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Scommettiamo il portfolio del dirigente?

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Sul suo profilo Facebook, la dirigente scolastica palermitana Valeria Mendola, lancia, più che una critica severa all’istituto della valutazione dei Ds, dei suggerimenti: partire dalla richiesta della descrizione/narrazione dei problemi della scuola ma con gli obiettivi per risolverli e cosa si è concretamente realizzato.

Scrivo queste due parole di commento al Portfolio del Dirigente scolastico mentre moltissimi si dichiarano orgogliosi di non compilarlo ma io avevo promesso all’Udir un approfondimento.

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Innanzitutto desidero sommessamente far notare che non si può compilare il Portfolio del Dirigente scolastico senza lettera di incarico. Questo indipendentemente dalla decisione di aderire o meno alla protesta in atto che vede molti Ds aderire all’iniziativa di non compilazione. Secondo il mio modesto parere manca il prerequisito per poter protestare in questo specifico modo.
Se non c’è nemmeno la lettera di incarico, forse c’è qualcuno che sta protestando prima di noi…
Io, comunque, ve lo dico, per natura intrinseca non posso non andare a vedere com’è fatta una cosa e studiarmela, in questo caso è un dispositivo valutativo… e l’occasione è stata ghiotta. Lo strumento si è rivelato assai deludente. Provo a spiegarne le ragioni. In parte, ho già esposto in precedenza, e a chi di dovere e cioè in sede di formazione, le mie perplessità di ordine epistemologico: nulla lega in modo univoco obiettivi che mi posso porre e risultati ottenuti (altra cosa i risultati attesi!). Ma la cosa più sbagliata è stata- senza alcun dubbio- forzare il legame tra obiettivi di gestione generale e gli esiti negli apprendimenti.
Quid hic in hac? (Chinnicchinnacchi? Si dice in Sicilia quando si vuole sottolineare che una cosa non ha legame con un’altra)
In quest’ultima forzatura si è toccato l’errore supremo. Se, infatti, il Ds dimostra, ad esempio, di avere lavorato sull’area denominata ”ambiente di apprendimento” apportando migliorie (peraltro suggerite dalla piattaforma stessa) all’ambiente ed opere di manutenzione, ad esempio della caldaia, piuttosto che della cisterna dell’acqua potabile o altro ancora che si dimostri essenziale come capite, come si può, poi, anche chiedergli di dimostrare in che modo questo ha migliorato gli esiti di matematica e italiano?
E’ del tutto evidente che sono parti del lavoro di un DS molto diverse che non stanno fra di loro in un rapporto causale diretto (a meno che non si voglia dimostrare che senza riscaldamento non si possa far bene matematica… ma ci crederemmo anche senza ulteriori ragionamenti).
Eppure la disamina di punti di forza e di debolezza sul proprio Istituto che partiva dal Rav lasciava presagire un seguito di lavoro serio. Invece, dopo, è arrivata la scelta delle priorità da seguire (dalla gestione amministrativa, al rapporto con l’ambiente alla valorizzazione dei docenti…) e subito dopo la scelta di come collegarle agli esiti di apprendimento degli alunni!!!
Nessuna critica è lecita senza suggerimenti, ed ecco come avrei impostato io la valutazione del Ds: sarei partita dalla richiesta della descrizione/narrazione dei problemi della scuola; raccontami, caro Ds, quali sono i problemi di questa scuola; raccontami, poi, quali obiettivi ti sei posto in relazione a questi problemi e cosa hai concretamente realizzato su questa strada.
Punto e basta, l’obiettivo si confronta con il suo risultato ( non si sommano patate e cipolle diceva la maestra alle scuole elementari!!!).
La vera questione è se, poi, nessun Ds avesse scelto di porsi obiettivi relativi agli esiti scolastici degli alunni sapendo che invece il Ministero vuole spingere verso una responsabilità in questo senso. Ma allora il vero punto focale è spiegare a quelli del Ministero che gli obiettivi non possono essere calati dall’alto perchè ciascuno deve poter riconoscere di avere un potere di azione sugli esiti (altrimenti è come prenderci in giro) e una responsabilità diretta su questo tipo di obiettivo non ce l’hanno nemmeno i docenti a causa di tutte le variabili umane intervenienti (non mi dilungo su questi argomenti che ormai dovremmo conoscere tutti).
Detto questo, ho trovato inappropriata anche l’idea della sintesi delle azioni svolte fatta in questo modo sulla piattaforma: intanto non si possono indicare più di 7 azioni e non è davvero possibile banalizzare a tal punto un’azione durata tre anni, l’ho trovata insufficiente a contenere tutte le linee del mio lavoro (dal lavoro sulle relazioni e sul clima, a quello sull’organizzazione, allo sviluppo strategico, alla valorizzazione dei docenti, all’ampliamento dell’offerta formativa, alla didattica, alle performance della segreteria, al rapporto con le famiglie, ai compiti squisitamente amministrativi, a quelli della sicurezza etc etc); infine, viene definita <<sintesi>> ma si tratta di tralasciare parti del proprio lavoro, e mi chiedo a chi serva una cosa del genere. Come sapete una sintesi è il risultato che si può raggiungere dopo un’attenta operazione di analisi. Ammesso e non concesso che io possa operare una sintesi (con altri strumenti da quelli della piattaforma) quest’ultima in che modo può aiutare una valutazione esterna? In altri termini ”la sintesi serve a chi la fa” (diceva mio padre quando era Maestro prima divenire Direttore Didattico) e non a chi la riceve…è il motivo per cui non abbiamo studiato dal Bignami ma da un testo ricco di concetti e informazioni per capire veramente la storia.

 

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Un altro suggerimento, anche se indica una via impervia, potrebbe essere questo: se veramente l’intenzione nascosta è quella di legare il lavoro del Ds agli esiti scolastici degli alunni e quindi un ritorno alla didattica, il DS racconti perchè secondo lui i risultati sono stati quelli e non altri e dica di cosa ha bisogno la sua scuola per migliorare e il Miur si impegni veramente a fornire risorse umane, strumentali e finanziarie occorrenti. Scommettiamo che i risultati migliorano veramente

Valeria Mendola