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Rientro a scuola e numero di alunni per classe

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Gentile direttore,
scrivo per portare all’attenzione di questa redazione una questione di non poco conto in merito al rientro a scuola stabilito nei giorni 7/ 11/ 18/25 gennaio e in alcuni casi 1° febbraio, viste le ultime ordinanze di alcuni presidenti di Regione.
Sono una docente di un liceo calabrese. Leggo ormai da tempo in merito alla rimodulazione dei tempi d’ingresso a scuola e sulla percentuale di studenti in presenza stabilita prima al 75% e poi, dopo ampie discussioni, al 50% … ma la questione da chiarire è se il 50% di studenti è inteso sulla popolazione complessiva di ogni Istituto oppure sulla popolazione complessiva di ciascuna classe. La differente interpretazione è fondamentale, a mio avviso, perché oltre la questione dei trasporti l’aspetto più inquietante rimane il numero di studenti all’interno di ogni classe/aula.  

In questi giorni sono giunte alcune comunicazioni in cui il D.S. del mio Liceo rendeva noto a tutti i docenti, al personale ATA, agli studenti e alle famiglie del nuovo calendario scolastico in merito alle decisioni prese all’interno dei tavoli prefettizi sul rientro a scuola in sicurezza. Bene, ho preso visione dei comunicati dai quali si evince che la metà delle classi farà una turnazione con ingressi scaglionati tra lezioni in presenza e a distanza, ma con il numero degli alunni per classe invariato!!!!

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Pertanto, mi ritroverò insieme ad altri miei colleghi, una volta tornati in presenza, a lavorare con alcune classi che arrivano fino a 30 persone in un’aula, tra alunni, docente curriculare e docenti di sostegno.  Mi chiedo allora, si può parlare di rientro in sicurezza??? Diverso sarebbe se le classi numerose venissero divise in due gruppi, consentendo a ogni gruppo una turnazione presenza/distanza col medesimo orario di lezione.

Ovviamente la scuola in presenza rappresenta la pienezza e la bellezza della formazione e dell’azione educativa nella sua dimensione dinamica e relazionale, e chi potrebbe negarlo, ma in una situazione ancora fortemente condizionata dall’emergenza epidemiologica credo si debbano fare delle serie considerazioni.

Se è vero, come tutti sostengono e come credo anch’io, che la Scuola in presenza è prioritaria, allora perché il corpo docente non è tra le prime categorie ad essere contemplato per il vaccino, anche in considerazione dell’età media piuttosto alta dei docenti italiani rispetto ai colleghi di altri Paesi europei?
Ancora. Questo rientro del 7/11/25 gennaio o del 1° febbraio sarà accompagnato da uno screening per tutto il comparto scuola???
Sono una docente di 60 anni che ama questo mestiere e continua a lavorare e ad aggiornarsi con lo stesso entusiasmo dei primi anni, condivido a pieno che la scuola in presenza è importantissima, ma in questa situazione così difficile e pericolosa, qual è il prezzo da pagare????  Non rientro in una categoria fragile, seppure la mia età come per molti miei colleghi è sicuramente un indicatore significativo sulla pericolosità di un eventuale contagio, e per inciso tutti i dispositivi efficaci di protezione, mascherina FFP2 e visiera, ricadono esclusivamente a mie spese, ma la vera fragilità di questa partita sta nel come affrontare ogni giorno aule gremite di studenti!!

Mi chiedo allora, perché all’interno dei tavoli condivisi tra scienziati e funzionari del Ministero non viene affrontata la questione del numero massimo di studenti per classe, senza lasciare la decisione alle singole Scuole? Per quanto siano grandi le aule degli istituti avere all’interno di ogni aula una popolazione studentesca molto numerosa fa la differenza sull’incidenza del contagio, come è stato ampiamente dimostrato dagli scienziati. In caso di pandemia, infatti, la condivisione degli spazi, dal privato al pubblico, si affronta basandosi sui numeri o sulla percentuale di persone in presenza. Questo vale per tutti gli ambiti lavorativi, ma per le scuole questo principio non sembra essere contemplato. 

Comprendo che la complessità di tale emergenza epidemiologica può non trovare la misura per tutto, ma sembra davvero una contraddizione in termini ascoltare ogni giorno da medici e scienziati quanto sia importante limitare il numero delle persone tra le mura domestiche o negli uffici o nei negozi e poi invece prendere atto che per le aule scolastiche tutto questo diventi aleatorio. Perché quando si parla di scuola non si pone chiarezza sul limite massimo consentito di persone all’interno delle singole classi??? Conosciamo bene le misure di almeno un metro di distanziamento adottate dai dirigenti di tutte le scuole italiane, ma quando parliamo di 30 persone che condividono un’aula per 5/6 ore al giorno a me sembra sia una sfida che corre sul filo del rasoio. Qual è la ratio???

Un rientro a scuola senza regole chiare e senza una programmazione che ponga in essere da subito una campagna di vaccinazione per tutti i lavoratori della Scuola, e che chiarisca definitivamente quale sia il numero massimo consentito di studenti all’interno di ogni classe rischia di diventare una ripartenza fragile e molto pericolosa per tante famiglie italiane.

Lettera firmata