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Dal 1° febbraio superiori in presenza al 50% tranne in Sicilia, passare al 100% non sarà facile. Crisanti: mascherina altri due anni

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Per molti studenti delle superiori, il 1° febbraio sarà un lunedì speciale: la tendenza alla riduzione dei casi di contagio da Covid, confermata dai dati delle ultime due settimane forniti dall’Istituto superiore di Sanità (si conferma “una diminuzione dell’incidenza a livello nazionale”), ha convinto anche i governatori più scettici.

Lunedì rientrano tutti (tranne in Sicilia)

In base ai dati forniti dal ministero dell’Istruzione risulta che a rientrare in classe lunedì prossimo saranno circa un milione gli studenti di sette regioni che ancora mantenevano la DaD al 100%: Friuli Venezia Giulia, Calabria, Basilicata, Veneto, Sardegna, Campania e Puglia.

In Sicilia rientreranno a scuola solo i ragazzi della seconda e terza media (passata da rossa ad arancione), che sono 144.976: quelli delle superiori, invece, riprenderanno in presenza solo l’8 febbraio.

La DaD ancora a lungo

Alle superiori, però, la presenza sarà garantita solo al 50% degli iscritti. Con l’altra metà degli alunni a seguire le lezioni da casa. Ma quanto durerà questa situazione? Tutto, ovviamente, dipenderà dall’andamento dei contagi. I segnali, però, non sembrano confortanti.

“Psicologicamente questo sarà l’anno peggiore. Abbiamo la speranza dei vaccini ma è una speranza frustrata perché sarà difficile vaccinare tutti”, ha detto senza giri di parole il il virologo Andrea Crisanti.

Parlando in diretta su La7, alla trasmissione ‘Piazzapulita’, l’esperto ha aggiunto commentato anche quanto tempo dovremo portare ancora “la mascherina: ci vorranno un paio di anni prima di poterla togliere”.

Anche i segnali che arrivano dalle istituzioni non sembrano far pensare il ritorno alla didattica in presenza per tutti.

L’obiettivo di Trento

La Provincia autonoma di Trento e il Dipartimento dell’istruzione, ad esempio, si sono dati come obiettivo quello di far tornare gli studenti delle superiori del Trentino al 75% in presenza entro la primavera.

A dirlo è stato l’assessore provinciale all’istruzione, Mirko Bisesti, a margine della conferenza stampa di presentazione del report sulla diffusione dei contagi da coronavirus nella scuola trentina tra settembre e dicembre 2020: dall’inizio dell’anno scolastico al 31 dicembre 2020, nella scuola trentina si sono registrati 4.390 contagi, per un totale di 771 sezioni isolate. La maggior parte dei contagi si sono registrati nelle scuole secondarie di secondo grado.

Più contagi alle superiori

“I contagi sono maggiori tra gli adolescenti a causa dei comportamenti extrascolastici”, ha commentato Silva Franchini, responsabile del report, evidenziando come l’introduzione della didattica a distanza a novembre abbia comportato un crollo dei contagi nella scuola.

Il problema rimane quello di garantire l’Istruzione senza elevare i rischi di contagio: “i diritti universali riprendono il sopravvento sui vincoli di bilancio comunitari, salute e scuola non saranno mai più messi in discussione”, ha detto il ministro degli Affari regionali e delle Autonomie Francesco Boccia.

“Diritti universali che devono poi diventare servizi ed è compito della classe politica organizzare le città in modo che i servizi alla persona siano sempre garantiti”.

De Magistris: troppi abbandoni

Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, punta il dito contro gli abbandoni scolastici.

”Abbiamo registrato – ha detto il sindacato a radio Crc – un picco esponenziale di dispersione scolastica nella nostra città negli ultimi mesi e in particolare da ottobre a oggi a causa del ricorso alla Dad. Molti ragazzi, più o meno piccoli, non partecipano alla didattica a distanza e per questo c’è una responsabilità politica, istituzionale e sanitaria della Regione che non ha dato alcuna spiegazione se non il solito terrorismo sul contagio”.

L’incontro con Azzolina

De Magistris ha detto di avere incontrato a Roma la ministra Lucia Azzolina: ha avuto “molta attenzione e ha preso l’impegno ad approfondire e noi abbiamo avanzato proposte per monitorare il fenomeno in modo ancora più efficace”.

“Con il ministro – ha aggiunto – abbiamo condiviso il dato vergognoso che pone la Campania come la regione in Europa che per ultima ha aperto le scuole di ogni ordine e grado e per prima le ha richiuse. Noi abbiamo dei ragazzi che da circa un anno non sono quasi mai andati a scuola e la Regione non ha fatto nulla per monitorare e sta destinando migliaia di ragazzi ad avere un gap generazionale nei confronti di loro coetanei di altri luoghi”.

Proteste anche dagli studenti

Anche gli studenti hanno chiesto il rientro a scuola, ma con modalità sicure. “Nella maggior parte delle regioni italiane – hanno tuonato in 20 città – le scuole superiori hanno riaperto, ma in condizioni drammatiche per la sicurezza di studenti e lavoratori, con le classi pollaio, i trasporti sovraffollati e con l’assenza di un adeguato tracciamento dei contagi”.

“La dad – hanno continuato gli studenti – non è la soluzione a questa situazione, in quanto aumenta le barriere per il diritto allo studio penalizzando i giovani delle periferie e delle classi popolari come indicano i recenti dati IPSOS che segnalano 34 mila studenti tra i 14 e i 18 anni a rischio abbandono”.

Emiliano: durante la pandemia nessun obbligo

Forti critiche sono giunte anche dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: “A scuola – ha detto – vige l’obbligo di presenza, ma l’obbligo di frequenza durante una pandemia è inconcepibile. Chi pretende di dire ad una famiglia ‘devi portare per forza fisicamente tuo figlio a scuola’, viola il diritto alla salute previsto dalla Costituzione”.

“Con le nostre ordinanze (che obbligano le scuole a fornire la DaD ndr) stiamo tutelando il diritto alla salute di coloro che vogliono rimanere a casa, visto che la scuola, a differenza di altri settori, ha previsto un sistema alternativo che è la didattica a distanza”.

Emiliano ritiene anche che “come tutte le presenze fisiche, in questo momento” andare a scuola “presenta un margine di pericolo”.

Quindi ha detto di avere “letto che l’80% delle famiglie pugliesi vuole mantenere a casa i propri figli alle superiori. Vuol dire che ci avevo visto giusto”.