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Se i contagi sono troppi tutta la classe in DaD tranne i disabili, proteste: quale progetto d’inclusione si svolge in solitudine?

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Erano fondati i dubbi espressi, a caldo, dalla Tecnica della Scuola sulla Nota interministeriale con cui l’amministrazione scolastica e del dicastero della Salute hanno indicato alle scuole di far svolgere didattica in presenza agli alunni disabili e con bisogni educativi speciali anche qualora i contagi dovessero salire sopra il livello di guardia e tutti i compagni essere collocati in DaD forzata.

La Nota, firmata dal Capo Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali, Jacopo Greco, e dal direttore generale della prevenzione sanitaria, Giovanni Rezza, del dicastero della Salute, è stata apprezzata per lo spirito – teso a tutelare gli alunni con problemi di apprendimento o in condizioni più difficili -, ma nello stesso tempo ha prodotto diverse critiche tra le associazioni che tutelano i disabili. Come ‘Rete SupeRare’ che ricorda come la Nota sostanzialmente “conferisce al Dirigente Scolastico la facoltà di autorizzare (per determinate categorie di alunni) la didattica in presenza, in deroga rispetto alla classe,  al verificarsi di determinate situazioni di sicurezza (assenza di sintomi ascrivibili a sintomatologia Covid, previo consenso dei genitori, distanziamento individuale e obbligo di dispositivi di sicurezza)”.

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La tutela rovesciata

Tuttavia , continua l’associazione ‘Rete SupeRare’ quello che “sembrerebbe un atto di tutela e salvaguardia”, fa sorgere diversi dubbi: non si comprende, innanzitutto, come mai la Nota non tenga conto che non sempre il distanziamento sia sempre compatibile con “i casi di disabilità importante”, ma soprattutto si sofferma sulla possibilità che viene data a questi giovani di recarsi a scuola da soli.

“Il primo ed unico ambito di socialità esterno alla famiglia, in condizione di pariteticità, per questi alunni è la scuola, quale socialità è possibile senza la primaria ricchezza del contesto scuola cioè il gruppo dei pari?”, chiede ‘Rete SupeRare’.

E ancora: “Quale progetto d’inclusione si può perseguire in solitudine? Cosa proverebbero questi ragazzi nell’entrare, in totale solitudine in una scuola diversa con un’ambientazione completamente diversa?”.

Serve un chiarimento

L’associazione auspica, quindi, “un pronto chiarimento da parte dei Ministeri competenti”, perchè “il documento lascia intravedere chiari e preoccupanti segnali di perdita di tutele per alcune categorie di alunni e personale di supporto, getta, altresì, diverse ombre sulle linee guida nazionali per l’inclusione scolastica”.

In effetti, la sottolineatura dell’associazione è lecita. A questo proposito, avevamo scritto: “La presenza di un gruppo di alunni, disabili e Bes, garantisce, tra l’altro, quell’integrazione che non dovrebbe mai venire meno in un contesto formativo: la Nota, tuttavia, non cita le situazioni in cui gli allievi con disabilità o Bes dovessero essere gli unici della classe”.

L’anno scorso l’integrazione era assicurata

“In queste circostanze, nell’anno passato è stato più volte indicato, dal dicastero di Viale Trastevere, di collocare in presenza a scuola un “gruppo” di compagni di classe normodotati (anche 2-3), così da non lasciare isolato (a livello di gruppo-classe) l’alunno disabile”.

Questo significa che “laddove non sia possibile fare didattica “normale”, si ripropone l’organizzazione che ha caratterizzato larga parte dello scorso anno, dalla terza media in poi: docenti, alunni disabili e Bes a scuola, tutti gli altri alunni a casa collegati con le piattaforme telematiche.

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