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Abrogazione chiamata diretta: il ddl alla Camera, ma forse non c’è la maggioranza

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Dovrebbe proseguire la prossima settimana alla Camera l’esame del disegno di legge Granato sulla cancellazione della chiamata diretta e degli ambiti territoriali; questo, almeno, è quello che prevede il calendario ufficiale dei lavori.

Disegno di legge già approvato al Senato

Il provvedimento era già stato approvato nei mesi scorsi al Senato ma poi è rimasto fermo per parecchio tempo presso l’ufficio di presidenza della Camera che solo poche settimane fa ha deciso di inserirlo nel calendario dei lavori.
Attualmente il disegno di legge è all’esame della Commissione Cultura che ha dato avvio all’esame lo scorso 4 febbraio.
Per il 20 febbraio è prevista una nuova seduta, ma è difficile fare previsioni su cosa potrà accadere.
Nella seduta del 4 febbraio, infatti, sono state espresse molte perplessità da quasi tutti i gruppi.

Il percorso in Commissione Cultura della Camera

Dopo la relazione introduttiva svolta dalla pentastellata Virginia Villani, in tanti hanno fatto osservare che il disegno di legge aveva iniziato il suo percorso parlamentare con il precedente Governo, sostenuto da una maggioranza diversa da quella attuale.
Sia Valentina Aprea di Forza Italia, sia Rossano Sasso della Lega hanno messo in evidenza che nella maggioranza attuale non c’è nessun accordo sul tema e non si comprende quindi come il provvedimento possa andare in porto.
Gabriele Toccafondi di Italia Viva ha subito chiarito che il suo gruppo non è affatto d’accordo a cancellare chiamata diretta e ambiti territoriali mentre Lucia Ciampi (PD) ha sottolineato che in alcune aree del territorio nazionale (e ha fatto l’esempio della Toscana) la novità ha funzionato bene.
Tutti, comunque, si sono trovati d’accordo su un punto: prima di riprendere l’esame del provvedimento è bene aspettare l’audizione in Parlamento della Ministra Azzolina in modo da conoscere le sue intenzioni sulla questione.

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Per questi motivi è molto probabile che giovedì 20 la Commissione deciderà di sospendere i lavori sul disegno di legge anche per evitare l’acuirsi di tensioni interne alla maggioranza che potrebbero compromettere ulteriormente la tenuta del Governo.