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Scuole chiuse perché i contagi tra gli under 20 sono altissimi. Zaia: i dati Iss parlano chiaro. Ma a Firenze protestano [IL PUNTO]

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Il cambiamento di rotta del Comitato tecnico scientifico sull’apertura delle scuole è dovuto sia all’aggressività maggiore delle varianti del Covid, ma soprattutto alle indicazioni provenienti dall’Istituto superiore di sanità: nel ‘Focus sull’età evolutiva’ prodotto dall’Iss e presentato lo scorso venerdì al Cts, risulta infatti che a metà gennaio per la prima volta dall’inizio della pandemia l’incidenza dei casi di Covid tra gli under 20 ha superato quella delle fasce sopra questa età, e il ‘primato’ è rimasto anche nelle settimane successive.

Contagi in crescita con la riapertura delle classi

L’incidenza di gennaio-febbraio, si legge nel documento, è stata per gli under 20 intorno ai 150 casi per 100mila abitanti, un dato comunque molto più basso rispetto ai 300 toccati lo scorso novembre. Per tutta la durata della pandemia però il valore è sempre rimasto più basso di quella dei ‘più vecchi’, fino appunto a metà gennaio (quando sono state riaperte le classi delle superiori, seppure solo per il 50% degli studenti), e ora le due curve salgono allo stesso modo ma con quella degli under 20 che è sopra l’altra.

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L’incidenza significativa dei contagi tra i giovani era stata anticipata, domenica 28 febbraio, dal presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

L’incidenza maggiore dei contagi tra 14 e 19 anni

Il valore più alto di incidenza è registrato fra i 14-19 anni, poco meno di 200 casi ogni 100mila abitanti.

È leggermente più bassa tra 11 e 13 e tra 6 e 10, mentre tra 3 e 5 è circa 120 e tra 0 e 3 è circa 100. Nelle fasce di età più giovani, fra i casi diagnosticati rimangono pochissimi quelli gravi, mentre quelli lievi sono circa il 60% e il resto sono pauci sintomatici (individui in cui l’infezione è abbastanza evidente, ma i sintomi non sono tali da richiedere il ricovero ospedaliero).

Zaia: correlazione certa

Secondo il governatore del Veneto, Luca Zaia, a questo punto, c’è un dato su cui non si deve più discutere: l’aumento dell’incidenza dei contagi corrisponde con la riapertura delle scuole. Quindi, la correlazione c’è.

“L’Italia si sta colorando di arancione e anche in Veneto, che pur resta giallo, l’Rt è in crescita. Ciò – ha detto – alla luce del fatto che le relazioni sociali e le buone temperature portano a maggiori assembramenti, e non ultimo, anzi, per primo, la presenza delle scuole aperte”.

“Molte delle regioni che oggi sono in difficoltà – ha aggiunto – hanno aperto le scuole quasi un mese prima di noi. Guardiamo i dati epidemiologici: credo che la correlazione con le scuole ci sia fino in fondo. Non lo dico io, ma la letteratura scientifica“.

Chiudere le scuole è gravissimo

Intanto, però, continuano le proteste da parte di comitati e associazioni per le decisioni di diversi Comuni e Regioni di sospendere la didattica in presenza: lunedì 1° marzo decine di persone, tra genitori, docenti e studenti, si sono riunite nel pomeriggio davanti a Palazzo Vecchio a Firenze, per protestare contro le nuove chiusure delle scuole.

L’iniziativa è stata promossa dal comitato di Priorità alla scuola. “Siamo venuti davanti alla sede del Comune di Firenze come segno di solidarietà nei confronti dei comuni e delle province che hanno già chiuso le scuole di ogni ordine grado – ha detto Costanza Margiotta, promotrice di Priorità alla scuola e docente universitaria -. E poi vogliamo protestare contro la decisione del Cts che prevede la chiusura di tutte le scuole in zona rossa o in caso di 250 positivi ogni 100.000 abitanti. E’ una cosa gravissima perché non si legano le chiusure agli eventuali contagi registrati all’interno delle scuole, ma alla situazione di tutta la popolazione”.

Draghi peggio di Conte

I manifestanti hanno portato in piazza alcuni striscioni con scritto ‘Basta colpire la scuola’ e ‘No alla chiusura delle scuole’.

“Purtroppo dobbiamo constatare che il nuovo Governo di Mario Draghi non solo non ha invertito la rotta, ma sta facendo anche peggio del precedente confermando che le scuole non sono considerate importanti”, ha concluso Margiotta.