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Strategie educative: dal tutoring al peer tutoring

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Il tutoring può essere definito come un’attività svolta da persone che non sono insegnanti professionisti che consiste nell’aiuto e sostegno all’apprendimento di altri in modo interattivo, intenzionale e sistematico.

Di solito si fa su base uno ad uno, in coppia. I tutor possono essere genitori o altri adulti significativi, fratelli o sorelle, altri membri della famiglia, o altri appartenenti al gruppo di pari, nonché vari tipi di volontari. In ambito scolastico, il tutoring consiste nell’insegnamento reciproco tra pari, compagni di classe o meno, dove uno studente svolge il ruolo di “tutor”, cioè colui che insegna al compagno, che è il “tutee” o tutorato.

Si parla allora di Peer Tutoring. Il Peer tutoring può essere considerato una strategia educativa volta ad attivare un passaggio “spontaneo” di conoscenze, esperienze, emozioni da alcuni membri di un gruppo ad altri membri di pari status.

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È una pratica (denominata anche “insegnamento tra pari o tutoraggio tra pari”) che si basa sull’evidenza, supportata sperimentalmente, che quando c’è un problema le persone preferiscono parlarne con chi sentono più vicino.

E senza dubbio ha ampio seguito anche nella scuola italiana: numerose sono infatti le sperimentazioni didattiche realizzate, anche grazie al fatto che Comunità Europea e MIUR (Progetto Autonomia, Life Skills e Peer Education) hanno supportato progetti di questo tipo. Esistono due forme di tutoring:

 

  1. Cross age (diversa età)
  • Studenti delle classi più avanzate
  • Adulti esperti
  • Adulti non esperti
  • Anziani
  • Studenti universitari
  • Esperti esterni (professori universitari o adulti molto preparati)
  1. Same age (stessa età): tra compagni di classe
  • Partner learning
  • Pause, prompt and praise
  • Co-tutoring o tutoring reciproco