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Alunna bocciata con sei insufficienze promossa dal Tar: “La bocciatura deve essere un’eccezione, non deve affliggere”

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Ancora una volta una decisione presa dalla scuola viene ribaltata da un tribunale amministrativo: stavolta ciò è accaduto a Tivoli. Una ragazza iscritta alla prima media, bocciata all’unanimità dopo aver riportato sei insufficienze, di cui una grave, è stata ammessa alla classe seconda dal Tar dopo il ricorso avanzato dai genitori, che hanno chiesto l’annullamento del provvedimento e pure del verbale di scrutinio e della pagella. A riportarlo Il Messaggero.

Per i giudici la non ammissione alla classe successiva non deve essere un provvedimento afflittivo, ma deve servire per educare l’alunno, spronandolo. Di più: deve rappresentare una vera e propria “eccezione”. Ecco la motivazione della bocciatura, per gli insegnanti: “Risultati complessivamente insufficienti in quasi tutte le discipline. Grave insufficienza in inglese e altre insufficienze in geografia, francese, matematica, scienza e musica”. I professori hanno sottolineato anche che “nel corso dell’anno la frequenza è stata regolare” e il comportamento “buono”, ma l’impegno è stato “scarso e inadeguato, sia nell’esecuzione dei compiti che nello studio”.

L’attacco alla scuola della ragazza

Il Tar ha dato ragione ai genitori della ragazzina, sostenendo che i docenti non hanno considerato l’intero percorso di studi: “L’alunna, dal primo mese di scuola sino al termine delle lezioni, ha visto incrementare le proprie conoscenze e migliorare i propri voti”, nonostante in molti casi non abbia raggiunto la media del 6, si legge nella sentenza. Inoltre, nel ricorso viene messa in evidenza la mancata predisposizione da parte della scuola di “sistemi di ausilio e di supporto per il recupero”, visto che, per esempio, l’ultima verifica di francese è stata svolta nel mese di marzo 2023.

Questo il passaggio considerato più pericoloso da chi insegna: il legislatore ha “elevato a regola la promozione per gli alunni della scuola secondaria di primo grado”. Per bocciare uno studente, quindi, non basta più un lungo elenco di insufficienze. Serve una motivazione che sia ancora “più pregnante”. In questo caso la ragazzina ha incrementato i voti in 7 materie, recuperando due insufficienze gravi e tre insufficienze lievi in italiano, tecnologia, arte e immagine, migliorando una situazione che nel primo quadrimestre era stata definita “globalmente lacunosa”.

L’avvocato della famiglia ha espresso soddisfazione: “La celerità della corretta pronuncia del Tar del Lazio potrà consentire alla studentessa di recuperare eventuali lacune seguendo dei percorsi individualizzati organizzati dalla scuola”.

Il caso dell’alunna ammessa alla maturità dal Tar e poi bocciata dopo l’esame

Di un caso simile si era parlato qualche settimana fa: in quell’occasione una studentessa del liceo Da Vinci di Trento è stata ammessa alla maturità dal Tar nonostante cinque insufficienze e poi bocciata dopo aver svolto le prove dalla propria commissione d’esame. Il caso ha tenuto banco anche perché un docente della scuola ha scritto a Valditara una lettera di denuncia, inviata anche alla Tecnica della Scuola, per lo stato in cui versa la figura dell’insegnante, firmata da altri 100 colleghi, per protestare contro le inferenze dei tribunali amministrativi e dei ricorsi dei genitori sulla didattica.

Del caso aveva parlato anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Ecco le sue parole: “Finalmente una parte della società, con un suo forte ‘non ci sto’, pone al centro della attenzione quelli che ritengo siano i temi della responsabilità e della autorità. Al di là del caso specifico, la lettera mette in rilievo come sia sempre più diffusa la prassi di contestare le decisioni della autorità scolastica, siano a farlo genitori o studenti. Si arriva poi ai casi, per fortuna estremi, di genitori che, contestando le decisioni del docente, aggrediscono fisicamente o verbalmente l’insegnante medesimo”.

“Accanto a questo mancato riconoscimento della autorità, vi è la fuga dalla responsabilità. È un fenomeno assai diffuso, che coinvolge non solo la scuola, ma l’intera società italiana. Vi è l’affermazione di una cultura dei diritti a cui non corrisponde una cultura dei doveri: i diritti sono sempre i propri, i doveri quelli altrui. La scuola da sola non può essere decisiva, se la cultura collettiva va in direzione opposta e se questa direzione non trova una opposizione forte anche nella giurisprudenza. Ma certamente la scuola può e deve dare un contributo importante per iniziare una svolta valoriale nella nostra società. Come può farlo? Innanzitutto con la cultura dell’esempio. La scuola, e insieme con essa i media, devono tornare a narrare esempi virtuosi, che si impongano come riferimento per i giovani”.