Sostegno e docenti specializzati, il modello della cattedra mista. Ne parlano Dario Ianes e Paolo Fasce

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I temi del sostegno e dei docenti specializzati sono sempre al centro del dibattito scolastico.
I problemi sono ormai noti ma, nonostante gli importanti investimenti per l’inclusione (il 20% dell’organico è destinato al sostegno), si fa fatica a garantire sempre e dovunque i diritti degli alunni con disabilità.
Uno dei problemi più seri riguarda il passaggio dei docenti specializzati dai posti di sostegno a quelli comuni (quest’anno ci sono stati 4mila trasferimenti).
Questo significa che, in prospettiva, le difficoltà di copertura dei posti di sostegno continueranno ad aumentare, a tutto discapito degli alunni con disabilità che, sempre più frequentemente, dovranno “accontentarsi” di avere docenti privi di specializzazione.
L’altro tema è quello dei corsi di formazione di 25 ore obbligatorie per tutti i docenti di sostegno e curricolari che operano in classi con alunni con disabilità, iniziativa sulla quale i sindacati non sono affatto d’accordo.
Su tutto questo abbiamo intervistato due esperti, Dario Ianes, docente di pedagogia e didattica speciale presso l’università di Bolzano, e Paolo Fasce, dirigente scolastico presso l’Istituto Nautico San Giorgio di Genova e Camogli.

Con loro discutiamo anche di una ipotesi di lavoro che potrebbe forse contribuire a risolvere almeno in parte i problemi dell’inclusione: si tratta del modello della “cattedra mista”, peraltro previsto dal decreto 66/2017 che però non è mai decollato seriamente.

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