Home Politica scolastica Renzi: cosa diceva sulla scuola prima del 2014

Renzi: cosa diceva sulla scuola prima del 2014

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Parti dall’idea che non si fanno le riforme sulla scuola passando per l’ennesima volta sulla testa degli insegnanti, senza coinvolgerli, partendo dall’alto. La prima iniziativa che noi faremo, su cui chiedo il voto esplicito, è sulla scuola. Una gigantesca campagna d’ascolto sulla scuola che porti il Pd a valorizzare i 5200 assessori all’istruzione, i docenti. E che possa anche dire che l’Italia ha ancora un’anima”.

Ancora prima in un documento presentato da Matteo Renzi a Verona il 13 settembre 2012, in occasione dell’annuncio della sua candidatura alle primarie del Pd, si parlava con minuzia di scuola in un paragrafo titolato “Una scuola dove si impara davvero”. In questo documento si diceva: “La scuola è il terreno sul quale si gioca il futuro del nostro Paese. Bisogna tornare ad investire, ma farlo con modalità nuove, che mettano al centro la qualità dell’educazione che diamo ai nostri figli. È davvero un paradosso, quello di una scuola nella quale si danno voti a tutti, ma non alla qualità dell’insegnamento e delle strutture scolastiche.

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Gli istituti scolastici devono godere di un’ampia autonomia, anche riguardo alla selezione del personale didattico e amministrativo, con una piena responsabilizzazione dei rispettivi vertici e il corrispondente pieno recupero da parte loro delle prerogative programmatorie e dirigenziali necessarie. Questo obiettivo va preparato attraverso una fase transitoria nella quale si incominci a responsabilizzare gli istituti scolastici mediante una valutazione della performance gestita da una struttura indipendente centralizzata. Perciò proponiamo:
1. un forte investimento sulla scuola e, in particolare, sulla formazione e l’incentivazione degli insegnanti, sull’edilizia scolastica e sull’upgrade tecnologico della didattica;
2. la valutazione degli istituti scolastici attraverso il completamento e il rafforzamento del nuovo Sistema di Valutazione centrato sull’azione di Invalsi e Indire, con la prospettiva di avvicinare gradualmente il nostro modello a quello britannico centrato sull’azione della Ofsted;
3. incentivi ai dirigenti scolastici basati sulla valutazione della performance delle strutture loro affidate;
4. una revisione complessiva delle procedure di selezione e assunzione dei docenti, basata sulle competenze specifiche e sull’effettiva capacità di insegnare;
5. una formazione in servizio per gli insegnanti obbligatoria e certificata, i cui esiti devono contribuire alla valutazione dei docenti e alle progressioni di carriera, basata su un mix di: aggiornamento disciplinare, progettazione di percorsi con altri colleghi, aggiornamento sull’uso delle nuove tecnologie per la didattica, incontri con psicologi dell’età evolutiva o con medici per capire come affrontare handicap o disturbi di apprendimento sui quali la scienza ha fatto progressi.
6. la valutazione e incentivazione degli insegnanti, attivando in ciascun istituto scolastico un meccanismo finalizzato all’attribuzione di un premio economico annuale agli insegnanti migliori, scelti da un comitato composto dal preside, da due insegnanti eletti dagli altri (cui andrà il 50% del premio e che non potranno ovviamente essere selezionati per il premio intero) e da un rappresentante delle famiglie eletto dalle stesse, sulla scorta del progetto pilota “Valorizza”, già sperimentato in quattro province nel corso del 2010-2011.