Home Attualità Stipendi quasi fermi, pensionati e lavoratori verso lo sciopero generale

Stipendi quasi fermi, pensionati e lavoratori verso lo sciopero generale

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I pensionati italiani non ci stanno: fino ad ora la manovra di bilancio ha riservato loro adeguamenti al costo della vita vergognosamente bassi, considerando che in media si tratta di meno di 50 centesimi al mese. Nella manifestazione nazionale del 16 novembre, organizzata di Confederali e svolta al Circo Massimo a Roma, hanno detto al Governo che non sono “invisibili” e pretendono ora quelle risposte che la manovra “non dà”.

Le modifiche da fare in Parlamento

Ecco perché rivendicano modifiche migliorative in Parlamento. Se non arriveranno, i sindacati già parlano di sciopero generale, da fare con i lavoratori, ad iniziare da quelli pubblici, il cui contratto è scaduto da quasi un anno ed i cui aumenti, pari nella scuola a meno di 65 euro lordi medi, risultano ampiamente inferiori non solo alle aspettative, ma anche a quanto indicato più volte dallo stesso premier Giuseppe Conte, dopo l’intesa dello scorso aprile, oltre che dal ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, che hanno parlato di aumenti “a tre cifre” quindi da non meno di 100 euro.

Servono più risorse

I sindacati dei pensionati hanno chiesto la rivalutazione delle pensioni, l’allargamento della 14esima e la riduzione delle tasse all’insegna di un fisco più equo, insieme ad una legge sulla non autosufficienza.

Per loro la mini-rivalutazione da “nemmeno 50 centesimi al mese” prevista al 100% (dal 97%) anche per le pensioni tra le tre e le quattro volte il minimo (ossia tra i 1.522 e i 2.029 euro lordi al mese), rappresenta un vero affronto: la misura che riguarda circa 2,8 milioni di pensionati, mentre nulla cambia per chi ha assegni pensionistici superiori.

Chiedono “un po’ di risorse per aumentare le pensioni basse, quelle da 1.250-1.500 euro, con l’allargamento della 14esima”.

Niente scontri tra giovani ed anziani

Poi c’è il problema del carico fiscale, “il doppio in Europa per i nostri pensionati”, ha detto a Roma il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo.

I nostri pensionati sono diventati “il vero ammortizzatore sociale di questo Paese”, fondamentali per “riprendere il cammino della crescita economica e sociale. Per questo va ridato loro potere d’acquisto. Senza risposte la nostra mobilitazione continuerà”, ha detto ancora il leader della Uil. Precisando, però, che non bisogna andare allo scontro tra giovani ed anziani, ma serve “un’alleanza in favore del lavoro”, ha sottolineato la segretaria Cisl, Annamaria Furlan, con a fianco il leader della Cgil, Maurizio Landini.

“Ci rivedremo presto”

Il segretario generale della Fnp-Cisl, Gigi Bonfanti, non ha tardato a raccogliere l’idea: “E’ giunto il momento che insieme Cgil, Cisl e Uil proponiamo una grande manifestazione nazionale dei lavoratori e dei pensionati sui temi che ci uniscono: bisogna fare uno sciopero generale del Paese, per i diritti, il lavoro e le pensioni. Ci rivedremo presto”, sostenendo che si stando andando dritti verso i “blocchi delle piazze” e chiudendo con queste parole l’iniziativa del Circo Massimo, che ha fatto seguito a quella del giugno scorso.

Rivedere la legge Fornero

Sullo sfondo, c’è soprattutto la necessità di rivedere la legge Fornero, che con il sistema contributi ha ridotto la consistenza dell’assegno di pensione: “Stiamo chiedendo che ci sia una vera riforma delle pensioni. Dobbiamo dare un futuro ai giovani” anche dal punto previdenziale, ha ricordato Landini.

“Tutti i governi fanno cassa sulle pensioni. Quest’anno ci aspettavamo uno sblocco significativo, che non c’è stato”, ha aggiunto Furlan. Ora è necessario fare “un passo”, reclamano all’unisono, verso le loro richieste.

I pensionati: quanti sono e quanto prendono

I numeri sui pensionati italiani, del resto, parlano chiaro: sono poco più di 16 milioni, oltre un terzo dei quali con redditi da pensione inferiori a 1.000 euro al mese.

Con le donne a percepire gli assegni più modesti.Mentre solo il 27,4% dei pensionati uomini ha redditi da pensione inferiori a 1.000 euro al mese, la percentuale sale per le donne al 44,5%, pari a 3,7 milioni di persone sui 5,8 milioni complessivi di pensionati poveri.

L’importo medio dei trattamenti percepiti dalle donne è inferiore rispetto a quello degli uomini del 28% (15.474 contro 21.450 euro).

E sebbene le donne siano la maggioranza dei pensionati (il 52,2%), gli uomini percepiscono il 55,9% dei redditi pensionistici.

Nelle classi di reddito più basse si concentrano soprattutto le pensioni di tipo assistenziale, che rappresentano una forma di assistenza alle persone più disagiate, per motivi economici e/o fisici e le pensioni ai superstiti.

Il Pd monitora

Alla manifestazione, c’erano anche i deputati del Pd Andrea De Maria e Carla Cantone, in rappresentanza del Gruppo PD della Camera: “Siamo qui per ascoltare le ragioni dei pensionati italiani – ha detto De Maria – che pongono temi molto importanti: l’adeguamento dei redditi da pensione ed il sostegno alla non autosufficienza. È aperto un tavolo con il Governo e come deputati PD siamo impegnati a favorirne il buon esito”.

“Il Partito Democratico è qui, a fianco dei pensionati, per sostenere le loro rivendicazioni. In questi anni – ha sottolineato Cantone – la crisi economica e sociale ha pesato prima di tutto sulle loro spalle ed ora è il momento di fare scelte forti e concrete su pensioni e non autosufficienza”.

Scelte che, però, a poco più di un mese dall’approvazione della Legge di Bilancio, non sono arrivate. Per gli assegni dei pensionati, come per i contratti dei dipendenti pubblici.

La possibilità remota: ridurre il carico fiscale

L’unica soluzione possibile, mancando finanziamenti, oltre i tre miliardi complessivi a regime per il comparto pubblico, appare proprio quella di agire riducendo il carico fiscale: una possibilità, però, che farebbe perdere alle casse pubbliche un introito considerevole.

Senza considerare che per la Commissione europea la perdita di gettito fiscale potrebbe essere determinante per far scattare quella procedura d’infrazione solo congelata la scorsa primavera.

A questo punto, viste le premesse, è molto più probabile che si vada allo sciopero generale.