Studenti violenti, scuole obbligate a intervenire con educazione al rispetto e servizi di psicologia
A colloquio con ‘La Tecnica della Scuola’, Mario Rusconi, presidente Anp Roma, sostiene che di fronte a casi di violenza a scuola, come quello di Centocelle di qualche giorno fa, “ci dobbiamo chiedere perché dei ragazzi di 12, 13, 14 anni abbiano la necessità di ricorrere a metodi violenti che poi hanno delle gravi conseguenze soprattutto sulla famiglia. Probabilmente, il desiderio di essere ascoltati, di affermarsi, di essere presi in considerazione viene in qualche modo surrogato da modalità violente. Nel momento in cui la scuola spesso, mi dispiace dirlo, si sente abbandonata rispetto al ruolo educativo che le famiglie dovrebbero esercitare fino in fondo, allora ha l'obbligo di intervenire: ci sono una serie di linee guida che il Ministero ha emanato, soprattutto per far sì che ci sia un grande intervento di educazione al rispetto. Questo è fondamentale, perché educazione al rispetto vuol dire rispettare il compagno di classe, gli insegnanti, gli adulti ma anche l'ambiente”. Inoltre, ha concluso Rusconi, è bene che “nelle scuole si predispongano dei servizi di psicologia scolastica e laddove non siano stati attivati ci si rivolga alle ASL, che per casi specifici possono realizzare interventi con i loro psicologi e neuropsichiatri infantili. Ma perché si attivino tutte queste procedure, è importante anche formare gli insegnanti, così possano rendersi conto ed accorgersi dei momenti di gravi difficoltà dei nostri studenti”.
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