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Torna la protesta studentesca: sfilano in 150.000

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È iniziata con delle sveglie, portate simbolicamente all’alba davanti a Palazzo Chigi, la giornata di protesta studentesca contro tagli e riforme: in questo modo, rappresentando il passare del tempo attraverso le sveglie, i giovani della Rete degli studenti hanno spiegato di voler far sapere “al Governo che la sua ora ormai è arrivata e questa generazione non vuole che si perda altro tempo“.
A Roma gli studenti si sono poi radunati alla Piramide. E contemporaneamente in molte altre città, dando vita a cortei e flash-mob, vernice e uova contro banche e Moody’s. Non sono mancati momenti di tensione con le forze dell’ordine.
Riproponendo l’ormai classico slogan ‘Noi la crisi non la paghiamo’, oggi in oltre 90 città (da Genova a Palermo, da Napoli a Torino, da Firenze a Bari) hanno organizzato manifestazioni di protesta e hanno chiesto più welfare studentesco, la messa a norma degli istituti, un “vero” diritto allo studio, più innovazione e investimenti sul lavoro giovanile. A fine giornata gli studenti hanno fatto sapere di aver sfilato, nelle varie città, complessivamente in 150.000.
Nella capitale circa mille ragazzi hanno partecipato al corteo partito intorno alle 10 dalla stazione Piramide, diretto al Miur, dove si è svolto un sit-in ‘rovinato’ dalla pioggia. A viale Trastevere gli studenti si sono uniti ai lavoratori aderenti ai sindacati di base Unicobas, Sisa, Usi, Ait e Usb (soddisfatti per le adesioni, in particolare nelle metropoli, come a Roma dove indicano l’8%, contro il 3,7% del Miur).
Di sicuro, invece, le proteste hanno creato forti disagi per i cittadini, con il traffico congestionato in quella zona della città per quasi tutta la mattinata. Attimi di tensione con le forze dell’ordine sul Lungotevere Ripa, dove gli studenti avevano deviato improvvisamente. Sul Lungotevere sono poi spuntati caschi e alcuni scudi a forma di copertina di libro, resi famosi dalle manifestazioni di questo inverno. Poi la tensione è rientrata e gli studenti si sono diretti al Miur. Passando su viale Trastevere si sono verificati dei lanci di fumogeni e di palloncini pieni di vernice nell’atrio della sede della Banca Unicredit. Ultimo atto alla vicina stazione Ostiense, dove dopo il sit-in sotto il Ministero un gruppo di ragazzi ha effettuato un blitz occupando per alcuni minuti due binari del terminal per Fiumicino.
Anche a Milano, dove il corteo organizzato dai sindacati di base è partito da piazza Cairoli, sono scesi in piazza diverse centinaia di studenti: alcuni hanno lanciato lungo la manifestazione uova e vernice contro le vetrine di diverse banche, a partire dalla Unicredit di piazza Cordusio. Il serpentone si è poi diviso: uno dei due spezzoni guidato dal centro sociale Cantiere ha tentato un’irruzione nella sede dell’agenzia di rating Moody’s, in corso di Porta Romana. Gli studenti – preceduti da uno striscione con scritto ‘Squali finanza speculatori sulle nostre vite’ – sono stati bloccati nell’atrio, mentre altri hanno imbrattato le vetrine e lanciato uova.
L’8 ottobre il testimone della protesta passerà alla Flc-Cgil, che ha indetto una manifestazione nazionale a Roma dei lavoratori pubblici e della conoscenza (corteo dalle 14 da Piazza della Repubblica a Piazza del Popolo, conclude Susanna Camusso), alla quale parteciperanno anche gli studenti universitari guidati dall’Udu (Unione degli universitari). La prossima settimana, il 15 ottobre, sarà di nuovo la volta degli studenti, in particolare degli ‘indignati’ italiani, nel giorno della “Giornata internazionale della rabbia”: a Roma è previsto un corteo che sfilerà da piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni. Studenti.it  – in una indagine appena conclusa– ha rilevato che  il 58% degli studenti parteciperà alla manifestazione, a fronte di un 23% che non prenderà parte  e un 18% che non ha ancora deciso.
Anche gli studenti però si dimostrano divisi: quelli di Azione Cattolica “sentono di dover prendere le distanze dalle manifestazioni: scegliamo di non scendere in piazza perché crediamo che il giusto luogo per dare valore alle nostre idee, per formulare proposte concrete che possano rivelarsi davvero utili alla scuola italiana, non sia la piazza, ma piuttosto quel tavolo di confronto a cui tutti, studenti, tecnici e dirigenti ministeriali insieme al Ministro, dovremmo partecipare: il Forum delle associazioni studentesche”.