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Azzolina: fuori la scuola dalla politica! La ministra Bellanova però rivela: teatrino imbarazzante in CdM tra M5S e PD

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All’indomani del furente confronto tra alcuni ministri del Governo Conte, per via della richiesta del Pd di posticipare il rientro in classe degli studenti delle superiori, sono svariate le dichiarazioni rilasciate da diversi parlamentari e dagli stessi ministri sulla necessità di sganciare la politica dalle scelte sulla scuola. In particolare, stanno facendo discutere le decisioni di diverse Giunte regionali di fare slittare il ritorno in classe delle superiori: per molti, queste prese di posizione avrebbero una matrice prima di tutto politica.

Intervistata su Rai News 24, anche la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina si è espressa in questo senso: “Non penso sulla scuola ci possa essere una battaglia politica, la scuola è il futuro del paese, è il volano, questo deve tornare ad essere un paese per i giovani che ci porteranno fuori dalla crisi attraverso la scuola”.

Azzolina: la scuola interesse di tutti

Secondo la titolare del ministero di Viale Trastevere “dobbiamo dare ai giovani le competenze. Non ci può essere alcuna battaglia politica sulla scuola che deve essere interesse di tutti, maggioranza e opposizione, fare bene per i nostri ragazzi”.

Ma tra i protagonisti dello scontro dialettico nell’ultimo Consiglio dei ministri sarebbero stati anche i “grillini”, fortemente contrari alla proposta presentata, a nome dei dem, dal ministro Dario Franceschini che chiedeva di spostare il rientro in classe al 15 gennaio.

Bellanova: discussione infinita per poco

I particolari sono stati rivelati dalla ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova: nel corso di un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, la Bellanova ha detto che “Italia Viva è sempre rappresentato come il partito che crea problemi al governo, ma ieri sera è andato in onda un teatrino imbarazzante, non con Iv ma tra il Pd e il M5S“.

Bellanova ha descritto il confronto, durato quasi quattro ore, “una discussione infinita: un consiglio dei ministri che è iniziato alle 21 ed è finito quasi all’una di notte per discutere se aprire le scuole il 7 o l’11 gennaio. Il problema però è molto più serio: cioè se in questi mesi si è lavorato per permettere alla scuola di aprire in sicurezza”, ha sottolineato la responsabile del dicastero dell’Agricoltura.

Bonafede: ma quali retroscena?

Tuttavia, per il capodelegazione M5S, Alfonso Bonafede, in CdM non sarebbe accaduto nulla di particolare: il problema sarebbe da ricercare in quello che è accaduto dopo e soprattutto nelle giunte regionali.

“Propongo di lasciare in pace almeno la scuola, anche perché – ha detto Bonadede – al riguardo non c’è alcun particolare retroscena: all’interno del Consiglio dei Ministri è normale che ci siano diverse opinioni su cui bisogna trovare una sintesi. Oggi invece, nel pastone quotidiano dei temi utilizzati per alimentare la polemica interna alla maggioranza, viene tirata in ballo proprio la riapertura delle scuole, slittata dal 7 al 11 gennaio su richiesta di alcune regioni”.

Granato: perchè i governatori hanno cambiato idea?

Ancora più diretta è stata la senatrice Bianca Laura Granato, capogruppo del Movimento 5 Stelle nella Commissione Istruzione.

“Non si capisce perché alcuni governatori che su queste basi oggettive avevano garantito la riapertura delle superiori il 7 gennaio ora abbiano cambiato idea, se non per manovre politiche, sotto la copertura degli esponenti della delegazione Pd al governo”, ha detto la parlamentare calabrese.

Toccafondi: si rischia di perdere un altro anno

Anche per Gabriele Toccafondi, capogruppo di Italia Viva in Commissione Cultura alla Camera, “questo balletto di date sulla pelle dei ragazzi è sconcertante. Com’è possibile che dopo quasi un anno ministri, presidenti di regione e consulenti vari non abbiano capito il danno educativo che stiamo facendo ai ragazzi?”.

Per Toccafondi “bisogna ripensare al piano vaccinale, dando priorità alla scuola, altrimenti tra ripensamenti e rimpalli tra regioni e governo si rischia di perdere un altro anno”.

Per il deputato toscano, “sulla scuola si continua a procedere in balia della totale improvvisazione: quali sono le ragioni che motivano uno spostamento della riapertura dal 7 all’11? Che cosa dovrebbe accadere in quei 4 giorni?”.

Vacca contro le Regioni che si sono sfilate

Anche per l’on. Gianluca Vacca, capogruppo alla Camera del M5S, “la scuola ha bisogno di un impegno serio e condiviso, non di manovre politiche sulla pelle degli studenti”.

“Oggi – ha continuato Vacca – ci sono Regioni che, dopo aver firmato un’intesa per riportare in presenza gli studenti delle superiori il 7 gennaio, si sono sfilate. E’ inaccettabile. Studenti, insegnanti e operatori del settore meritano più rispetto”.

Zaia: ci muoviamo con le indicazioni scientifiche

Alcuni governatori, però, chiariscono che le decisioni di andare oltre alle indicazioni del Governo, almeno sulla scuola, sono dettate da una situazione epidemiologica pesante.

Secondo il presidente del Veneto, Luca Zaia, mantenere la DaD alle superiori fino al 31 gennaio, nonostante il Governo abbia “avvicinato” al 15 la riapertura a livello nazionale” non può essere letta come “una decisione politica: le indicazioni scientifiche ci dicono questo. A quasi 200 mila tra ragazzi e insegnanti delle scuole superiori chiediamo un sacrificio, ma è per il bene della collettività. I ragazzi non hanno colpa né sono il capro espiatorio, ma bisogna evitare qualunque aggregazione”.

Zaia ha spiegato che la scuola a distanza “è un fallimento, la scuola è il nostro futuro e pensiamo che non dovrebbe essere appesa al wifi, ma la situazione è pesante”.