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Studenti rispondono alla presidente Invalsi e si appellano ai docenti italiani

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Il 4 maggio, la presidente Invalsi, Anna Maria Ajello ha scritto una lettera pubblica ai docenti in occasione della somministrazione delle prove. Gli studenti hanno lanciato una lettera di risposta alla presidente dell’Istituto e hanno lanciato un appello ai docenti italiani.
“Non condividiamo i contenuti della lettera della dottoressa Ajello e contestiamo le modalità con la quale è stata presentata” – dichiara Danilo Lampis, coordinatore nazionale Unione degli Studenti – “Invece di dialogare con chi da anni contesta i test Invalsi, dai docenti agli studenti, passando per numerosi comitati di genitori, la presidentessa, in carica da poco più di due mesi, ci consegna una pessima presentazione del suo modo di gestire il delicato tema e ci fa sperare ben poco sul futuro”.
“La lettera, inviata due giorni prima dell’inizio delle prove, ha avuto la sola funzione di vincere le resistenze dei docenti, che legittimamente contestano i test perché svilenti del loro lavoro, tendenti ad appiattire la didattica, a standardizzare e ingabbiare in griglie le personalità di ogni studente. Noi non vogliamo, così come vi ha scritto la dottoressa Ajello, favorire questa cultura della valutazione basata sulla logica premiale, sulla idea distorta di merito, sull’assunto di lasciare indietro chi ne ha bisogno” – continua Lampis. “Le dichiarazioni della Giannini degli ultimi giorni sulla premialità rivolta ai docenti e l’inserimento di questa come obiettivo del DEF 2014, con la proposta di una ripartizione premiale dei fondi alle scuole, ne sono esempio lampante. Per questo motivo abbiamo scritto una lettera aperta ai docenti del Paese, per sostenere le nostre iniziative di protesta previste per il 13 maggio e aprire un dibattito ampio sulle nostre idee alternative di scuola e valutazione”.

 

Di seguito la lettera degli studenti:

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Gentili Docenti,

dopo aver letto della lettera a voi spedita dalla nuova presidentessa delle Invalsi Anna Maria Ajello, non potevamo sottrarci anche noi dallo scrivervi, poiché ogni giorno subiamo insieme a voi la situazione sempre più grave in cui versa la scuola pubblica italiana.
Siamo le studentesse e gli studenti che ogni giorno vedete crescere davanti ai vostri occhi, siamo le studentesse e gli studenti che pretendono che la scuola pubblica fornisca loro competenze critiche e non solo abilità quantificabili e conoscenze, siamo le studentesse e gli studenti che ogni giorno interrogate nelle vostre classi su materie per nulla attinenti con questi test Invalsi.
Vi scriviamo perché non comprendiamo la finalità di questo sistema di valutazione e vi chiediamo di protestare insieme a noi il 13 maggio contro i test Invalsi e di foraggiare le iniziative di mobilitazione, sciopero e sciopero bianco che noi studenti stiamo organizzando per quella data in tutta Italia.
Non comprendiamo quale finalità abbiano le prove Invalsi in una Italia in cui la scuola pubblica è priorità solo per slogan e noi, che viviamo ogni giorno il peso dei tagli, sappiamo bene cosa sono stati e quanto pesano sulle nostre scuole: fondi dimezzati, attività pomeridiane impossibili, ritardi, scuole sempre più chiuse, scuole sempre più lontane dal tessuto sociale di riferimento, scuole sempre più fatiscenti, laboratori chiusi e didattica compromessa, precarietà diffusa e cattedre sempre più a rischio.
Ci chiediamo allora: come si dovrebbe valutare esattamente questo sistema scolastico? Trattando le nostre menti come semplici prodotti di mercato? Limitandosi ad una valutazione del capitale umano basata sulla semplice divisione tra risultati e risorse impiegate, così come si fa per i più semplici prodotti industriali?
Non dovrebbero essere altri i parametri valutativi? Non dovrebbero essere altri i dati da raccogliere e le cause da attribuire ai nostri risultati scadenti o meno scadenti?
Non capiamo quali siano gli obiettivi di questa scuola pubblica, mettere noi studenti al centro del processo di apprendimento, darci gli strumenti critici per interpretare la realtà, formare le nostre personalità, o essere contenitori vuoti da riempire di nozioni che un test a crocette dovrebbe valutare?
I test Invalsi, così come i test di ingresso all’università, stanno cambiando l’approccio didattico e valutativo della scuola di anno in anno. Né voi, né noi in questi anni abbiamo compreso a quali obiettivi questa scuola si rivolga, perché mentre da un lato si parla della “scuola delle competenze”, dall’altro si propinano test acritici e standardizzati che tendono ad ingabbiare in griglie le nostre personalità.
D’altronde a cosa hanno portato dopo anni questi test Invalsi se non assurde tabelle sulle differenze nord-sud nei livelli di apprendimento? Questi dati sono mai stati utili a migliorare realmente il disastro della scuola pubblica o, come nella maggior parte dei casi, sono stati solo giustificazione tecnica di iniziative politiche ancor più distruttive?
Noi non vogliamo, così come vi ha scritto la dottoressa Ajello, favorire questa cultura della valutazione in questo Paese: una cultura della valutazione basata sulla logica premiale, sulla idea distorta di merito, sull’assunto di lasciare indietro chi ne ha bisogno. Le dichiarazioni della Giannini degli ultimi giorni sulla premialità rivolta a voi docenti e l’inserimento di questa come obiettivo del DEF 2014, come la proposta di una ripartizione premiale dei fondi alle scuole, ne sono esempio lampante.
Crediamo che una valutazione del sistema per individuarne le lacune sia necessaria, ma per noi la valutazione è un’altra cosa.
Non una punizione, ma una presa di coscienza e responsabilità collettiva. Non il criterio per assegnare premi o formulare assurde frasi fatte, ma un dato per promuovere scelte politiche di inversione di tendenza.
Vi chiediamo quindi di partire dal 13 Maggio per ragionarne insieme a noi. 
Vi chiediamo di discuterne con noi nelle classi quando consegneremo le prove in bianco, trasformando le ore dedicate al test in ore di dibattito propositivo sulla nostra idea alternativa di scuola e di valutazione, vi chiediamo di supportare le iniziative di mobilitazione, sciopero e sciopero bianco che organizzeremo in tutta Italia.
La nostra protesta non è contro voi docenti, ma contro un sistema che penalizza sia la nostra che la vostra volontà di essere parte attiva nei processi. Per questo è necessario far partire dalle scuole una mobilitazione propositiva che dal basso non solo scardini questa idea di valutazione, ma promuova una nuova idea di scuola.
Per pretendere una valutazione del sistema scuola che sia davvero statistica e non una schedatura, per pretendere insieme che si agisca sulle cause e non sulle conseguenze del disastro di questa scuola pubblica, per confrontarci insieme sugli strumenti per introdurre nelle scuole una valutazione narrativa, per immaginare insieme una valutazione che dia sempre più centralità all’autovalutazione democratica del sistema scuola fatta da chi la scuola la vive ogni giorno, per chiedere insieme a noi che alla scuola pubblica siano dati obiettivi chiari e nuove finalità.
Noi non siamo X o codici alfanumerici. Siamo studentesse e studenti che, a partire dalla scuola, questo paese vogliono cambiarlo davvero.

Le studentesse e gli studenti dell’Unione Degli Studenti