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‘Scuola alta borghesia’, la Cisl accusa il Miur: i presidi assillati per pubblicare anche quello che non si dovrebbe

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La Cisl Scuola si schiera controcorrente sul giudizio negativo, pressoché unanime, sulla decisione dell’Istituto Comprensivo statale di via Trionfale di Roma, di scrivere sul proprio sito Internet di avere una sede composta da allievi solo di ceto medio alto e figli dell’alta borghesiacon un altro plesso frequentato invece da “alunni di estrazione sociale medio-bassa” e con un “maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana”.

La home page del sito internet dell’Istituto Comprensivo statale di via Trionfale di Roma (prima di essere modificata)

La risposta a Viale Trastevere

E non sembra un caso che la posizione del sindacato Confederale arrivi all’indomani di quella espressa dal ministero dell’Istruzione, per il quale quei riferimenti sui ceti sociali non hanno nulla a che fare con Linee guida ministeriali o altra documentazione richiesta dal Ministero dell’Istruzione”, ma sarebbero solo stati frutto diuna libera scelta dell’Istitutoperaltro, nel periodo delle iscrizioni“.

Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola, cerca di andare oltre lo specifico caso della scuola romana. Dopo essersi meravigliata per “la foga con cui tante intelligenze più o meno vive della politica, della cultura e del giornalismo si sono affannate a decretare un “crucifige” che appare del tutto immotivato e immeritato se solo si ha la pazienza, e la voglia, di allargare lo sguardo oltre le poche righe incriminate”, la sindacalista punta il dito sui sempre più pressanti obblighi di trasparenza imposti dal Miur sulla pubblicazione dei dati scolastici, che spesso non hanno evidentemente alcun interesse a livello di opinione pubblica.

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Servirebbe cautela, non frenesia

“Viene da chiedersi – dice la Gissi – se il problema vero sia un presunto comportamento poco inclusivo delle scuole o non sia piuttosto l’assillo che viene loro imposto di ottemperare a obblighi di pubblicazione di dati e di compilazione delle voci contenute nelle varie piattaforme e App messe in campo dal Ministero, laddove servirebbe invece temperare l’urgenza di tali pubblicazioni, insistendo  casomai sulle precauzioni necessarie nella comunicazione a utenti e stakeholder, onde prevenire il rischio di letture improprie o addirittura distorte, come avvenuto nel caso dell’IC Via Trionfale”.

Per la sindacalista, è evidente che su quanto accaduto abbia inciso l’organizzazione scolastica, ritenuta ancora troppo burocratica e verticistica.

E Gissi si sorprende del fatto che “il lancio di strali abbia inspiegabilmente risparmiato quanti hanno pensato e voluto norme che impongono alle istituzioni scolastiche obblighi di pubblicazione di dati di ogni sorta “anche al fine di permettere una valutazione comparativa da parte degli studenti e delle famiglie” (legge 107/2015 art. 1 c. 17). Basti pensare che attualmente sul portale “Scuola in chiaro” sono pubblicati per ogni istituto persino i dati relativi ai risultati delle prove Invalsi classe per classe”.

Gli stessi dubbi della Flc-Cgil

E il riferimento al portale introdotto dal Miur da alcuni anni, era stato fatto qualche ora prima anche dalla Flc-Cgil, secondo cui “il sistema di Scuole in Chiaro, dove compaiono anche i dati delle prove Invalsi ed il RAV, non” rappresenta “un aiuto per le famiglie, ma la forma più perversa e deleteria di benchmarking. 

Gissi ammette che vi sono effettivi dubbi “sull’opportunità, e sull’effettiva utilità, di inserire nel Ptof, sia pure a fini meramente descrittivi, osservazioni riguardanti i diversi contesti sociali cui fanno riferimento i plessi di un’istituzione scolastica” e che quindi quelle distinzioni sociali sulla base delle collocazioni territoriali presenti sul sito internet dell’istituto comprensivo capitolino potevano essere evitate.

Ma poi la sindacalista ci schiera con la scuola e il suo capo d’istituto: da quella considerazione “a trarne lo spunto per leggervi da parte di una scuola e di chi la dirige intenti di discriminazione, segregazione e ghettizzazione ce ne corre, ed è francamente inquietante”.

Un’interpretazione diversa

Come aveva fatto osservare qualche genitore dell’istituto, anche per Gissi “quel testo, e il sito di quella scuola, possono dire senz’altro qualcosa di più, e sicuramente di ben diverso dalla realtà che si è voluto dipingere utilizzando categorie interpretative e dietrologie tipiche della “piazza virtuale”, a dimostrazione di quanto il sospetto e l’inquietudine stiano purtroppo diventando la cifra della nostra esistenza sociale”.

La leader della Cisl Scuola supporta la posizione di difesa con elementi obiettivi, peraltro già evidenziati nel corso dell’analisi del caso realizzata da questa testata giornalistica.

Gissi sostiene che basterebbe andare “a leggere, nel Rapporto di Autovalutazione (RAV) dell’IC Via Trionfale, la sezione opportunità, laddove è scritto che “la disomogeneità socioeconomica rappresenta uno stimolo alla personalizzazione dei percorsi” e inoltre che “la presenza di alunni di cittadinanza non italiana rappresenta una risorsa e un’occasione di crescita e di arricchimento sia individuale che di gruppo. O che tra le priorità dell’azione didattica sia indicata “l’ulteriore riduzione della varianza degli esiti tra fasce di alunni verso il raggiungimento dei livelli alti per tutti”. A suggerire un minimo di cautela in più nei giudizi potrebbe essere anche il curriculum vitae della dirigente scolastica – lo si trova pubblicato on line – persona certamente al di sopra di ogni sospetto per quanto riguarda eventuali simpatie verso comportamenti ghettizzanti o segreganti”.

In difesa del capo d’Istituto

Il sindacato difende la dirigente, ricordando anche che in passato “è stata addirittura accusata di eccessiva inclusione, in episodi di segno esattamente opposto a quelli che oggi investono la scuola da lei diretta. Spiace che anche autorevoli commentatori, senza curarsi di acquisire qualche ulteriore elemento di conoscenza in più, abbiano preferito assecondare l’onda di riprovazione per presunte azioni discriminatorie operate dall’Istituto, finendo inevitabilmente per coinvolgere nelle loro accuse non solo una dirigente, ma lo stesso corpo docente e in definitiva un’intera comunità scolastica fatta oggetto di una censura dilagata e dilatata sui media e senz’altro immeritata”.

Pe la Gissi, infine, è significativo “che in difesa della scuola e del suo personale è intervenuto lo stesso consiglio di istituto, organismo che rappresenta tutte le componenti della comunità, compresi i genitori”.

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