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Sì agli smartphone in classe ma i prof sorveglino, Fedeli: sono strumenti lavoro

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Largo agli smartphone in classe, perché vanno intesi come strumento di lavoro. A dirlo, conversando con Studio 24, è stata il 3 agosto la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.

“Gli studenti già dalle elementari arrivano a scuola sapendo utilizzare gli strumenti digitali. Già ora ci sono i tablet in aula, ma vanno utilizzati a fini didattici: sono uno strumento di lavoro che si usa in classe sotto la responsabilità dei docenti“.

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Fedeli ha sottolineato che con i genitori, bisogna insegnare ai ragazzi “cosa significa utilizzare un tablet, cosa significa stare su internet, vanno alfabetizzati su opportunità e rischi”.

 

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Parlando dei femminicidi, la ministra ha detto che “abbiamo una funzione fondamentale come scuola, quella di educare al rispetto delle libertà individuali, sapendo che il limite è quando si intacca la libertà e l’autonomia dell’altro”.

Le ragazze – ha aggiunto – devono essere preparate “a cogliere i segnali e i ragazzi educati al rispetto di sé e dell’altro”.

“Dobbiamo tutti – scuola, famiglia, società, media – essere consapevoli che quello della violenza verso le donne è un fenomeno strutturale, profondo” che ha radici nella “consuetudine sbagliata di rapporti di potere, di sopraffazione, considerati normali”. 

 

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