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Zingaretti (Pd): gravissimo non riaprire le scuole a settembre, i ministri si coordino e serve più personale

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Non è solo l’opposizione politica a pungolare la ministra dell’Istruzione sul ritorno a scuola in presenza, a settembre, di tutti gli alunni: dopo la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, che nell’affrontare i dubbi che avvolgono la ripresa delle lezioni ha detto che “tutti gli studenti devono tornare in classe a settembre è un imperativo categorico” ma “ci devono essere subito regole certe ed eguali per tutti” e “la responsabilità non può essere scaricata sui presidi”, è stata la volta del segretario Pd Nicola Zingaretti.

La scuola sia la priorità della rinascita

Con un post su facebook, il leader del Partito democratico ha detto che il suo partito “dice da tempo che scuola formazione e conoscenza devono essere priorità della rinascita. Ma a proposito di scuola attenzione: occorrono un impegno di coordinamento straordinario tra ministeri e il coinvolgimento del personale scolastico per riaprire a settembre tutte le scuole. Non riuscirci – ha concluso Nicola Zingaretti – sarebbe gravissimo”.

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Ha ragione Linda Laura Sabbadini: obiettivo 60% di bimbi al nido nei prossimi 5 anni. Importante per l'Italia,…

Publiée par Nicola Zingaretti sur Dimanche 26 juillet 2020

Il democratico ha dato quindi ragione a “Linda Laura Sabbadini: obiettivo 60% di bimbi al nido nei prossimi 5 anni. Importante per l’Italia, fondamentale per l’autonomia e la libertà delle donne. Ora o mai più”.

Serve più personale aggiuntivo

Anche il Pd, quindi, teme che lo sforzo organizzativo condotto sino ad oggi non possa essere sufficiente. Altrimenti, perché rimarcare la necessità?

Inoltre, è significativo il riferimento al “coinvolgimento del personale scolastico per riaprire a settembre tutte le scuole”: su questo versante, appare chiaro il riferimento all’esigenza di assumere un numero aggiuntivo di docenti e Ata adeguato a quel 15 per cento di alunni, indicato dallo stesso Governo, che non potranno trovare spazio nelle loro scuole per via del distanziamento fisico imposto dal Comitato tecnico scientifico.

Una quantità di posti che, però, al momento è ferma a non oltre 50 mila unità aggiuntive (da considerare temporanee): ne servirebbero almeno il doppio.