Il rinnovo contrattuale economico di Istruzione e Ricerca 2025/2027, sottoscritto il 1° aprile, dovrà presto passare al vaglio della Corte di Conti e del ministero della Funzione Pubblica: “auspichiamo – dice Ivana Barbacci alla ‘Tecnica della Scuola’ - che per il mese di giugno 2026, quindi la fine dalla scuola, ci troveremo in busta paga 143 euro lordi medi di incremento per gli insegnanti e 110 euro medi per il personale Ata, aumenti mensili che ci troveremo nella loro interezza. In quei giorni dovrebbe arrivare anche la parte di arretrati, riguardante tutto il 2025 e la metà del 2026: con una emissione speciale arriveranno 800 euro lordi sempre medi”. Terminato questo step, andrà affrontato il percorso della definizione dei diritti e dei doveri, anche per la qualità del lavoro: “I dipendenti che rappresentiamo – ha continuato Barbacci - ci chiedono delle risposte. Vanno completati degli aspetti del percorso di crescita professionale, come la definizione delle professionalità del personale Ata, per le quali abbiamo già stabilito un’architettura. C’è poi il welfare contrattuale: vogliamo introdurre il tema dei buoni pasto, per i quali servono risorse aggiuntive; vogliamo mettere a sistema la partita dell’assicurazione sanitaria, per la quale abbiamo stabilito già un accordo con il Ministero; come anche il recupero dell’anno 2013, che è rimasto “appeso” per la categoria. C’è quindi da lavorare sulla formazione in servizio. Vorremmo creare anche delle figure intermedie tra i docenti e dirigenti scolastici, a supporto dell’autonomia”. Fondamentale, per dare supporto a questi progetti, sarà la prossima Legge di Bilancio, l’ultima dell’attuale legislatura: “Abbiamo bisogno di risorse stabili, non interventi elettorali che hanno un inizio e una fine. Servirà una dimensione progettuale, che va al di là di chi vince le elezioni. Perché la scuola è del Paese e va rispettata nella sua trasversalità. Certo, ci troviamo per l’ennesima volta in mezzo a conflitti, con l’inflazione che in Italia dall’attuale 1,8% potrebbe arrivare, tra aprile a giugno, al 3,1%. Se però si restituisce un valore retributivo a un milione e 250mila lavoratori, allora possiamo anche rimettere in modo una certa distribuzione dei consumi”.
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