso dell’amministrazione nei suoi confronti – continua Benedetti – si ricondurrebbe poi anche alla consegna tardiva di un piano di lavoro obbligatorio”.
Motivazioni che però, sempre secondo i Cobas, non giustificherebbero una sentenza inaudita e pesantissima. La rappresentante del sindacato sostiene, infatti, che l’episodio determinante nel far richiedere la sospensione (inizialmente addirittura di sei mesi) era legato alla presentazione del questionario agli studenti. Un’operazione che per la docente-sindacalista romagnola non dovrebbe far gridare allo scandalo: “il docente – dice la rappresentante Cobas – ha solo cercato di capire se c’erano le condizioni nella scuola di introdurre, e poi presentare in sede di Collegio dei docenti, l’ora alternativa alla Religione (ovviamente per chi non se ne avvale). Ed i presupposti c’erano tutti, visto che dall’indagine è emerso che solo l’11% sceglierebbe Religione cattolica. E di fronte a questa percentuale il Collegio Docenti aveva recepito le proposte di Marani dando l’ok ad offrire agli studenti la Materia alternativa. Ma la novità ha fatto infuriare gli insegnanti di religione e i cattolici integralisti all’interno del liceo, i quali tramite una lettera di don Stefano Pasolini, docente di Religione delle classi coinvolte nel questionario, hanno denunciato all’Ufficio scolastico regionale l’iniziativa di Marani.
E’ così scattata la sanzione, anche alla luce dei precedenti del docente di matematica. A sancirla, sottolineano sempre dal sindacato, è stata l’ispettrice inviata dall’Usr, Rosanna Facchini, che avrebbe persino diffidato il docente dal fare conoscere agli alunni i risultati dell’indagine. Per il momento i Cobas hanno chiesto le motivazioni del provvedimento. Poi hanno già annunciato che faranno ricorso al giudice del lavoro.
Il quale, nella sua opera di indagine per capire meglio come sono andate le cose, non potrà non tenere conto della presa di posizione dell’Usr romagnolo. Il quale, preso atto della vicenda, divenuta di dominio pubblico, a livello di stampa nazionale, ha emesso un comunicato attraverso cui sottolinea che “la notizia è vera per quanto concerne la sospensione dall’insegnamento per due mesi. E’ infondato, invece, che tale sospensione – sostiene l’Usr dell’Emilia Romagna – sia stata comminata per le ragioni riportate dalla stampa. La sospensione è stata disposta nel pieno rispetto delle procedure previste a tutela dei lavoratori ed in attuazione dei principi di gradualità e proporzionalità”.

L’Ufficio scolastico romagnolo ha anche spiegato di aver avviato l’indagine “sulla base degli esiti di una indagine ispettiva disposta a seguito di diverse situazioni concernenti le relazioni interpersonali ed il comportamento del docente”. Sottolineando, comunque come ‘la vicenda del ‘questionario’ è solo uno dei molti elementi contestati, non per le ragioni riportate dai mass-media. E’ infatti illegittimo che un docente proponga ai propri studenti ‘questionari’ relativi a materie diverse dalla propria (quali che esse siano) e senza preventiva autorizzazione degli Organi Competenti”. Una “leggerezza”, per l’Usr non l’unica, che terrà lontano il docente da scuola per due mesi. Quelli estivi, durante i quali percepirà meno della metà dello stipendio. A meno che il giudice del lavoro non consideri il docente  parte lesa.