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Riformare la scuola italiana all’estero

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Se in questi giorni la stampa elogia la scuola italiana di New York , in quali condizioni si trovano ad operare le nostre scuole statali all’estero, di Madrid , o Parigi, o di Asmara e Addis Abeba, che da anni svolgono una eccezionale funzione di diffusione della nostra lingua e della nostra cultura , anche se con enormi sacrifici, vista la cronica carenza di organici e di finanziamenti da parte dei Ministeri degli Affari esteri e della Pubblica istruzione?
Questo è stato uno dei temi dibattuti nell’atteso convegno organizzato da CGIL CISL e UIL scuola sul tema “Quale riforma per le istituzioni scolastiche e culturali italiane all’estero”, svoltosi a Roma il 25 febbraio scorso, al quale hanno partecipato i rappresentanti delle scuole italiane dell’Europa, dell’America e dell’Africa e dell’Australia.
Dopo le relazioni del prof. Paolo Balboni, docente di glottodidattica dell’Università di Venezia e del prof. Francesco Sabatini, docente di Storia della lingua italiana dell’Università di Roma; sono intervenuti l’on. Furio Colombo, già direttore dell’Istituto italiano di cultura di New York e numerosi parlamentari delle Commissioni Parlamentari Esteri e Istruzione. Le conclusioni sono state tenute dal Segretario generale della UIL scuola, Massimo Di Menna.
Ebbene, per circa trecento scuole italiane all’estero ed alcune migliaia di corsi di lingua italiana che si rivolgono ad una utenza di quasi mezzo milione di studenti, il nostro Parlamento non ha ancora messo in atto un autentico processo riformatore, che le nostre collettività all’estero attendono da cinquant’anni, salvo poi ad intervenire nelle prossime settimane sulle norme contrattuali relative al personale della scuola, le uniche che hanno garantito negli ultimi tre anni la puntuale assunzione in servizio dei docenti all’estero, all’avvio delle lezioni.
Alla Camera, infatti, dovrà essere approvato un provvedimento, che di fatto restituisce ai vecchi e superati meccanismi concorsuali la destinazione all’estero del personale, che oggi può accedere a tali sedi, attraverso regole definite dal CCNL della scuola senza che il Governo abbia finora chiesto il ritiro dell’articolo del D.d.L. relativo alle destinazioni all’estero del personale della scuola.
Migliaia di docenti, inseriti nelle attuali graduatorie permanenti, che sono in attesa di essere inviati nelle scuole italiane all’estero, rischiano quindi di perdere tale possibilità e di essere costretti a rifare nuovamente un concorso.
Invece che approvare interventi estemporanei e privi di qualsiasi progettualità, il Parlamento dovrebbe impegnarsi per definire urgentemente una legge quadro che eviti la suddivisione a “spezzatino”, dei vari strumenti ( istituti di cultura, lettorati, scuole, corsi di lingua italiana) e ricomponga all’interno di una strategia complessiva gli obiettivi del nostro paese nel campo della diffusione della lingua e della cultura italiane nel mondo.

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