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Scuole paritarie, appello dell’ex ministra Fedeli al Governo: aiutiamole. E Gelmini esulta: assicurati 2 milioni

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Dopo la LegaItalia Viva e Forza Italia, anche il Partito Democratico, appartenente al centro-sinistra e al Governo, si erge a difesa delle scuole paritarie: stiamo parlando di istituti in continua riduzione di iscritti e che da oltre un mese, per via dello stop alla didattica in presenza a seguito dei rischi del contagio da Coronavirus, sono costretti a rinunciare alle rette pagate dalle famiglie dei loro alunni.

L’ex ministra Fedeli: paritarie fondamentali

A sottolinearlo, è Valeria Fedeli, senatrice Pd ed ex ministra dell’Istruzione. “Le scuole paritarie di ogni ordine e grado – dice Fedeli – rappresentano un pezzo fondamentale dell’intero sistema scolastico. Garantiscono qualità didattica ed educativa e un servizio fondamentale, di cui non è possibile privarsi senza causare la perdita e dispersione di competenze ed esperienze importanti e una situazione di ulteriore difficoltà e disorientamento per migliaia di famiglie”.

Il sostegno da approvare

L’ex numero uno del dicastero di Viale Trastevere chiede quindi che vada “approvato in Senato l’emendamento Pd a prima firma Iori”, che ha sottoscritto, “e che va esattamente nella direzione di sostenere scuole e famiglie scongiurando da una parte la chiusura di migliaia di strutture impossibilitate a sostenere i costi a fronte del venir meno delle rette soprattutto nella fascia 0-6 che ha dovuto completamente interrompere il servizio, dall’altra la libertà di scelta educativa da parte delle famiglie“.

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Anche il Pd, quindi, intende andare incontro alle scuole paritarie, prevedendo la detraibilità del costo delle rette versate dalle famiglie.

Secondo Fedeli, “l’appello che in queste ore arriva dalle scuole paritarie deve essere recepito dal governo con il sostegno di tutte le forze di maggioranza, senza compiere forzature o mettere paletti di parte”.

L’ex ministra Gelmini: arrivano strumenti digitali

Un minimo sostegno alle scuole paritarie, comunque, già è stato assicurato. Ne dà notizia un’altra ex ministra, Maria Stella Gelmini: la capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati fa sapere che attraverso un emendamento del relatore presentato al decreto ‘Cura Italia’ al Senato alle paritarie andranno “subito 2 milioni di euro” per allestire piattaforme e per l’acquisto di tablet, pc e altro, così da assicurare le lezioni on line in questo periodo di emergenza (alla statale sono stati assegnati, per lo stesso motivo, 85 milioni di euro.

L’on. Gelmini ricorda che è “una misura che Forza Italia ha chiesto con determinazione in queste settimane: una vittoria che rivendichiamo con orgoglio. Grazie alle risorse stanziate questi istituti si potranno dotare di piattaforme e di strumenti digitali per l’apprendimento a distanza, in analogia a quanto previsto per le scuole statali. Sosteniamo tutte le realtà colpite da questa emergenza, e garantiamo la libertà di scelta didattica per le famiglie”.

Condannata scuola paritaria

Intanto, si apprende dalla Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità, che il Tribunale di Milano ha condannato per discriminazione ai danni di un alunno con disabilità una cooperativa sociale milanese che gestisce una scuola paritaria (con classi della scuola d’infanzia e della primaria), per non aver accettato l’iscrizione del bambino alla classe prima elementare.

La vicenda ha avuto inizio nel dicembre 2017, quando i genitori del bimbo, con disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, disturbo del linguaggio e livello cognitivo borderline, formalizzano la pre-iscrizione del bambino alla prima elementare “presso lo stesso istituto della scuola materna proprio per garantirgli la possibilità di continuare a crescere e a studiare con i propri compagni di classe”.

Poco dopo alla famiglia viene, invece, comunicato che per il piccolo non ci sarebbe stato più posto in una delle due nuove classi della scuola primaria, dal momento che erano stati preferiti altri due bambini con disabilità. La cooperativa ha giustificato la propria condotta con “l’impossibilità di accogliere più di un alunno disabile per ciascuna sezione” d’inizio primaria, poiché “la compresenza in classe di più bambini disabili avrebbe messo a rischio la garanzia di un percorso formativo efficace per tutti gli alunni”.

Il giudice: l’obbligo è per tutte le scuole

Nel sito internet dell’associazione Ledha vengono riportate le parole del giudice di Milano, secondo il quale la condotta della scuola è discriminatoria in quanto “il rifiuto di iscrizione risulta direttamente connesso alla condizione di disabilità del minore e dunque apparentemente contrario all’obbligo di parità di trattamento degli alunni disabili e normodotati”.

Nella sentenza il giudice sottolinea, poi, che “l’obbligo di accoglienza di studenti con disabilità nelle scuole statali (e, conseguentemente, in quelle paritarie) non è soggetto ad alcuni limite numerico rigidamente prestabilito”.

Gaetano De Luca, il legale che ha assistito i genitori in questa vicenda per il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di Ledha, ha sottolineato: “Questa pronuncia chiarisce come l’obbligo di accoglienza ed inclusione scolastica degli studenti con disabilità non è soggetto ad alcun limite numerico rigidamente stabilito”.

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