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Banchi a rotelle, j’accuse Forza Italia: pagati da Arcuri 247 euro, in Cina costano 36 euro e forse si producono lì

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Sulla consegna di 2.4 milioni di banchi ad un posto, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha detto in Senato di avere “letto diverse corbellerie in queste settimane. Un dibattito quasi surreale sui banchi. Cifre date a caso, anche rispetto ai costi”.

“Ho letto – ha dichiarato la ministra – che il Governo sta sprecando denaro sulla scuola. Credo che ogni singolo euro speso per la scuola non sia perduto ma costituisca, invece, un investimento per il futuro dell’Italia”.

Lucio Malan, vicepresidente dei senatori di Forza Italia, denuncia però un grosso spreco di risorse pubbliche.

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“Su una diffusissima piattaforma cinese di compravendita – dice Malan – si trovano banchi a rotelle identici a quelli ordinati dal governo (a giudicare dalle foto), ma a ben altro prezzo”.

I costi secondo il senatore Malan

Il deputato forzista cita un’azienda italiana a cui sarebbero stati ordinati “180 mila per 44,6 milioni di euro, cioè a 247,78 euro l’uno”.

Solo che, continua, “su una popolare piattaforma cinese di compravendita se ne trovano a prezzi non superiori a 750 yuan cinesi. Sui mercati finanziari lo yuan è quotato oggi 0,1234 euro. Il prezzo dei banchi in non supera dunque i 92,55 euro, comprandone uno solo”.

Poi Malan dice che “in un’altra piattaforma si trova maggiore dettaglio e prezzi in euro: 58,89 cadauno per un acquisto di due pezzi, poi si scende a 53,77 per 50 pezzi, 50,35 sopra i 100 pezzi, 41 euro per 1000 pezzi. Un’altra azienda propone 36,70 euro al pezzo per ordini sopra le 5.000 unità“.

“Spesi da tre a sette volte in più”

“Insomma – continua Malan – , il prezzo accettato dal governo italiano va da tre a sette volte quello che si trova per quantitativi enormemente inferiori. Sembra assai probabile, peraltro, che la ditta” italiana citata “non produca i banchi ma li acquisti dalla Cina. A questo punto si capisce perché Arcuri temesse strumentalizzazioni nel caso fossero stati resi noti i fornitori dei famosi banchi, che peraltro – è stato ammesso – non consentono l’uso di libri, per non parlare di vocabolari”.

Malan ha concluso annunciando “subito una interrogazione in merito, visto che” solo per la ditta presa come esempio “ci sarebbe una differenza, cioè una perdita per i cittadini che va dai 28 ai 38 milioni di euro, tra i 5 e gli 8 mesi di presunto risparmio portato dal taglio dei parlamentari”.

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