Home Sicurezza ed edilizia scolastica 9 istituti su 10 non sono antisismici

9 istituti su 10 non sono antisismici

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Per la prima volta infatti, grazie ai dati forniti dal ministero dell’Istruzione, è possibile avere una panoramica generale dello stato degli edifici che ospitano gli istituti in Itlia.

Oltre 2.700 scuole italiane si trovano in zone a elevato rischio di terremoti, ma non sono state progettate o adeguate alle più recenti norme antisismiche.

Si tratta di un gruppo a maggior rischio, perché si trova in aree molto sismiche, ma che dal punto di vista edilizio non può essere considerato un’eccezione.

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Gli stessi dati del MIUR, aggiornati all’anno scolastico 2015/2016, mostrano che poco meno di nove scuole su dieci non garantiscono i migliori standard di sicurezza a studenti e docenti. A trovarsi in questa condizione 44.486 scuole pubbliche, su un totale di 50.804 censite.

All’interno delle statistiche mancano invece le strutture delle province autonome di Trento e Bolzano.

Se la politica non sembra interessarsi al problema, forse, pubblica L’Espresso, qualche risultato può essere raggiunto tramite la pressione dell’opinione pubblica. A tale scopo ecco la mappa che ouò essere consultata qui

 

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Una delle difficoltà maggiori è che molte strutture sono vecchie, e per questo più vulnerabili. Oltre 8mila scuole si trovano in edifici costruiti almeno 50 anni fa, e 331 di queste risultano proprie nelle aree del paese in cui si prevede che ci saranno i sismi più devastanti. Come se non bastasse, alcune sono anche soggette a vincolo idrogeologico, il che significa che esse sono esposte contemporaneamente a tutti i rischi possibili.

Alcuni istituti risultano in questa situazione estrema: quasi tutte scuole elementari, insieme a una materna e a un istituto professionale. Anche se si tratta di scuole differenti, alcune di queste sono ospitate nella stessa struttura.

A voler allargare lo sguardo, area per area, si fa prima a contare le strutture sicure, che quasi sempre sono l’eccezione e non la regola. In tutta la provincia di Roma, per esempio, su oltre 2mila scuole censite, di progettate o adeguate in seguito alle norme antisismiche ne risultano 60.

A Milano sono invece 33, a Napoli 151, e così via. In province come Cagliari, Oristano, Sassari, Gorizia e Trieste non ne compare neppure una. Al contrario, tra le zone con maggiore presenza di scuole sicure troviamo la provincia di Lucca, con il 73 per cento del totale, ma subito dopo il calo è repentino: segue Trapani (46 per cento), L’Aquila (43 per cento) e Frosinone (40 per cento).

«Il dato non mi sorprende – scrive L’Espresso  riportando il commento di Enrico Spacone, professore di ingegneria strutturale all’università di Chieti-Pescara – Una parte rilevante degli edifici scolastici è caratterizzata da strutture vecchie e progettate secondo classificazioni sismiche del territorio ormai datate».

D’altra parte l’età dell’edificio è «sicuramente rilevante» perché, spiega ancora Spacone: «La normativa del 2008 è molto diversa da quella che si applicava 50 anni fa. L’ingegneria sismica è una scienza piuttosto recente, e allora si sapeva molto meno di quanto si sa oggi. Le leggi attuali sono molto più avanzate, con criteri di progettazione diversi e una maggiore cura dei particolari costruttivi. Inoltre una struttura con più di 50 anni va controllata, per verificare qual è lo stato di conservazione dei materiali e se vi sono segni di deterioramento».

Certo la questione della sicurezza sismica è assai più generale di quanto può apparire a prima vista. «Me ne sto interessando da anni», continua Spacone, «per mitigare il rischio non solo e non tanto nel singolo manufatto, ma a livello urbano e territoriale. Ma il problema va affrontato con lucidità e senza gli isterismi mediatici che dominano soprattutto giornali e televisioni dopo un terremoto. Bisogna partire dall’analisi dello stato di fatto per identificare le linee di intervento, privilegiando prima edifici strategici come scuole e ospedali, e mettere in piedi incentivi per i privati affinché intervengano sui propri edifici. Un intervento a pioggia però non serve. Faccio un esempio. Posso anche rimettere a posto la mia casa, ma a che scopo se poi crolla la strada per arrivarci? Qualunque azione deve essere preceduta da una pianificazione urbana territoriale e nazionale degli interventi. Altrimenti l’anarchia che ha condotto al disordine attuale darà luogo a interventi scollegati che per mitigare i rischi non serviranno a nulla».

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