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Snals, lunedì in piazza a Roma

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Dopo la manifestazione dei sindacati Confederali, lunedì sarà la volta dello Snals: il mondo della scuola si appresta così a vivere l’ennesimo giorno di mobilitazione. Il sindacato della scuola sino ad oggi meno agguerrito contro le politiche del Governo in carica ha infatti deciso di prendere posizione: lunedì a Roma, davanti a Parlamento e Senato, a scendere in piazza saranno non meno di mille, in rappresentanza dei 160.000 iscritti e delle 7.000 Rsu elette nelle scuole., in rappresentanza dei 160.000 iscritti e delle 7.000 Rsu elette nelle scuole.
"Le gravi decisioni del Governo – ha dichiarato il segretario generale, Fedele Ricciato – rafforzano i motivi della protesta per bloccare la proposta governativa e riaffermare le nostre rivendicazioni: i nostri iscritti lanceranno un forte appello al  per respingere la richiesta del Governo ed inserire nella Finanziaria 2005 i provvedimenti da noi richiesti per la valorizzazione professionale ed economica del personale e per la stabilità degli organici, che è l’unica condizione che può garantire la prospettiva occupazionale per i precari. Se non avremo risposte concrete in merito, i nostri organi statutari assumeranno le conseguenti decisioni fino alla programmazione delle più dure azioni di lotta".

Secondo una nota dello Snals, la riduzione di organico nella scuola non assicurerebbe più concrete prospettive per "assicurare su tutto il territorio nazionale il diritto allo studio e le pari opportunità, negano nel contempo prospettive occupazionali ai docenti precari e ai giovani laureati". Durante la manifestazione di lunedì verranno poste davanti a Parlamento e Senato tre bandiere: "quella per il recupero della dignità professionale e retributiva; quella per la stabilizzazione e la sicurezza del posto di lavoro; quella per la libertà e l’autonomia della Scuola e del suo personale minacciate da ipotesi di interventi legislativi in materie negoziali".

Lo Snals scenderà però in piazza non solo per la scuola ma anche per "i tagli di risorse per l’Università sono tali da mettere in dubbio il regolare svolgimento dell’attività didattica ed amministrativa e per il pubblico impiego, sul quale vi è la minaccia del blocco del turn over e di una riduzione secca di 75 mila unità di personale in tre anni. Per quanto riguarda, poi, i contratti della scuola, dell’università, dell’Afam, della dirigenza scolastica e del pubblico impiego, ormai scaduti da mesi, se non addirittura da anni, con le risorse proposte dal Governo nella finanziaria 2005 non si può ipotizzare nemmeno l’avvio del negoziato".

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