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Sui presidi-spia Fini scrive a Maroni: norma con vizi costituzionali

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La polemica sui presidi-spia tocca i più alti vertici dello Stato: attraverso una lettera di due pagine il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha espresso tutte le sue perplessità al ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Al centro della missiva, inviata il 30 aprile, il presidente della Camera ha elencati i possibili “problemi di costituzionalità” della norma, contenuta nel ddl sicurezza, che vorrebbe impedire l’iscrizione a scuola di tutti i bambini stranieri figli di clandestini per mezzo della denuncia coatta da parte dei dirigenti scolastici. Il ddl sulla sicurezza, che ha già incassato l’ok del Senato, non troverebbe riscontro, infatti, in nessun altro Paese avanzato dell’Ue.
A prescindere dal giudizio su tale eventualità (a mio avviso negativo) che appartiene al dibattito politico – ha scritto Fini a Maroni – ti faccio presente che si porrebbero problemi di costituzionalità e che, da un attento esame della principale legislazione europea (Francia, Inghilterra, Spagna, Germania) in materia di istruzione degli stranieri, non si evince alcuna normativa volta a discriminare l’esercizio del diritto allo studio da parte di minori stranieri”.
Con l’articolo 45 del disegno di legge si introdurrebbe invece l’obbligo di denuncia da parte dei presidi in quanto la clandestinità diverrebbe, proprio attraverso questo provvedimento, un reato. Quello in cui incorrerebbe la stessa amministrazione scolastica che, appurata la mancata regolarizzazione della famiglia, non denunciasse il fatto alle autorità.
Ma al Viminale cosa si dice della lettera di Fini? Sembra che Maroni non l’abbia presa bene, ma che nemmeno si sia scomposto più di tanto: l’impressione è che l’esito della norma dipenderà molto dagli equilibri politici. Non si esclude, al momento, nessuna ipotesi: nemmeno quella di portare avanti il ddl a colpi di fiducia. Una soluzione ad alto rischio, perché oltre ad una parte della destra, vicina a Fini, si scontrerebbe sicuramente con il diniego compatto dell’opposizione.
I giudizi negativi del centro-sinistra si sono accavallati. Per Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, “ha ragione il presidente Fini: il ddl sicurezza è incostituzionale perchè lede e comprime i diritti universali della persona e viola le convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo“. Stessa linea anche per l’Italia dei Valori, che con il vice-capogruppo a Montecitorio Antonio Borghesi sottolinea che la norma sui presidi spia “non serve al contrasto dell’immigrazione clandestina, ma infierisce sui bambini“. Parere analogo dall’ex ministro Pd dell’Istruzione Giuseppe Fioroni: “il presidente della Camera, con l’altolà a Maroni sul ddl sicurezza – dice Fioroni- ripristina la verità dei fatti e conferma che il re è nudo: con la norma aberrante fin qui portata avanti dalla maggioranza non solo i presidi, ma tutti i docenti, in quanto incaricati di pubblico servizio, hanno obbligo di denunciare i figli dei clandestini. Oltre a problemi di costituzionalità, sono del tutto evidenti quelli di civiltà: il nostro modo di integrare i bambini e gli studenti sarebbe quello di farli passare dalla strada al carcere?”.
La capogruppo del Pd nella commissione Affari sociali, Livia Turco, sottolinea che “per rinnovare o avere il permesso di soggiorno ci vogliono almeno due anni a causa della lentezza della macchina burocratica: con le follie di quel provvedimento si potrebbe recitare un rosario. Chiedo a Fini – continua Turco – parole definitive a partire dalla cancellazione del reato di immigrazione che è la madre di tanti problemi“.
Forti critiche anche dalla sinistra extra-parlamentare: per Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, “alla base di tutte queste norme, esattamente come per quella che riguardava i medici-spia, c’è il reato di immigrazione clandestina, un aborto giuridico possibile solo perchè nel nostro Governo la Lega Nord, su temi dell’immigrazione, la fa da padrone. Il ddl sicurezza è pieno di provvedimenti di questo tipo, oltre che di assurdità e di paradossi”.
Parole grosse arrivano infine da Margherita Hack, candidata capolista della lista unitaria Rifondazione-Comunisti italiani nella circoscrizione Isole per le elezioni europee: “dopo i medici è la volta dei presidi-spia – sostiene l’astrofisica – ma una norma che obbliga i cittadini extracomunitari a presentare il permesso di soggiorno per iscrivere i figli a scuola è quanto di più inumano possa essere concepito”.