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Rientro a scuola a settembre. Giuliani: con l’organico attuale e 100mila alunni in meno, avremo più docenti per coprire i buchi – PODCAST

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Via le mascherine alla maturità? “Noi siamo dell’avviso che erano e rimangono ben altre le problematiche a scuola. Tuttavia ravvisiamo un eccesso di sicurezza. Un paio di giorni fa c’è stato un concerto al Circo Massimo senza ombra di mascherina; e anche al chiuso sono concesse, mi vengono in mente le discoteche”. Così il nostro direttore Alessandro Giuliani nell’appuntamento podcast di Radio Cusano.

Dunque perché continuare a tenerle in aula? Pensiamo all’orale degli esami di Stato, continua il direttore: “con un solo studente che sta a due metri di distanza dalla commissione, in un ambiente con finestre aperte, che problema c’è? In questo contesto la mascherina è naturale che non sia necessaria”.

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“Dal Tar non mi aspetto grandi novità. Il Tar non può fare altro che prendere atto della legge. A fronte di una legge che previene epidemie il Tar non si prende la responsabilità di dire che per anno scolastico va intesa la fine delle lezioni”.

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Organici scuola

“Tornando ai problemi più vicini agli studenti e al personale, facciamo notare che a scuola il prossimo anno avremo gli stessi numeri di sempre sugli organici. Tornano aule con 28 o 30 alunni, come se il Covid non fosse mai esistito”.

E al tempo stesso precisa: “Riconosciamo anche che rimane inalterato l’organico attuale, nonostante oltre 100mila studenti in meno iscritti per l’anno scolastico 2022-2023: ciò significa che l’anno prossimo ci saranno più docenti a disposizione e più possibilità di coprire ore di buco, di fare progetti e potenziamento. La famosa decurtazione delle 10mila cattedre infatti si attuerà secondo il decreto 36 solo a partire dal 2026”.

“Rimane l’agitazione dei sindacati – aggiunge – che non sono contenti di come sta andando la contrattazione per il rinnovo del contratto né dell’andamento del decreto 36. È previsto un nuovo incontro presso l’Aran, ma non ci sono buone nuove, i soldi sono quelli già stanziati per il vecchio contratto. A questo punto speriamo nella nuova legge di bilancio per il contratto 2022-2024, e nell’ipotesi che il Governo si decida a rivedere le cifre veramente modeste degli stipendi della scuola,” conclude Alessandro Giuliani sul tema del contratto.

Le scuole formano competenze spendibili sul mercato del lavoro?

Ai ragazzi non piace lavorare in azienda: è il nuovo argomento su cui Alessio Moriggi, conduttore del programma di Radio Cusano, chiede conto al direttore Giuliani.

Uno studio della Fondazione Nord-est è andata a sentire le imprese per conoscere il rapporto delle aziende con i giovani. A quanto pare – spiega il direttore – due aziende su tre faticano a trovare giovani e si sono accorte che non c’è questo appeal da parte loro. Sembrerebbe che non vi sia molto interesse per la mancanza di percorsi di crescita professionale”.

Ad ogni modo si tratterebbe di “una mancanza di amore reciproco, perché a loro volta le aziende si rendono conto che non conviene investire su ragazzi che non hanno le competenze adatte. Ma qui entra in ballo la scuola e gli Its”.

E sempre sugli Its precisa: “Ricordiamo che coinvolgono qualche migliaio di studenti l’anno a fronte di milioni di studenti, del resto c’è una riforma che vuole ampliare gli Its, il ministro parlava addirittura di decuplicarli, ma ad oggi la situazione è questa. Nel Veneto sappiamo che c’è anche un’alta percentuale di ragazzi che non va all’Università e che addirittura lascia la scuola anzitempo per andare a lavorare ma anche in questo caso le competenze poi non vengono riscontrate dalle aziende”.

“Manca un apporto da parte dello Stato nell’avvicinare gli studenti alle aziende – conclude il direttore Giuliani -. Magari un ragazzo non ha competenze informatico-tecnologiche ma se qualcuno gliele fornisse magari potrebbe entrare nel mondo del lavoro. Dovrebbe essere il ruolo degli Its o delle scuole specializzanti; o potrebbe essere il ruolo delle aziende, se si occupassero di offrire una formazione intermedia tra maturità e mondo del lavoro, ma questo passaggio non sempre avviene e alla fine ci ritroviamo con aziende scontente e studenti scontenti e quasi 100mila posti di lavoro inevasi l’anno. Un vero peccato, considerando il numero di Neet altissimo in Italia“.

“Non riusciamo a fare incontrare domanda e offerta di lavoro: un vero paradosso”.