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Attività motoria, a praticarla tutti i giorni è solo 1 minore su 10

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A dispetto dei tanti progetti e proclami, l’attività motoria tra i giovani italiani continua a latitare: i minori che svolgono quotidianamente esercizio fisico sono meno di 1 su 10. Al Sud il 52,1% non pratica né sport né attività fisica; al Nord il 29,1%. I bambini in sovrappeso sono il 22,9% (1 milione e 100 mila bambini nella scuola primaria), gli obesi l’11,1% (400 mila nella scuola primaria). Lo afferma il Pd, che il 7 marzo, durante una giornata di studio e proposte per l’Agenda infanzia, ha presentato a Roma una rielaborazione di dati, tratti da diversi report, sulla condizione dell’infanzia dell’intera Penisola.

”Bisogna capire perché si pratica poca attività fisica – ha affermato Vanna Iori della Commissione bicamerale Infanzia – mancano spazi verdi e cortili, strutture, palestre e piscine. Mancano piste ciclabili e i bambini non vanno a scuola a piedi, ma in macchina. In più la vita in famiglia è tale che i bambini vengono spesso lasciati da soli davanti alla tv con il frigo aperto. In altri paesi europei, ogni giorno a scuola i bambini dedicano un’ora all’attività motoria, nelle nostre scuole invece c’è poca attività fisica”.

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I minori in Italia, aggiunge il Pd, sono esposti a uno dei livelli più elevati di inquinamento atmosferico tra tutti i paesi industrializzati (26/mo posto su 29) e fumano molto (22/mo posto per tasso di fumo tra gli adolescenti). In compenso però si registrano un basso tasso di abuso di alcol (l’Italia ha il quarto tasso più basso) tra i giovanissimi e di mortalità infantile (nono posto nella graduatoria complessiva, ”il tasso più basso di mortalità infantile nell’Europa meridionale”).

Tuttavia, esiste un ”fortissimo divario”, tra le regioni italiane, nella spesa per i servizi all’infanzia: in Emilia Romagna si spendono 543 euro pro capite, in Calabria, ad esempio, appena 55. Obiettivo: discuterli con le associazioni per redarre un’Agenda Infanzia da ”portare a Palazzo Chigi per farla diventare agenda di governo”, ha spiegato il responsabile Scuola e Welfare del Pd, Davide Faraone. Dopo l’Emilia Romagna, ricorda il Pd, per spesa, c’è la Liguria, con 461 euro. Seguono Valle D’Aosta e Lazio con 403 euro. ”Ultima la Calabria che investe solo il 10% di quanto fa l’Emilia Romagna”. In media, in Italia, i posti disponibili nei nidi sono 146 ogni 1.000 residenti. Tra i Comuni che superano tale cifra, osservano i democratici, ci sono: Bologna (276), Firenze (240), Trento (228), Venezia (210). Sotto la media invece Napoli (29), Palermo (36), Campobasso (78), Sassari (95). Per i bambini tra gli 0-3 anni i Comuni spendono in media 1.242 euro pro capite. Anche in questo caso, sottolinea il Pd, c’è una ”grande differenza” tra i comuni che spendono sopra la media (Trento, Venezia, Fiorenze, Roma, Bologna) e quelli sotto la media (Napoli, Campobasso, Palermo, Potenza). In termini di efficacia, i costi medi annui a cui va incontro il Comune per posto disponibile nei nidi sono pari a 8.775 euro (si va da un minimo di 4.707 a un massimo di 11.805): spendono sopra la media Napoli, Palermo, Trieste, Brescia, Roma. Al di sotto Campobasso, Potenza, Bologna, Genova.

”In una società complessa come la nostra – ha osservato Vanna Iori (Pd) della Commissione bicamerale Infanzia – un’unica tipologia di servizi non è sufficiente, si può pensare a servizi alternativi o integrativi per le famiglie che non possono permettersi la retta del nido. Creando ad esempio forme di servizio alternative, come le Tagesmutter”.