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Tra norme anti COVID, appello e giustificazioni a scuola non si fa più lezione

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Con le norme anti COVID che prevedono distanziamento, gel igienizzante, illustrazione della segnaletica agli studenti, avvisi sui comportamenti da tenere in classe, appello, giustificazioni delle assenze e altro ancora, il tempo per poter fare anche lezione è ridotto al lumicino: anzi oseremmo dire che la lezione è quasi annullata, non esiste più, o meglio è andata a “farsi benedire”.

Sono veramente tanti gli adempimenti che i docenti devono cercare di far rispettare dagli studenti che la didattica si può, in un certo qual modo, dichiarare “morta”.

Infatti le stringenti norme di sicurezza legate alla prevenzione del contagio, hanno ormai superato il concetto del “fare didattica” con gli studenti. La didattica viene quindi relegata a qualcosa di non più obbligatorio nella scuola, ma di opzionale.

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Se dopo aver adempiuto a tutti gli obblighi burocratici avanzerà tempo, allora si potrà pensare di iniziare la lezione vera e propria. Gli studenti, soprattutto quelli che sono entrati in vacanza lo scorso 5 marzo sono ritornati tra i banchi senza alcuna passione, con la voglia di continuare a non studiare (tanto veniamo promossi lo stesso) e ad impedire il regolare svolgimento dell’attività didattica con atteggiamento di mancato rispetto delle direttive anti COVID, dei docenti, dell’ambiente scolastico e degli studenti che vogliono studiare.

La promozione generalizzata cui abbiamo noi docenti assistito impotenti, perché dettata dall’alto, ha generato una disaffezione allo studio negli studenti, i quali da marzo hanno resettato il cervello come si resetta un computer.

In definitiva, quelle poche cose che avevano appreso da settembre a marzo 2020, ossia al momento del lockdown, sono letteralmente scomparse dalla loro memoria.

Ora i docenti devono ricominciare da zero.

Al danno si aggiunge la beffa: la quasi totalità degli studenti che a giugno si è visto l’anno scolastico “graziato” da una sicura ripetenza non si sono nemmeno presentati ai corsi di recupero degli apprendimenti iniziati la prima settimana di settembre perché hanno pensato: “Siamo stati promossi!”.

Ed ecco che assistiamo ad un pianeta scuola che vede da una parte di docenti che devono frequentare corsi di formazione, di aggiornamento, leggere fascicoli, testi e studiare e dall’altro studenti che, nonostante abbiano avuto la promozione “per grazia ricevuta” continuano a bighellonare e a non impegnarsi per costruire il loro futuro.

Mario Bocola

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