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Stop a cibi esterni a scuola, i genitori erano soliti portarli ai figli oltre la recinzione dell’edificio: vietate anche feste

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Una decisione che sta facendo discutere: in una scuola media del trevigiano, come riporta Il Gazzettino, non sarà consentito introdurre cibi provenienti dall’esterno ad eccezione della merenda personale per la ricreazione, e inoltre non sarà possibile organizzare festicciole di compleanno all’interno dell’istituto.

Tutto nasce dalla volontà di regolamentare un’abitudine ormai troppo diffusa tra i genitori degli alunni della scuola, che a quanto pare sono soliti comprare qualcosa al vicino mercato e allungarla ai propri figli oltre la recinzione dell’edificio.

Le parole del dirigente

“Si dispone il divieto assoluto di introdurre dall’esterno alimenti, da parte dei genitori, parenti o terzi, nei momenti delle ricreazioni del mattino e della mensa – ha messo nero su bianco il dirigente scolastico – prestando particolare attenzione alla giornata del mercoledì, in cui si svolge il mercato. A eccezione della merenda fornita dal genitore solo ed esclusivamente per il proprio figlio, al fine di evitare spiacevoli conseguenze legate a casi di allergia”.

Per la stessa ragione sono vietate feste all’interno della scuola con prodotti alimentari non confezionati e muniti di etichetta. “Non è consentito festeggiare nella scuola compleanni e ricorrenze che comportino consumo da parte degli alunni di alimenti prodotti artigianalmente da genitori o esercenti attività commerciali – continua la circolare – I cibi opportunamente controllati a tutela della salute degli allievi sono solo quelli forniti dalla ditta di refezione incaricata del servizio e distribuiti dal personale formato allo scopo”.

Il dirigente scolastico ha detto di non potersi muovere diversamente: “La distribuzione e il consumo collettivo di alimenti all’interno della scuola richiama tre gravi problematiche: il forte aumento di casi di allergie o intolleranze; la difficoltà di garantire sicurezza e salubrità di alimenti prodotti in ambienti casalinghi; la difficoltà oggettiva di diversificare nella classe la distribuzione di alimenti, anche di provenienza certa, in base alle allergie o intolleranze di ciascun alunno pur riconoscendo il valore educativo dei momenti di festa associati al consumo di cibo ‘insieme’, l’introduzione nell’istituto di alimenti comporta per gli alunni pericoli difficilmente gestibili e per la scuola stessa il rischio di incappare in forti sanzioni”, ha detto il preside.

Educazione alimentare a scuola?

Spesso il ministro Valditara ha parlato di educazione alimentare a scuola. Il ministro della Salute Orazio Schillaci lo scorso febbraio ha proposto di inserirla nei programmi sia della primaria che della secondaria. Secondo il Ministro, che ha partecipato alla Conferenza nazionale sulla nutrizione, bisogna promuovere la corretta comunicazione sull’alimentazione, rendendo «comprensibili le informazioni validate e accreditate anche per contrastare informazioni false”.

“Fondamentale sin dalle scuole elementare insegnare ai nostri bambini i corretti stili di vita, ovvero sport, sana alimentazione, importanza della prevenzione e norme sanitarie basilari. Servono programmi chiari per i bambini di quelle età” ha spiegato il Ministro.

Valditara, ad aprile, alla Festa dell’educazione alimentare organizzata a Bari da Coldiretti ha firmato un Protocollo d’intesa con il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini.

Il ministro ha annunciato: “Il protocollo non riguarda solo la qualità del cibo nelle mense, ma anche il tema dell’educazione alimentare nelle scuole. E’ una collaborazione che si svilupperà anche con un’iniziativa a favore di tutti i docenti. Ci saranno ore scolastiche dedicate all’educazione alimentare. L’educazione alimentare è fondamentale per prevenire i rischi per la salute per garantire una crescita sana e tutelare anche l’ambiente”.