Albert Einstein, 143 anni dalla nascita: l’uomo che ha cercato di spiegare il valore della pace

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Oggi sarebbe il 143° compleanno di Albert Einstein, un uomo che ha cercato in un tutti i modi di spiegare il valore della pace.

Forse il più famoso fisico di tutti i tempi, colui che con le sue scoperte ha cambiato la scienza del XX secolo, Einstein nel corso degli anni è diventato anche un’icona pop, conosciuto per i suoi sagaci aforismi e per l’impegno sociale. E proprio di questo vorremmo parlare oggi, tralasciando il suo noto e innegabile valore come uomo di scienza. Il suo impegno per la pace infatti è racchiuso in due manifesti che rimangono oggi di grande attualità.

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Fin da giovanissimo si interessò a questioni che solo apparentemente possono essere definite non scientifiche: a 13 anni lesse “Per la pace perpetua” di Immanuel Kant e ne rimase profondamente colpito. Iniziò a schierarsi contro al nazionalismo, al militarismo e all’autoritarismo che, nei primi anni del Novecento, quando era giovane, caratterrizzavano la politica di tutte le potenze europee. In questo senso rifiutò la cittadinanza tedesca, divenne apolide e poi prese la cittadinanza svizzera. Sostenne così un pacifismo disarmato fondato sull’obiezione di coscienza (posizione che modificò solo di fronte all’avanzata del nazi-fascismo) e definì Gandhi come il politico più illuminato del suo tempo.

Così quando scoppiò la prima guerra mondiale, mentre 93 grandi scienziati e intellettuali tedeschi difendevano e sostenevano il militarismo germanico con il celebre manifesto detto appunto dei 93, Einstein non esitò a proporre un manifesto a favore della pace, che individuava già tutta la pericolosità insita in quelle azioni. Un manifesto che verrà sottoscritto solo da due persone e che invece avrebbe potuto cambiare il corso della storia.

Da sempre a favore di strutture sovranazioanli, addiritttura della costituzione degli Stati Uniti d’Europa, con l’avvento del nazismo rischiò la vita anche perché di origine ebrea. Cercò comunque per anni di contrastrare pacificamente i totalitarismi e il pericoloso riarmo di un’Europa ormai prossima a una seconda sanguinosa guerra e sostenne fino all’ultimo la Società delle Nazioni.

Trasferitosi negli Stati Uniti non prese direttamente parte al progetto Manhattan per la costruzione della bomba atomica e si impegnò costantemente affinché i politici fossero messi a conoscenza del rischio che un arsenale nucleare avrebbe potutto costituire. Per questo nel 1955 sottoscrisse e diffuse un secondo manifesto insieme con il filosofo e matematico Bertrand Russell per il disarmo nucleare e la pace, manifesto che ebbe una notevole risonanza e che portò alla fondazione del Gruppo Pugwash (premio Nobel per la pace nel 1955) attivo ancora oggi, che ha rappresentato per molti anni il punto di incontro tra scienziati pacifisti dell’Est e dell’Ovest.

Forse in modo atroce, in questi giorni il mondo ci ha mostrato come questi temi siano tristemente attuali. Allora quando vedrete un’aforisma di Einstein o una sua immagine andate un po’ più a fondo e cercate i suoi discorsi e i suoi scritti sulla pace. Vi spiegherà molto meglio di me, come il progresso, che è il vero fine della scienza, possa essere raggiunto solo attraverso la pace.

Viva la pace!