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Rendere obbligatori i corsi di educazione sentimentale: appello alla ministra

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Il sindaco di Capannori (Lucca),  il paese in cui abita il presunto assassino della donna bruciata viva nel piazzale dell’ex ospedale di Lucca ha scritto una lettera alla ministra dell’istruzione Stefania Giannini per chiedere di rendere obbligatori nelle scuole i corsi di educazione sentimentale e di genere  per combattere la violenza sulle donne.

 

Ecco il testo pubblicato sulla edizione fiorentina di Repubblica

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Egregio Ministro,

Le scrivo questa lettera certo di incontrare un desiderio condiviso, che è quello di riuscire a creare le condizioni culturali e sociali perché certi fenomeni che oggi sconvolgono sempre più spesso le nostre comunità non accadano più, o diventino davvero sporadici episodi riconducibili alla follia del singolo.

Mi riferisco, come avrà intuito, al Femminicidio, ovvero alle donne che muoiono per mano di un uomo.

Il tema della violenza sulle donne non è un problema delle donne, non è un qualcosa legato soltanto alla pazzia di un momento o a un raptus, è purtroppo qualcosa di più profondo, è intrinseco nella cultura del nostro Paese, dove l’uguaglianza fra uomo e donna è, per molti aspetti, più formale che sostanziale.

La violenza sulle donne è un tema che ci interessa tutti, uomini e donne.

Di fronte a tante vittime, come uomo in primo luogo, e poi come Sindaco e Presidente di Provincia, Le chiedo di rendere obbligatori nelle scuole i corsi di educazione sentimentale e di genere.

E’ evidente che l’idea della ‘donna-oggetto’ di cui un uomo può disporre fino alla morte appartiene alla nostra cultura, è evidente che c’è difficoltà ad accettare che una donna dica ‘no’, è evidente che una donna deve aver paura a dire ‘la relazione è finita’.

So che l’iter in Parlamento su questo argomento è stato tortuoso, ma c’è bisogno di coraggio. C’è bisogno di superare le resistenze di chi non vuole che si diffonda con forza la cultura della donna libera, autonoma, che si auto-determina.

Tra l’altro, sono convinto che una donna libera, autonoma e che si auto-determina è anche garanzia affinché nella nostra società ci siano famiglie forti, coese, che sanno fare fronte alle difficoltà. Lo scambio alla pari fra uomo e donna, infatti, è un valore straordinario, che dà alla coppia una marcia in più, e che le consente di affrontare gli ostacoli che nella vita capitano.

Non è nella paura, nel possesso, nel tarpare le ali la felicità, né sociale, né del singolo.

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E’ necessario affrontare il tema di che cosa significa essere ‘uomo’, di cosa significa essere ‘donna’, di cosa significa il rispetto, cosa vuol dire ‘avere una relazione sentimentale’.

Chiedo a Lei di rendere obbligatori questi corsi perché è un tema d’interesse nazionale, che richiede fondi ad hoc perché esperti si occupino di svolgere i corsi nelle scuole di tutta Italia.

C’è bisogno di un segnale forte dal Governo – sappiamo che la Buona Scuola lo prevede, ma occorre un impegno maggiore – nel senso che l’educazione sentimentale e di genere non deve essere presentata come un optional nelle scuole, bensì come una cosa che va fatta. Questo accade da anni in tanti Paesi dell’Unione Europea, in Germania dal 1968, in Danimarca e Finlandia dal 1970, in Francia dal 1998, per fare alcuni esempi.

Come istituzione locale, mi metto a disposizione per collaborare fattivamente a questo percorso, certo che a noi si uniranno tanti primi cittadini e anche le altre Istituzioni del territorio.

La violenza sulle donne – il Femminicidio – oggi ci richiede azioni concrete per cambiare una cultura maschilista-sessista che purtroppo è ancora radicata, e che purtroppo spesso emerge in tutta la sua brutalità.

Non voglio più che le nostre comunità piangano una vittima, vogliamo agire perché non succeda mai più.

Insieme possiamo incidere, possiamo promuovere una cultura sentimentale degna del sentimento più bello che conosciamo, ovvero dell’Amore.

 Il sindaco, Luca Menesini

Il sindaco tuttavia nella sua lettera usa il maschile, “Ministro”,  per indicare una donna alla quale ci si dovrebbe rivolgere al femminile, sia perché il termine in italiano esiste: Ministra, e sia perché l’educazione di genere inizia prima di tutto dalla “parola”, dal “termine” che indica il confine (Terminus appunto) il quale  delimita e spiega.  

Ma non solo, sembra proprio che per debellare tutti i mali della società si debba sempre partire dalla scuola che per contro però sembra essere lasciata a se stessa o “riformata” secondo parametri che poco tengono contro della sue reali necessità.    

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