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Ascoltare gli ex alunni per capire il merito dei docenti

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Ogni persona porta nel suo cuore e nella sua mente, come se fosse  un ricordo indelebile nel tempo,  il suo o i suoi insegnanti preferiti. Quegli insegnanti che hanno lasciato nella memoria dei propri ex studenti un segno profondo di riconoscenza  e sono riusciti ad indirizzare il percorso culturale e professionale di molti di loro. Sono insegnanti che hanno concentrato tutte le loro energie nel lavoro in classe, docenti con la “D” maiuscola, che, con il loro carisma didattico e la loro profonda competenza, non si sono mai  persi  tra le pieghe burocratiche e organizzative di una scuola pseudo-moderna, ma hanno invece pensato sempre alla didattica e all’insegnamento.
Tali docenti sono la vera interfaccia funzionale della scuola, sono coloro che riescono a dare risposte, e massima formazione agli studenti. D’altro canto,  tutti quei docenti che nessuno ricorda o che si ricordano solo per qualche loro particolare stravaganza, non hanno significato nulla  o quasi nel percorso formativo dei loro studenti, eccetto il fatto di mettere in evidenza che, a scuola come nella vita, esistono una varietà di personaggi, alcuni meritevoli ed altri no. Per capire il vero valore professionale di un docente, bisognerebbe ascoltare gli ex alunni di tale insegnante. Solo chi ha ricevuto degli insegnamenti, potrà veramente dire se gli sono serviti nella vita e nel percorso scolastico e lavorativo successivo.
Ogni persona, nell’età post scolare,  ha ben chiaro se la maestra o il maestro delle elementari è stato un buon insegnante, e se i suoi insegnamenti sono stati importanti. Questo vale anche per gli insegnanti delle scuole secondarie, che hanno potuto  più o meno lasciare la loro impronta indelebile nella formazione dei propri ex alunni.
Per esempio un professore di matematica, materia ostica e difficile, che nella sua carriera è riuscito ad avvicinare molti alunni allo studio della matematica, e che magari tra i suoi ex allievi, che lo ricordano per la sua professionalità, passione e competenza,  c’è anche chi si è laureato in questa disciplina, è sicuramente un docente meritevole. In buona sostanza la chiave di lettura del merito del docente è scritta nella sua storia scolastica, e soltanto i suoi ex alunni, avendo maturato un percorso post-scolastico, saranno in grado di valutare coscientemente quel docente. 
La valorizzazione professionale del docente è insita nell’esperienza lavorativa di quel prof, e quindi è attraverso l’anamnesi professionale del docente che si può attribuire un giudizio di merito. Una cosa è assolutamente certa e condivisibile, il merito del docente si deve basare principalmente sul codice identificativo di questa professione, cioè la didattica per l’insegnamento, e marginalmente si dovrebbe basare sulla disponibilità a svolgere compiti di carattere burocratico e organizzativo.
Il problema vero è che a nessuno interessa valutare il merito basato sulla qualità dell’insegnamento, per retribuirlo maggiormente, ma piuttosto interessa azzerare il fondo d’istituto, chiedendo disponibilità lavorativa senza retribuzione aggiuntiva, al fine di quantificare in merito la disponibilità di alcuni docenti. Ma che merito è questo? Quello che lascerà indietro proprio quei docenti con la “D” maiuscola, che resteranno nel cuore e nella mente di qualche generazione di scolaresche, ma saranno scavalcati dalla ciurma di docenti mai ricordati ma tanto disponibili.