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Studente sospeso 12 giorni, avrebbe accusato il personale della scuola di avere perquisito i compagni: calunnia! L’avvocato nega e accusa la preside, “parla” l’Usr

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“Lo studente dell’Istituto tecnico economico ‘Barozzi’ di Modena non è stato sanzionato per avere espresso le sue critiche al funzionamento della scuola, ma per avere rilasciato, nel corso di un’intervista, dichiarazioni denigratorie nei confronti dell’istituzione e dell’intera comunità scolastica”: a spiegarlo, con una lunga nota, è la dirigente scolastica dell’Ites ‘Barozzi’ di Modena, Lorella Marchesini, che ha in questo modo voluto spiegare i motivi che hanno portato alla sospensione di  12 giorni da scuola di Damiano C., lo studente sanzionato a seguito di alcune sue dichiarazioni in una intervista sull’istituto “oltre le righe”.

L’accusa: decisione collegiale e ponderata

La preside ha tenuto a dire che il Consiglio d’Istituto con questa decisione, peraltro ridimensionata rispetto alla volontà iniziale di sanzionare il ragazzo con 15 giorni di sospensione, “non ha inteso calpestare la libera espressione del pensiero né la libertà di stampa. Nel corso di quella stessa intervista, infatti, altri ragazzi hanno avanzato critiche e rivendicazioni ma non sono stati sanzionati”.

Il problema, ha chiesto la preside, è capire “fin dove può spingersi la libertà di esprimere il proprio pensiero senza ledere la dignità e la reputazione altrui? È il bilanciamento necessario tra libertà e rispetto dell’altro”.

La famiglia del giovane ha già fatto sapere che si rivolgerà all’Usr per contestare la sanzione: il timore della famiglia è che la lunga sospensione possa incidere negativamente sulla condotta e quindi sull’esame di maturità che lo studente dovrebbe svolgere a giugno.

“Se lo studente intenderà fare ricorso troverà un altro organo incaricato di rivalutare il suo comportamento. Questo potrà confermare la sanzione o fare valutazioni diverse da quelle seguite dal Consiglio d’Istituto ed annullarla o modificarla, come prevede il normale funzionamento di uno Stato di diritto”.

Secondo la preside, l’istituto scolastico “’Barozzi’ non è una scuola autoritaria e punitiva. Non lo è mai stata, è una scuola inclusiva, sia per i giovani del corso diurno sia per gli studenti del corso serale”.

La dirigente ammette che le valutazioni degli alunni possono contenere dei limiti o essere non sempre corrette al 100%. “Sarebbe un errore – spiega la ds – credere di sapere sempre quale sia l’unica idea giusta”, quindi “per questo motivo nella scuola nessuna decisione che riguardi il percorso formativo di un ragazzo è presa da una sola persona”, ma in modalità collegiale a livello di Consiglio di classe, d’Istituto e Collegio dei docenti.

“In questo caso la decisione che, sebbene non condivisa, non può bastare a definire il ‘Barozzi’ scuola autoritaria e punitiva, è stata assunta a larga maggioranza, nel rispetto della legge, dal Consiglio d’Istituto” che “è presieduto da un genitore ed ha deliberato con il voto a scrutinio segreto di 16 persone. Sono genitori, insegnanti e studenti tutti investiti, attraverso elezioni, del ruolo di rappresentanti delle rispettive categorie”.

L’avvocato: il ragazzo non ha denigrato nessuno

Di tutt’altro avviso si è detto il legale del ragazzo, Stefano Cavazzuti: “Dimostrarsi critici nei confronti delle decisioni organizzative assunte dalla scuola non significa denigrare, ledere la dignità altrui, ma semplicemente esercitare diritti e doveri strettamente connessi alla figura di rappresentanza della collettività degli studenti”.

Secondo il legale Cavazzuti, “la risposta dalla dirigente, ancora una volta, nega il diritto di critica all’interno della scuola e pone una vicenda di contrapposizione di due diverse visioni, quella degli studenti e quella della dirigenza, su un piano strettamente personale”.

Secondo il legale, la dirigente si sarebbe “spinta ben oltre il campo della valutazione sul piano educativo del comportamento di un alunno ma ha perseguito interessi personali piegando gli organi interni della scuola a suoi fini strettamente personali in una visione autoritaria della scuola”.

Per l’avvocato, soprattutto, il ragazzo “non ha mai diffamato, calunniato, ingiuriato, denigrato la dirigente scolastica, la vicepreside, professoressa Paola Tirelli o altri membri della scuola, né l’Istituzione scolastica.

Il legale che difende lo studente ricorda che negli scorsi mesi con giovane sanzionato “con una nota di classe, dopo che il consiglio di classe aveva appena deciso di non procedere disciplinarmente per un’altra nota apposta dalla Vicepreside il 4 dicembre 2023 per avere trasmesso ai rappresentanti di classe una mail ricevuta dalla vicepresidenza. Non soddisfatta della nota disciplinare del 18 gennaio 2024 la dirigente scolastica – prosegue l’avvocato – ha convocato il Consiglio d’Istituto sullo stesso evento già sanzionato con la nota e ha concorso a decidere 12 giorni di sospensione”.

Il legale, quindi, tiene a far sapere che “la stessa dirigente aveva interrogato per ben tre ore Damiano l’11 dicembre 2023, senza permettergli di essere affiancato da un altro rappresentante degli studenti, sullo stesso evento, sempre le parole dichiarate alla stampa il 28 novembre 2023″. Quindi, a giudizio di Cavazzuti, “non vi è chi non veda che il comportamento tenuto dalla dirigente scolastica nei confronti dell’alunno Damiano è stato assunto, unicamente, per intimidire e sanzionare un alunno che aveva osato criticare anche pubblicamente le sue scelte”.

L’avvocato non ha dubbi: “è sul piano della responsabilità di un adulto verso un ragazzo, che sta esercitando il ruolo di rappresentante degli studenti che la dirigente non si è dimostrata all’altezza del ruolo che le era stato assegnato dal ministero, dall’Ufficio scolastico regionale, dai genitori e dalla intera società locale. Diversi insegnanti della scuola avevano chiesto in Collegio docenti e anche separatamente di non procedere disciplinarmente nei confronti dei rappresentanti degli studenti proprio al fine di non interrompere, neppure in un momento di contrapposizione delle diverse visioni, il canale del dialogo e del confronto”.

Ma, ha concluso il legale, tutti i “suggerimenti pervenuti da più parti sono rimasti inascoltati e pervicacemente la dirigente scolastica ha proseguito sulla scia della repressione del dissenso”.

“Parla” l’Usr dell’Emilia Romagna: ricorso presentabile, ma…

Nel frattempo, anche l’Ufficio scolastico dell’Emilia Romagna ha voluto esprimersi: in una comunicazione pubblica, l’Usr ha spiegato che “continuerà ad assicurare il presidio costante” della vicenda dello studente dell’Ites ‘Barozzi’ di Modena attribuendovi “la massima attenzione, soprattutto qualora dovessero emergere elementi al momento non conosciuti“.

L’Usr fa notare che la sanzione “non è stata comminata dalla dirigente scolastica, ma – peraltro a larga maggioranza – dal Consiglio d’Istituto, del quale fanno parte anche 4 studenti, 4 genitori e 7 docenti, oltre alla dirigente scolastica”.

Quindi ricorda che contro la sanzione disciplinare è ammesso presentare ricorso “ad un apposito organo di garanzia interno alla scuola, del quale fa parte almeno un rappresentante eletto dagli studenti. Inoltre è prevista possibilità di reclamo, per le violazioni dello statuto degli studenti e delle studentesse, al direttore dell’ufficio scolastico regionale, che decide previo parere vincolante di un organo di garanzia regionale composto da due studenti designati dal coordinamento regionale delle consulte provinciali degli studenti, da tre docenti e da un genitore designati nell’ambito della comunità scolastica regionale, e presieduto dal direttore dell’ufficio scolastico regionale o da un suo delegato”.

L’Usr tiene comunque anche a precisare che “il consiglio d’istituto” della scuola superiore modenese abbia ritenuto che la condotta posta in essere dallo studente abbia comportato una grave violazione del proprio regolamento, considerando “che le dichiarazioni rese dallo studente nel corso di una video-intervista pubblicata dalla Gazzetta di Modena avessero significative ripercussioni sulla dignità e la reputazione del personale scolastico e dell’Istituto, in considerazione della gravità delle accuse mosse. Lo studente non si è infatti limitato a criticare le decisioni della scuola, ma ha affermato che sarebbero state disposte perquisizioni a danno degli studenti. In altre parole avrebbe accusato il personale di aver compiuto atti illeciti”.

E veniamo al dunque: “Dagli elementi acquisiti – spiega l’Usr – emerge che” però “lo studente non è stato in grado di provare le gravi accuse mosse”.

Questa, dunque, è la calunnia che avrebbe convinto l’organo collegiale ad assegnare i 12 giorni di sospensione. La quale, tiene a sottolineare anche l’Usr, dopo la preside, “non è stata comminata per sanzionare in alcun modo la libertà di espressione né il diritto di critica dello studente”.

Infine, anche l’istituzione regionale ricorda che “nessuna delle tre studentesse che apparivano nel servizio pubblicato dalla Gazzetta di Modena, e in cui compare anche lo studente sanzionato, ha ricevuto sanzioni né ha ricevuto contestazioni di addebito per aver rilasciato l’intervista nella quale hanno mosso critiche all’operato della dirigente scolastica e della scuola”.